“L’intento di YUME è, semplicemente, quello di farvi sognare. Proprio come sanno fare i libri. Non per niente ho deciso di chiamare la rivista con questo nome che mi ossessiona, e accompagna, ormai da anni: sogno in giapponese si dice yume.”
da Lettera dell’Editore, YUME RIVISTA N. 1, Settembre 2025
Ci sono riviste che si limitano a raccogliere contenuti. E altre che nascono da una necessità più precisa: dare forma a uno sguardo.
YUME si inserisce in questo spazio sottile, tra selezione, racconto e visione personale. Abbiamo parlato con Serena Lavezzi per capire da dove nasce questo progetto – e cosa significa oggi raccontare la letteratura asiatica senza ridurla a semplice fascinazione.

- Prima di YUME, Serena, cosa non trovavi nel modo in cui veniva raccontata la letteratura asiatica?
Prima di YUME semplicemente non esisteva uno spazio dedicato alla letteratura asiatica, se non i blogger appassionati come me. Dando vita a questa realtà il mio intento era diverso: riunire voci nuove italiane e leggere la loro interpretazione del mondo letterario e culturale giapponese, cinese e coreano. Inoltre volevo che i lettori amanti dei romanzi asiatici trovassero in YUME un punto di riferimento forte e originale.
- YUME si presenta come la prima rivista italiana dedicata alla letteratura asiatica: è stata una direzione chiara fin dall’inizio o si è definita nel tempo?
Assolutamente chiara fin dalla progettazione iniziale. Io sono da anni studiosa, e amante, della letteratura giapponese e non avevo dubbi che YUME avrebbe parlato di questo argomento. Mi interesso da tempo anche gli scrittori cinesi e coreani, così ho deciso di dare questa impronta molto netta alla rivista fin da subito.
- Negli ultimi anni si sta diffondendo una narrazione dell’Asia nell’editoria italiana che oscilla tra fascinazione ed esotismo. In questo scenario, YUME nasce anche come una forma di contro-narrazione?
Il progetto è nato proprio con questo scopo, per dar voce a una letteratura molto amata dal pubblico italiano ma spesso ammantata di falso esotismo. YUME avvicina i lettori a tutti i generi letterari asiatici, anche con libri scomodi e presentando case editrici meno conosciute. Inoltre in YUME trovano ampio spazio anche romanzi che trattano di questioni contemporanee come le problematiche di genere e sociali, senza tralasciare la storia e l’arte dell’Asia.
- Sfogliando YUME colpisce l’uso dello spazio e del tipo di illustrazioni, quasi come se il vuoto fosse parte attiva della narrazione visiva: è una scelta consapevole o qualcosa che è emerso nel tempo?
Risponde sicuramente a un mio bisogno di chiarezza, ordine, precisione e respiro. Volevo una rivista che fosse gradevole esteticamente, ma che lasciasse spazio alla parola che ne è l’elemento fondante. Da questi intenti nasce la grafica minimal e leggiadra che ha contraddistinto YUME fin dal primo numero. Mutano colori e sfumature, ma l’essenza rimane la stessa.
- Quando costruisci un numero, cosa viene prima: una direzione precisa o ciò che emerge dai contributi? E come si bilanciano all’interno della rivista le diverse forme – racconti, articoli, approfondimenti?
Fin dal primo numero ho deciso che YUME non sarebbe stata una rivista a uscite tematiche. Volevo che gli scrittori, professionisti e articolisti avessero campo libero nell’ideazione dei loro contributi. La rivista nasce per parlare di letterature asiatiche, ma essendo io stessa una scrittrice di narrativa sentivo la necessità di uno spazio dove condividere racconti di fiction ambientati in Asia. Quindi una piccola parte di ogni numero è dedicata alla narrativa italiana con ambientazione giapponese, cinese o coreana. La maggior parte dei contributi, invece, sono articoli che trattano di letteratura e cultura asiatica. Oltre a recensioni, interviste agli autori e presentazioni di case editrici.

- Oltre a YUME, sei anche autrice e curatrice di raccolte: come convivono queste due dimensioni? La scrittura personale e il lavoro editoriale si influenzano a vicenda o restano separati?


Si alimentano e rafforzano a vicenda. Sono due passioni che mi accompagnano da molti anni ormai, in YUME trovano un luogo di comunione. Al momento il lavoro editoriale lo riservo soltanto alla rivista, per quanto riguarda invece la scrittura personale spero di riprendere presto con nuovi progetti.
- Il quarto numero di YUME è uscito: è una continuità o un punto di svolta per la rivista? E per chi volesse avvicinarsi a YUME, cosa cerchi in una proposta editoriale?
YUME è un progetto che fa della continuità un suo punto di forza, nessun argomento si ripete mai, i nomi degli articolisti e scrittori ruotano e cambiano sempre, i contributi sono tutti rigorosamente inediti e originali, scritti appositamente per la rivista. Nei prossimi mesi, però, ci saranno delle importanti novità per i lettori di YUME.
Nei contributi cerco originalità, onestà, approfondimento e passione per il mondo culturale asiatico. YUME ospita scritti di valore che possano arricchire i lettori.
Grazie a Serena per averci concesso quest’intervista. Più che spiegare l’Asia, YUME sembra provare ad ascoltarla davvero. E nel farlo, costruisce uno spazio che in Italia mancava.
YUME RIVISTA DI LETTURE ASIATICHE

a cura di Serena Lavezzi
Data di pubblicazione: 1° aprile 2026
Pagine: 61
Formato: pubblicazione digitale
Link: https://linktr.ee/yumerivista
Biografia Serena Lavezzi
Serena Lavezzi, classe 1986, vive in provincia di Novara. Ha conseguito due lauree in Storia, dedicandosi poi allo studio della letteratura giapponese e asiatica.
Ha fondato YUME RIVISTA, la prima rivista italiana dedicata alle letture asiatiche.
Ha pubblicato romanzi brevi ambientati in Giappone: Natura viva nei dintorni di Fukushima, L’Azienda, Shi, Segreti di famiglia, Rekishi – Sulle onde del tempo e Sussurri giapponesi – Il lato oscuro del Sol Levante, antologie di cui si è occupata anche nelle vesti di curatrice (Delos Digital)
Si occupa di divulgazione letteraria, ha scritto due saggi letterari: Dall’Hokkaidō al Kyūshū – Scrittori giapponesi moderni e contemporanei e Mito, storia, società nella letteratura giapponese (Edizioni Stilnovo).
Contatti: Ig @yumerivista / https://linktr.ee/yumerivista
Intervista a cura di Margherita Cucinotta



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