Alessia Vallebona è scrittrice, psicologa e cosplayer: i personaggi li osserva, li inventa e qualche volta ne indossa i panni. Con lei abbiamo parlato della promessa che si era fatta da bambina, di quanto sia difficile riconoscere il male quando lo racconta qualcun altro e di ciò che resta davvero di una storia quando chiudiamo il libro. Siamo partiti dal fantasy ma siamo arrivati a parlare di noi.

- Nella storia della letteratura, c’è sempre un libro o una saga che definisce per sempre la ‘voce’ e la cifra stilistica di un autore. Pensi che Saegea, la tua ultima opera, rappresenti il punto di arrivo in cui hai finalmente definito il tuo universo letterario? Oppure credi che, serva la prospettiva del tempo e del distacco per capire se hai davvero scolpito la tua voce?
Mi piace pensare che arriverà un giorno, spero il più lontano possibile, dove mi guarderò indietro e tirerò le somme di tutto quello che ho fatto nella mia vita. Una di queste conclusioni riguarderà sicuramente la letteratura. Oggi non saprei dire se Saegea rappresenti il punto di arrivo o semplicemente quello di partenza. Mi piace pensare che sia un passo importante della mia vita e che, nel bene o nel male, sia la conclusione di una promessa che mi ero fatta da bambina.
- Molti scrittori fantasy si focalizzano sulle regole ferree del world-building o sui sistemi magici. Tu invece hai portato sulla pagina emozioni più crude e intime. Credi che un mondo immaginario, per quanto folle o mitologico, possa funzionare solo se è costruito su un’assoluta e spietata onestà emotiva?
Ho sempre pensato a Saegea come una copia «immaginaria» del nostro mondo. Non mi sono mai posta troppo il problema di quanto funzioni in un mondo fantasy ( e per questo gli editor che lavorano con me mi hanno odiata, temo), perché guardandomi intorno ho riflettuto su quanto la realtà che ci circonda sia assurda, violenta e controsenso. Se nella sua instabilità risulta reale, quanto può un regno vacillare se mantiene gli stessi ideali? La domanda che mi ha accompagnata durante la stesura del racconto è: «Se io al posto di Saegea la chiamassi Mondo, cambierebbe qualcosa?».
- Nel fantasy è facile rifugiarsi dietro archetipi epici o personaggi distanti dalla nostra realtà. Come riesci a infondere la tua verità personale nei personaggi che crei? Credi che esiste il rischio di creare personaggi che sono solo maschere fredde se non accetti di indossare tu stessa il loro costume e vivere sulla tua pelle ogni loro ferita?
Ho portato tanti personaggi all’interno del racconto, ognuno con proprie caratteristiche e difetti. Lo scopo era proprio quello di fare in modo che ognuno si ritrovasse in alcuni di loro; non per forza tutti, non per forza in tanti. Ognuno vive gioie e dolori sulla propria pelle in maniera differente e ho pensato che descrivere una sola strada potesse creare in alcuni lettori un senso di incomprensione. Probabilmente vestire i panni di alcuni personaggi ci fa sentire stretti perché non li capiamo emotivamente, ma questo non vuol dire che noi siamo sbagliati o che il OC sia strano: semplicemente la nostra risonanza cognitiva non si attiverà con lui, ma magari lo farà con altri.
- Luce e Ombra, Bene e Male. Personalmente invecchiando mi sono resa conto che le risposte assolute diminuiscono. Come esplori nei tuoi libri questa tensione tra gli estremi, e in che modo accetti il fatto che la bellezza di una storia risiede proprio nei misteri insondabili che non troveranno mai una spiegazione razionale?
Come posso capire di voler essere una buona persona se non ho mai visto cos’è il male? Se non ci fossero due estremi al quale tendere si vivrebbe in una omeostasi perenne e i giorni sarebbero tutti uguali. Sul concetto di male o bene ho cercato di costruire i POV di Saegea: Per i lettori l’antagonista è (spero) ben chiaro a tutti, ma per i popolani? Siamo sicuri che il popolo veda il male dallo stesso lato? Bene o male sono concetti soggettivi e a seconda di chi guarda non vuol dire che debbano per forza essere visti nella stessa ottica.
- Oggi il mercato spinge per trasformare ogni universo letterario in un brand, tra spin-off, adattamenti e merchandising. Quale pensi sia il confine per proteggere l’integrità artistica di un’opera?
Il sentimento genuino che si prova. Personalmente non credo ci sia la furiosa necessità di dimostrare quanto siamo più fan rispetto ad altri di un determinato concetto, se non per compensare un senso di appartenenza. La domanda che mi pongo davanti a un’opera, qualunque essa sia, è: «che cosa mi lascia? Quanto sta facendo crescere il mio pensiero?». Ovviamente questa mia conclusione, come tutto quello riportato fino a ora non deve essere una verità, ma è la riflessione che ho maturato sulla base delle mie esperienze, perfettamente discutibile e non condivisibile, ma guardando a ciò che mi ha emozionato di più nella vita ho come la sensazione che non ricorderò un cappellino con un logo simile a molti altri, ma l’emozione che ho provato nel vivere quella dinamica, e che spero di ritrovare ogni volta che il mio pensiero si soffermerà lì.
Alessia ha mantenuto la promessa fatta alla bambina che aveva cominciato a scrivere Saegea senza essere pienamente consapevole di quante altre vite l’avrebbero incrociata. C’è chi si riconoscerà in un personaggio, chi cambierà idea su un altro, chi guarderà la parola «diverso» con qualche certezza in meno.
Il viaggio più bello che facciamo con i romanzi e quello che ci riporta a casa e ci fa vedere qualcosa che prima non vedevamo. Grazie Alessia per averci prestato i tuoi occhi e la tua bellissima visione,
Alessia in breve
Chi è: Alessia Vallebona è scrittrice, psicologa e cosplayer. Il suo primo romanzo fantasy è Saegea. Storia di una diversa.
Cosa sta preparando: sta scrivendo il seguito di Saegea, la cui uscita è prevista per la fine del 2026 con I.D.E.A. – Immagina Di Essere Altro.
Dove seguirla: su Instagram è @adames_dreams, dove racconta le sue diverse anime creative.
Una nota di trasparenza
Se vuoi scoprire Saegea. Storia di una diversa, trovi il romanzo qui: [link]
Questa intervista è una scelta editoriale di Calligrafe, non è una collaborazione a pagamento con Alessia Vallebona o con la casa editrice I.D.E.A. Se acquisti attraverso il link, puoi contribuire a sostenere il nostro blog.
Intervista a cura di Alice Corleto



Lascia un commento