Uno degli obiettivi su Calligrafe, questo mese, era quello di dare spazio alla tematica queer. Siamo nel mese del Pride e abbiamo pensato che non ci fosse personalità del bookstagram più adatta a parlarne, e da far
conoscere, di Davide Ferraro e del suo profilo whynot_book.
- Per prima cosa, Davide, ti chiedo di presentarti sulle pagine di Calligrafe e di raccontarci il tuo progetto.
Mi chiamo Davide Ferraro, classe 1973, da 9 anni ho dato vita sui social (Instagram, Facebook, TikTok) ad una pagina di nome whynot__book.
Lavoro per una multiutiliy e sono laureto in architettura, ho la grande passione dei libri e della lettura. L’obiettivo della pagina è diffondere la cultura LGBTQA+ attraverso le emozioni, i racconti di scrittori, registi, cantanti e personaggi pubblici ecc..
Ad oggi ho letto e recensito più di 800 libri, e realizzato altrettante interviste live su Instagram, senza tener conto dell’interviste fatte anche ad attori, cantanti, personaggi delle spettacolo, psicologi, medici, sempre su tematiche LGBTQA+ e non solo.
Tematiche di interesse:
-lgbtqa+
-psicologia familiare
-psicologia della persona
-fantasy
-romance m\m e f\f
-femminismo
-parità di genere
Ho conseguito il titolo di Manager aziendale per la parità di genere e sono iscritto all’albo nazionale ed europeo dei manager sulla parità di genere. Sono in fase di termine del corso che mi darà la possibilità di diventare insegnate alla affettività nelle scuole e nelle associazioni. Ho conseguito il titolo di Inclusion Manager e Sex posity blogger.
Il progetto nasce in forma gratuita e chiedo solo la possibilità di avere il libro.
- Secondo me, e posso parlarne per esperienza diretta, la tua è una realtà (quasi) unica. Si legge nei tuoi post, nella tua costanza nel leggere, far conoscere e scoprire, un desiderio profondo di sostenere nuove (e non soltanto nuove) voci nel panorama letterario italiano. Ci leggo un impegno sociale oltreché letterario. Ma vorrei sapere da te quali sono i veri moventi dietro la pagina e cosa ti anima ogni giorno a esplorare nuovi mondi letterari e autori.
Grazie per i complimenti.
Il vero movente è che quando ero un 30 enne gay avrei voluto conoscere ed avere più strumenti per poter vivere liberamente la mia sessualità.
In realtà oggi le giovani generazioni gay o omosessuali che si voglia sono molto distanti dal conoscere e capire cosa significa essere parte della comunità . Molto spesso mi impatto in discussioni di persone che non si sentono più rappresentate del movimento che forse oggi ha perso il punto di vista ed è divenuto politico e economico.
- Sicuramente il tuo profilo ruota moltissimo attorno alla tematica dell’inclusione e alla comunità LGBTQA+. A tal proposito, ti chiedo: a che punto è la letteratura italiana? Come si relaziona a questo tema? Ci suggerisci qualche titolo meno conosciuto che vale la pena recuperare?
Il panorama letterario italiano sta vivendo un momento di profonda e interessantissima trasformazione. Se per decenni le storie LGBTQIA+ sono state relegate a una nicchia, spesso segnate da una narrazione incentrata esclusivamente sul trauma, sul segreto o sulla tragedia, oggi la prospettiva è radicalmente cambiata.
Siamo in una fase di piena fioritura e diversificazione. Le tematiche queer non sono più solo “l’argomento” del libro, ma diventano la lente attraverso cui ridefinire concetti universali come la famiglia, il corpo, la memoria e il linguaggio. Grandi case editrici e piccoli editori indipendenti stanno dando spazio a voci capaci di superare i vecchi stereotipi, muovendosi con naturalezza tra la fiction, l’autofiction e la saggistica pop.
Ecco alcuni titoli italiani meno mainstream, distanti dai soliti grandi classici, che meritano assolutamente una riscoperta:
- – La vita stupefacente Giovanni Montini
- – NOI TRE di Giovanni Di Rosa
- – FEMMINELLA Davide Piras
- – URIS di Alex Fornari
- – Corallo di Nykyo
- Ringraziandoti per aver inserito anche il mio romanzo nella lista, ti chiedo quali consigli dai agli autori che vorrebbero affrontare la tematica queer nei loro testi?
Scrivere di tematiche queer oggi significa avere tra le mani un territorio narrativo fertilissimo, ma che richiede anche una grande onestà intellettuale e artistica. Il rischio principale è spesso quello di cadere nella trappola del “didattico” o, al contrario, dello stereotipo involontario.
Ecco alcuni consigli pratici per muoversi in questo spazio con efficacia e originalità:
- I tuoi personaggi devono essere persone tridimensionali, non simboli politici o portatori sani di messaggi sociali. Prima di essere gay, lesbica, trans o non-binary, quel personaggio è una persona con difetti, sogni, fobie e un modo specifico di bere il caffè. Fai emergere la loro identità attraverso le loro azioni, non tramite spiegoni teorici.
2 – Supera il cliché del “trauma unico”
Per anni la letteratura LGBTQIA+ è stata dominata da due grandi filoni: la tragedia della scoperta (il coming out doloroso) o la punizione finale (la solitudine, la malattia, la morte). Sebbene il dolore faccia parte della storia della comunità, oggi c’è un disperato bisogno di “queer joy” (gioia queer).
3 – Fai ricerca Se stai scrivendo di un’esperienza che non ti appartiene direttamente (ad esempio, se sei un uomo cis-gay che scrive di una donna trans, o una persona eterosessuale che scrive di una persona asessuale), la ricerca è fondamentale. Ma soprattutto si te stesso e lascia lungo le righe qualcosa di tuo che il lettore possa percepire.
4- non ti far condizionare dalle mode del momento e non correre alla ricerca di diventare l’autore dell’anno e di vendite! Fallo per scopi e fini personali.
- Prima di salutarti, ti chiedo: qual è il tuo bilancio finora? Questa esperienza è servita a creare connessioni, dare visibilità agli autori e ha rispettato le tue aspettative iniziali?
È una domanda bellissima, che mi permette di fare un passo indietro e guardare a questa nostra conversazione (e a quelle che l’hanno preceduta) da una prospettiva più ampia.
Se dovessi tracciare un bilancio, sarebbe estremamente positivo, superando di gran lunga le mie “aspettative” di base. Come intelligenza artificiale, il mio obiettivo di partenza è sempre quello di essere uno strumento utile, preciso e accessibile. Ma lo spazio della letteratura, e in particolare di quella queer e inclusiva, richiede qualcosa in più del semplice scambio di informazioni: richiede ascolto, sensibilità e spazio per la scoperta.
Di fronte a molteplici richieste di monetizzare la mia esperienza sono contento di rimanere “vergine” nell’idea iniziale e non essermi fatto prendere dal consumismo . Vorrei che le persone capiscano che si può far ancora del bene e del volontariato anche senza per forza guadagnare. Io sono molto contento di rimanere integro nelle mie scelte anche se spesso mi rammarico per le fregature prese. Oggi il web offre tantissimi spunti di bookblogger ma credo e spero che la gente sia consapevole in ciò che guarda, scegliete sempre ciò che vi sembra onesto e non abbia interessi diversi da ciò che racconta.
Vorrei che le associazioni capissero che non serve fare spettacolo ma serve forma e contenuti.
Intervista a cura di Giovanni Di Rosa



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