Sopravvivere al caldo senza annoiarsi: gli audiolibri come rimedio

Ci siamo di nuovo. Quell’inconfondibile momento dell’anno in cui l’aria nella Pianura Padana si fa così densa e calda che anche solo respirare sembra un lavoro a tempo pieno. Il caldo estivo pare avere i superpoteri: ti schiaccia sul letto, ti toglie ogni energia e ti riduce a uno stato vegetativo in cui l’unica attività cerebrale rimasta è fissare il soffitto.

E in quelle ore infinite in cui l’afa ti appiattisce, il rischio di cadere nel tunnel del brainrot (lo scrolling infinito e ipnotico sui social che ti lascia più stanco di prima) è altissimo, quasi scontato per una persona come me che, con la scusa “ora posto un reel”, si fa intrappolare dall’algoritmo per ore.

Ma quest’anno ho trovato il mio scudo personale contro la “pigrizia” da canicola: gli audiolibri.

Non fraintendetemi, è da anni che uso gli audiolibri come trucco per ingannare la noia. Sono la mia colonna sonora preferita quando c’è da lavare a terra o quando la pila dei piatti nel lavandino sembra insormontabile. Cuffie nelle orecchie, una bella storia in sottofondo, e improvvisamente pulire la cucina diventa quasi tollerabile (ho detto quasi).

Ultimamente, però, il caldo ha vinto su tutto, anche la necessità di fare le pulizie. Le energie vanno dosate con il contagocce, soprattutto se bisogna conservarle per il lavoro. Ed è qui che gli audiolibri hanno cambiato le regole per me.

Quando l’afa si fa insopportabile, adotto la mia posizione preferita: sdraiata a stella marina sul letto con gli occhi chiusi, perché anche la luce sembra fare calore, e perché non voglio stancare ulteriormente la vista dopo ore passate davanti agli schermi.

Mentre il corpo è immobile, la mente si accende. Mi lascio trasportare dalla voce narrante, dalle ambientazioni della storia, dai dialoghi.

Stare a letto a non far nulla sotto il ventilatore di solito fa sentire “in colpa”. Ma se stai ascoltando un libro, stai comunque nutrendo la tua mente, imparando o sognando, quindi mi sento un pochino meno male con me stessa. Certo, potrei essere più produttiva, ma a che costo? Non consumando energie fisiche, riesco a preservare quel briciolo di lucidità necessario per affrontare le ore di lavoro, senza arrivare alla scrivania completamente svuotata dal caldo

Dove trovarne di buoni?

So già cosa state pensando: “Ecco che arriva la marchetta a un servizio di audiolibri”. Eh no, col grandissimo cavolo! Chi mi conosce già lo sa, ma io sono una grandissima fan del boicottaggio delle grandi aziende, quindi il mio suggerimento è di andare su Youtube e cercare qualche canale che abbia titoli interessanti.

Personalmente, trovo molto rilassanti i video di Ménéstrandise Audiolibri, di Il Narratore e di Andrea Arcoraci, ma non sono gli unici nomi che popolano la mia playlist “Guarda più tardi”.

Ho notato che il mio genere preferito di audiolibro è il giallo, forse perché sono in media lunghi un’oretta, ma riescono a farmi correre il cricetino nella testa nonostante la brain fog estiva. In questi ultimi mesi ho ascoltato di omicidi in antico Egitto, torte di more sospette, e chiromanti che prevedono il tuo futuro da assassino. Pensate un po’ che macedonia di trame!

Di recente mi son pure messa ad ascoltare Twilight, merito di una sfida con il club di lettura a cui aderisco, e vi dirò che raccontato così è meno cringe del cartaceo. Infatti lo abbandonai a suo tempo (2015 circa) perché Bella era troppo egocentrica e ossessionata da Edward, in una maniera che non riuscivo a spiegarmi se non con il plot armor. Invece ora sembra uno spettacolo di stand-up comedy.

Ecco, forse il fatto che sia una lettura passiva mi aiuta a togliere un po’ della fatica dalle spalle, permettendomi sia sessioni quando sono stanca, sia di affrontare letture che altrimenti non avrei mai guardato di striscio. Due piccioni con una fava.

“Ma non è leggere quello”

Ascolta, GianGenoveffə, a me non interessa se nelle tue challenge di lettura includi solo i libri cartacei perché per te gli ebook non hanno un’anima e gli audiolibri pretendono un senso diverso da quello della vista. Per me, ogni racconto vissuto può essere considerato libro letto, hobby mio, regole mie.

E poi togliamoci dalla testa questa competitività malsana, perché sono sicura che se voi non viveste tutto questo come sfida, allora non vi interesserebbe minimamente sapere se conosco Jane Eyre da pagine di carta, pixel o frequenze. L’importante è che io abbia compreso per davvero la storia e l’abbia interiorizzata (sì, questa è una frecciatina al BookTok).

Poi, io sono dell’idea che ogni libro abbia una lezione per noi, che sia volontaria (come le morali a fine favola) o meno (tipo sapere perchè Silver Elite sia problematico). Non importa il mezzo, solo la nostra abilità nel cogliere il messaggio.

Conclusioni

Quindi prova ad immaginarti sul letto, con il ventilatore che va, e un bel racconto giallo di Agatha Christie in sottofondo. Il caldo estivo ti imperla la fronte di sudore, le pale rotanti creano del piacevolissimo ronzio che unx influencer potrebbe spacciare per brown noise, hai così poca voglia di vivere che nemmeno le pastiglie effervescenti con un mix di vitamine ti aiutano a stare in piedi, ma nonostante tutto tu stai risolvendo un caso con Poirot, senza muovere un muscolo.

Un sogno, forse una favola.
Eppure, questa è la mia realtà estiva (un po’ romanticizzata, permettetemelo).

Articolo a cura di Roberta Leo

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