«Il nodo che le aveva attanagliato lo stomaco nel vedere i primi attivisti del movimento LGBTQ+ manifestare per il torto subito, aveva acceso in lei una miccia.»
Not So Ladylike, Anna Marzocchi

Quanto costa amare in libertà?
In questa intervista abbiamo dialogato con Anna Marzocchi a partire da Iseul, protagonista del romanzo «Not So Ladylike»: non come “personaggio queer” da spiegare, ma come persona narrativa da ascoltare. Per parlare di amore, vergogna, desiderio, famiglia, sopravvivenza e libertà; e del rischio, ancora molto presente, di trasformare i personaggi LGBTQIA+ in simboli da addomesticare, invece che in vite complesse, contraddittorie e vive.
- Partiamo da Iseul: chi è, e qual è stata la prima immagine o intuizione da cui è nata?
La storia di Iseul nasce dall’esigenza di parlare di alcune tematiche.
Volevo dare spazio alla comunità queer, affrontare il tema dell’autodeterminazione e della crescita attraverso le difficoltà che la vita ci mette davanti.
Iseul era adatta allo scopo: nata da un ruolo marginale nel mio primo libro, «5.8 on rewind», le ho trovato una dimensione totalmente sua in «Not So Ladylike».

- Quanto pesa, nella storia di Iseul, non sentirsi accolta dalla propria famiglia?
Il peso che Iseul dà alla sua famiglia varia nel corso della storia: se all’inizio è un macigno che le piega la schiena, man mano che la trama si snoda, quello stesso macigno si fa sempre più piccolo, fino a diventare un granello di sabbia.
Il peso delle aspettative familiari è uno spettro che perseguita molti di noi: bisogna solo imparare come accendere la luce.
Iseul si libera del fantasma di suo padre solo dopo aver accettato il male che le ha inflitto. Quelle scuse, da parte sua, non ci arriveranno mai.
- Iseul è una protagonista lesbica, ma non viene raccontata solo attraverso il suo orientamento. Come hai lavorato per farla esistere prima di tutto come persona, con desideri, contraddizioni e fragilità?
Il suo orientamento sessuale non è ciò che la definisce, così come non dovrebbe esserlo per nessuno di noi. Siamo composti da mille sfumature, e non ha alcun senso continuare a focalizzarsi solo su una per attirare pubblico.
Nella costruzione del suo personaggio ho lavorato sui conflitti che avrebbe affrontato indipendentemente dal suo orientamento. La sua affermazione iniziale, “sono lesbica”, è stata la miccia da cui sono partita per parlare anche d’altro.
- Nel rapporto con Akemi, Iseul sperimenta un amore che viene nascosto, quasi tenuto ai margini. Quanto pesa, nella sua storia, il bisogno di essere riconosciuta e non solo amata “di nascosto”?
Il rapporto tra Iseul e Akemi l’ho costruito per mettere in evidenza la complessità che troviamo nella comunità queer. Le due giovani donne hanno un rapporto molto diverso nel vivere la loro relazione: Iseul ha scelto di essere libera di vivere la sua vita, mentre Akemi no.
Essere tenuta nascosta come un segreto inconfessabile pesa a Iseul, ma lei è troppo innamorata di Akemi per dirlo a voce alta.
- Nel romanzo Iseul attraversa anche situazioni dure, compresa la prostituzione. Come hai affrontato questa parte senza ridurla a vittima, ma mantenendo la sua complessità?
Ho voluto inserire questo aspetto senza stigmatizzare.
La società ci ha insegnato a vivere la prostituzione attraverso uno sguardo pietista, ma al giorno d’oggi molte persone sono sex worker per scelta.
La decisione di Iseul è consapevole, seppur dettata dall’esigenza: sceglie di sfruttare la sua bellezza e il suo corpo per ottenere più in fretta quello di cui necessita. Poi, facendo un’attenta analisi di quello che suo padre voleva per lei, diciamo che si è riappropriata di sé stessa. Il padre stesso voleva usarla come pedina in un matrimonio di comodo, approfittando del suo aspetto a livello semantico, e non era poi così distante dal farne una prostituta.
- Hai inserito nella storia anche il Pride di Seoul del 2015, in un momento in cui la manifestazione fu fortemente ostacolata, portando Human Rights Watch a scrivere una lettera pubblica online al Presidente della Corea.
- Perché era importante far passare Iseul lì, tra i manifestanti?
Far passare Iseul attraverso quel Pride per me era fondamentale. Ho scelto di ambientare la storia nel 2015 proprio per inserire quel momento storico all’interno della trama.
Quel Pride, in particolare, ha dimostrato la resistenza della comunità coreana di fronte alle ingiustizie: una resistenza stoica davanti alle avversità, che ho voluto dare anche al personaggio di Iseul. Volevo passare da lì e sfruttare il suo confronto con Tara per parlare di diritti e degli sforzi necessari per ottenerli.
- Oggi si parla molto di rappresentazione LGBTQIA+, ma spesso i personaggi queer rischiano di diventare “temi” invece che persone narrative. Secondo te, di quale libertà hanno più bisogno queste storie?
Questo è un argomento complesso.
Molto spesso vedo una rappresentazione feticizzata delle persone omosessuali, soprattutto se si parla di una coppia di uomini: si tratta di idealizzazioni che abitano un corpo di fantasia, più che personaggi descritti con criterio. Si può notare una differenza tangibile tra le storie queer scritte da chi fa parte della comunità e quelle scritte da chi la vive in maniera immaginifica, dove, nel secondo caso, le dinamiche di coppia ricalcano la falsa riga di quelle tipicamente etero con (spesso) un’iper-femminilizzazione dei personaggi maschili, tanto da renderli delle macchiette.
Non parlo di tutta la produzione, ma di una vasta fetta di quello che inonda il mercato; per fortuna, ho trovato anche eccezioni molto valide.
La storia di Iseul non offre risposte semplici, ma lascia una traccia precisa: quella di una libertà cercata anche quando il mondo chiede di restare invisibili. Ringraziamo Anna Marzocchi per aver condiviso con noi il percorso della sua protagonista e lo sguardo che lo attraversa.
Scheda del libro

Not So Ladylike di Anna Marzocchi segue la storia di Iseul, una protagonista attraversata da amore, famiglia, autodeterminazione e ricerca di libertà.
Per chi desidera approfondire il percorso del personaggio e il romanzo da cui nasce questa intervista, il libro è disponibile qui: https://www.amazon.it/Not-so-ladylike-Anna-Marzocchi/dp/B0FZBPZ62B/ref=tmm_pap_swatch_0
Biografia autrice
Nel 2023 decide di provare a mettersi davvero in gioco e vedere se dietro a tutte le ore passate al pc, potesse esserci un briciolo di talento.
Nel maggio del 2024 il suo racconto La bellezza della fine viene inserito nell’antologia Tutti i nodi dell’amore pubblicato con PAV Edizioni. A giugno 2024 pubblica il primo romanzo 5.8 on rewind come autrice indipendente.
A febbraio 2025 con il racconto Frangar non flectar arriva terza al concorso della PAV Edizioni. A partire da settembre 2025 gestisce insieme a Jessica Moia (Malefica Edita) e Veronica Tommasini (La Goffratrice) il G.D.L. Liber Pop, collaborando con C.E. indipendenti e autori self.
A novembre 2025 il racconto The bridesmaid viene inserito da Kitsune Lab nella raccolta Pride Stories. A novembre 2025 il racconto Horror Into the woods viene inserito nella raccolta Oscuro come il crimine di PAV Edizioni. Alla fine dello stesso mese, esce il suo secondo romanzo Not So Ladylike.
A dicembre 2025 inizia a collaborare con Yume (rivista di letteratura e cultura asiatica) con il racconto La prima neve.
A febbraio 2026 il racconto History has its eyes on you viene inserito nella raccolta di PAV Edizioni.
Nell’aprile 2026 sulla rivista letteraria Yume esce il racconto La responsabilità della giovinezza.
Fonte immagine Seoul Queer Culture Festival del 2015: https://www.etoday.co.kr/news/view/1140667



Lascia un commento