“È semplice: per quanto si possa ambire a costruire un mondo privo di ogni male, è un sogno impossibile.”
Una delle mie ultime letture è stata Undo Redo di Scalini e Maponi, romanzo breve di genere fantascientifico edito da Tori Edizioni.

Il romanzo porta alle estreme conseguenze molteplici tendenze della scrittura contemporanea italiana. Non ho potuto fare a meno di notare la vena profondamente immersiva di Undo Redo, che non spiega, non chiede permesso, ma trascina direttamente il lettore in un mondo diverso, di stampo futurista, in cui le regole esistenziali sono mutate. Non esiste più un solo pianeta abitabile, le nuove tecnologie hanno preso il sopravvento e il modo di vivere è cambiato in maniera radicale.
Al contrario di molte opere con impostazione immersiva, Undo Redo non si preoccupa di chiarire nemmeno i significati delle parole inedite o dei termini peculiari dell’universo narrativo. È un’azione continua, un susseguirsi adrenalinico di eventi che si ripetono, con variazioni sempre più significative.
Storytelling videoludico
A dominare la narrazione è una spiccata ispirazione videoludica. I personaggi sono calamitati in una storia in cui, per le specifiche individuali e per il volere di chi orchestra la realtà, non possono che compiere determinati gesti.
Nel romanzo compaiono anche termini che lasciano intuire questa visione videoludica del reale, in un universo in cui le esperienze di matrice videoludica sono ormai profondamente integrate (si parla di run in realtà alternative, di personaggi non giocanti, di simulazione).
I videogame sono la linfa vitale di Undo Redo, che, sotto traccia, compie un’operazione precisa: rende i protagonisti dei PNG.
La scomparsa del libero arbitrio
Si è utilizzata una parola, non a caso: calamitati.
Lui e lei agiscono in continuazione, si danno da fare. Sembrano sempre vicini a qualcosa di decisivo, a qualcosa che li liberi, li affranchi dalla loro condizione perennemente inquieta. Sono sempre in movimento e non hanno il tempo di ragionare sul perché si stiano impegnando così tanto nel loro esistere centrifugo. Il loro destino è legato a un desiderio di morte, ma non solo.
In questo tormentato movimento perenne e (almeno in parte) ripetitivo è evidente che né lui né lei siano davvero i protagonisti della storia. Loro sono — per usare una terminologia cara a Undo Redo — personaggi non giocanti. Solo in apparenza sono sovraordinati ai personaggi di contorno: la realtà è molto più inquietante.
Metafora della vita moderna
Lui e lei non possono che essere decodificati come una metafora della vita moderna. Sono personaggi in movimento costante perché la vita non permette spazi di riflessione.
I momenti d’intermezzo nel romanzo sono immediatamente inquietanti: nella realtà di Undo/Redo la riflessione è spaventosa. La riflessione diventa presa di coscienza di un reale in cui si è smarrita l’identità.
Quando ci si ferma, tutto perde di senso. La mente torna a funzionare e percepisce la sfocatura di una realtà che sembra una narrazione digitale voluta da un’entità esterna al sé.
In altre parole, Undo Redo trasforma in loop narrativo quello che è il ritmo forsennato delle nostre vite e rende i protagonisti esemplificativi di quella tempesta esistenziale che è diventata il nostro quotidiano.
Conclusione
Undo Redo è un’opera che usa il linguaggio del videogioco non come semplice stile comunicativo, ma come struttura ontologica del racconto e della realtà che modella.
Riflettere sul reale può essere disorientante?
Articolo a cura di Giovanni Di Rosa



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