Aspettare che un libro venga pubblicato in edizione economica è stata la scelta più comprensibile per molte persone in passato che amano leggere.
Era quasi un patto tra il libro e il lettore: dovevi solo avere pazienza.
Oggi quel patto è venuto sempre meno, perché basta guardare alcuni cataloghi contemporanei per notare che ci sono tascabili che arrivano a 14,15 euro e oltre, cifre non sempre così lontane da un’edizione ordinaria.

Sono ancora tascabili, certo, ma possono essere ancora chiamati economici?
Forse, per capire che cosa è successo, ci tocca muoverci a ritroso e chiederci prima di tutto perché il libro economico sia nato.
In Italia già nel 1828, l’editore torinese Giuseppe Pomba creò la Biblioteca popolare, una collana composta da piccoli volumi di opere classiche con pubblicazione settimanale e dal prezzo di 50 centesimi l’uno, circa un decimo del normale prezzo di mercato dell’epoca. L’obiettivo, dietro a quella scelta peculiare, era di abbassare i costi, così permettendo a una fascia di lettori sempre più ampia di acquistare libri.
Nella seconda metà dell’Ottocento Edoardo Sonzogno costruì un sistema di collane popolari ed economiche, così nel 1882 nacque la Biblioteca Universale con uscite settimanali, autori italiani e stranieri, classici antichi e moderni e un prezzo di 25 centesimi a volume.
Il libro economico, quindi, nacque perché qualcuno scoprì che si poteva stampare un volume più piccolo, attorno alla domanda più importante: quanto deve costare l’accesso alla lettura?
Una delle svolte decisive arrivò però in Inghilterra: nel 1935 Allen Lane fondò Penguin Books con un’idea tanto semplice quanto ambiziosa, ossia quella di pubblicare libri a un prezzo modestamente basso da renderli accessibile a più persone possibili. I primi Penguin costavano sei penny, più o meno quanto un pacchetto di sigarette dei tempi, e potevano essere acquistati nelle stazioni, nei grandi negozi e, in seguito, persino attraverso distributori automatici.
Con la sua Penguin, Lane aveva fatto qualcosa di diverso e aveva dimostrato che qualità, grandi tirature, distribuzione capillare e prezzo contenuto potevano convivere nello stesso prodotto.
Insomma, il tascabile era stato creato per raggiungere più lettori: c’era l’interesse economico, non ci prendiamo in giro, ma c’era anche una certa moralità ed etica dietro.
Nell’Italia del dopoguerra, invece, nel gennaio del 1949 Rizzoli lanciò la Biblioteca Universale Rizzoli, la BUR, ideata da Luigi Rusca e Paolo Lecaldano e i primi volumi erano piccoli, sobri, con copertina grigia e formato ridotto. Il prezzo seguiva una regola precisa: 50 lire ogni cento pagine. Il primo titolo? Fu “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.
Quelle scelte facevano parte del progetto editoriale per ridurre il più possibile i prezzi di stampa: il lettore non comprava un oggetto prestigioso, ma aveva finalmente l’accesso a Manzoni, Shakespeare, Leopardi, Zola, Wilde, Tolstoj.
Era la possibilità, anche per chi disponeva di poco denaro, di cominciare a costruirsi una biblioteca personale in casa: leggere non era più solo un lusso per ricchi e borghesi.
Negli anni successivi l’Italia cambiò e aumentarono la scolarizzazione, la diffusione dell’italiano e i consumi culturali e, ovviamente, anche il modo in cui il libro raggiungeva il lettore. Le collane economiche potevano contare su grandi tirature e su una distribuzione che usciva sempre più spesso dalla libreria tradizionale.
Il passaggio successivo arrivò il 27 aprile 1965, quando nelle edicole italiane comparve “Addio alle armi” di Ernest Hemingway con il costo totale di 350 lire: era il primo volume degli Oscar Mondadori.
Gli Oscar riprendevano il concetto di libro accessibile a tutti e, comprendendo anche la narrativa contemporanea, avevano copertine subito riconoscibili, uscite frequenti e una distribuzione nelle edicole.
Se la BUR di Rizzoli aveva dato la possibilità di creare una biblioteca nelle case degli italiani, gli Oscar di Mondadori portavano la letteratura nei luoghi che gli italiani frequentavano già per comprare giornali e riviste.
Per decenni il meccanismo funzionò e l’edizione economica arrivava dopo quella principale, recuperava opere già conosciute dal mercato, utilizzava spesso una veste più esistenzialista e poteva contare su tirature molto importanti. Il minor prezzo non era quindi una caratteristica misteriosa del formato: era il risultato di un sistema produttivo e commerciale ben preciso.
Poi qualcosa cominciò a cambiare.
Tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio l’offerta divenne sempre più grande, quindi aumentarono i titoli disponibili, si frammentarono i gusti dei lettori e, in molti casi, diminuirono le tirature medie. Le collane tascabili continuarono a essere prodotti, ma iniziarono ad assumere anche un’altra funzione: erano divenuti strumenti attraverso cui mantenere vivo il catalogo di una casa editrice.
Quello fu un cambiamento importante, perché le vecchie collane poggiavano su un equilibrio preciso tra formati essenziali, costi contenuti, titoli più letti con molte copie vendute.
Tuttavia, mantenere lo stesso rapporto tra formato-prezzo diventa sempre più difficile se si aggiungono i rincari che abbiamo subìto negli ultimi anni: AIE, ANES e Federazione Carta Grafica lanciarono già l’8 febbraio 2022 un allarme ufficiale parlando di rincari molto forti della carta, scarsità della materia prima, aumento dei costi energetici e rischio di rialzi dei prezzi dei libri.
Ad aprile 2022 la situazione era quindi già diventata molto visibile nel mercato editoriale, mentre nei mesi successivi peggiorò, tanto che a settembre AIE parlava di costi della carta aumentati fino all’80% nei sei mesi precedenti.
Me lo ricordo molto bene quel momento, perché attendevo la pubblicazione di “Iron Widow” di Xiran Jay Zhao e, invece, dalla data prevista per il 26 aprile 2022 fu poi spostata al 10 maggio 2022.
Eppure, nel 2023 il prezzo medio dei libri acquistati era di 15,17 euro con una crescita minima di qualche centesimo rispetto all’anno precedente.
Ed è qui che compare uno dei dati più interessanti, perché è stato nel 2025 gli italiani hanno acquistato circa 99,5 milioni di copie di libri di varia a stampa, 3,1 milioni in meno rispetto al 2024.
Il calo riscontrato non è stato distribuito allo stesso modo tra tutte le fasce di prezzo: ci sono libri fino a 9,99 euro che sono passati da 28,5 a 26,1 milioni di copie e si parla di 2,4 milioni di copie perse in un solo anno. Quelli tra 10 e 14,99 euro hanno perso molto meno, mentre alcune fasce di prezzo più alte hanno registrato perfino una crescita.
Questo è un dato che complica l’idea secondo cui, davanti all’aumento del costo della vita, il lettore si limiterebbe a spostarsi verso i libri meno costosi.
In realtà, in questo quadro generale, è proprio la fascia più economica ad avere perso terreno.
Nel frattempo si sono moltiplicate edizioni illustrate, speciali, deluxe con bordi decorati, copertine alternative o double-face, o nuove traduzioni per trasformare il volume anche in un oggetto da collezione, quindi non significa che il mercato sia stato di colpo conquistato dalle edizioni di pregio, ma che il valore materiale del libro sembra avere assunto un peso diverso per i lettori.
Da una parte si cerca il modo più conveniente per leggere mentre dall’altra, quando si decide di acquistare un libro fisico, può diventare più importante possedere proprio quella determinata edizione.
In mezzo sono rimasti loro, i protagonisti di questo articolo: il tascabile e l’economico.
Il primo indica soprattutto il formato con una collocazione precisa all’interno del catalogo di una casa editrice; il secondo esprime una promessa, quella di un prezzo molto più accessibile rispetto al passato.
Per buona parte del Novecento le due cose hanno coinciso mentre oggi un tascabile può costare attorno ai 13, 14 o 15 euro, quindi questa distanza tra edizione economica e ordinaria può essere diventata abbastanza marginale da modificare la percezione dei lettori.
E allora che fine ha fatto il libro economico?
Forse non è realmente scomparso: è solo che la sua funzione si è frammentata.
Una parte è passata all’ebook, che elimina almeno alcuni costi legati alla produzione e alla distribuzione della copia fisica.
Una parte vive nel mercato dell’usato, ormai facilissimo da raggiungere anche attraverso piattaforme online come Vinted o eBay.
Una parte continua a essere svolta dalle biblioteche.
Poi esistono gli scambi tra lettori, i prestiti, le promozioni e gli abbonamenti digitali.
Sono tutte possibilità che rendono la lettura più accessibile, eppure nessuna coincide del tutto con ciò che offriva il vecchio economico, perché una BUR o un Oscar permettevano di possedere quel libro spendendo poco, di sottolinearlo, lasciarlo su uno scaffale, prestarlo a qualcuno e ritrovarlo anni dopo, permettevano soprattutto di costruire piano piano una biblioteca personale senza trasformare ogni nuovo volume in una decisione economica importante.
Il libro economico nacque nell’Ottocento e si trasformò nel Novecento perché editori diversi, in Paesi e momenti diversi, provarono a risolvere sempre lo stesso problema: come mettere più libri nelle mani di più persone?
Pomba lo fece con piccoli volumi venduti a una frazione del prezzo corrente, Sonzogno con le biblioteche popolari, Penguin portando i libri a basso costo fuori dalle librerie tradizionali, la BUR eliminando quasi tutto ciò che non fosse indispensabile al testo e, infine, gli Oscar entrando nelle edicole.
Ogni volta il formato cambiava perché cambiava il lettore che bisognava raggiungere.
Forse, allora, chiedersi che fine abbia fatto il libro economico significa chiedersi quale sia, oggi, il libro pensato per chi deve ancora guardare il prezzo prima di decidere se può permettersi una storia.
Perché una collana può continuare a chiamarsi “economica”… ma economica per chi?
Fonti articolo:
https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-pomba_%28Dizionario-Biografico%29/
https://www.treccani.it/enciclopedia/editoria-e-giornalismo_%28L%27Unificazione%29/
https://shop.penguin.co.uk/pages/about-us
https://www.fondazionemondadori.it/rivista/strehler100/pagina-bianca-leditoria-del-dopoguerra-a-milano/
https://www.aie.it/Cosafacciamo/AIEtiinforma/News/Leggilanotizia.aspx?IDUNI=av2ux3m45uj3vs3dw3xjko0w7991&MDId=10597&RAE=10635;1;102-71-2007.3.16;102-4374-2022.2.8;-1;102;&Skeda=MODIF102-4374-2022.2.8&
https://www.aie.it/Press/Leggiilcomunicato.aspx?IDUNI=v4p1isxsrc3brzrtssfv3kfa9998&MDId=10600&RAE=10645;1;102-71-2007.3.16;102-5764-2024.1.26;-1;102;&Skeda=MODIF102-5764-2024.1.26&
Questo per farvi capire quanto siamo nella cacca (notare chi è il primo, ci si ripiglia dal secondo): 2023, 10 titoli più venduti https://www.aie.it/Portals/_default/Skede/Allegati/Skeda105-9548-2024.1.26/10%20titoli%20pi%c3%b9%20venduti.pdf?IDUNI=eelyfsny4rwjqzof04xt3gkt1693
2024, 10 titoli più venduti https://network.aie.it/Portals/_default/Skede/Allegati/Skeda105-10226-2025.1.29/10%20titoli%20pi%C3%B9%20venduti%20nel%202024.pdf?IDUNI=d5loxu53pv4erodieyobkrnu5072&
2025, 10 titoli più venduti https://www.aie.it/Portals/_default/Skede/Allegati/Skeda105-10977-2026.1.29/10%20titoli%20pi%C3%B9%20venduti%20nel%202025.pdf?IDUNI=l1m5bmvw4s03v1h3lem3qyzy4224&
Report vendite libri https://www.aie.it/Portals/_default/Skede/Allegati/Skeda105-10721-2025.10.14/Rapporto_2025_sintesi.pdf
Articolo a cura di Margherita Cucinotta



Lascia un commento