I tarocchi e la scrittura: Marzia di Ignis Lore ci mostra il percorso dello scrittore e delle storie attraverso gli Arcani

Nuova tappa del nostro percorso nei tarocchi del mese di luglio.

Nuova tappa e… nuova intervista.

Oggi chiacchieriamo con un’autrice che ha creato una pagina (che vi invito a seguire cliccando qui) interamente dedicata alla scrittura e all’arte dei tarocchi, in un connubio imperdibile e intrigante. In attesa di leggere suoi contenuti anche sulle pagine di Calligrafe, oggi vi sveliamo cosa ci ha detto sull’arte dei tarocchi e sul modo in cui vive questa pratica.

L’intervista

1) Prima di tutto, ti chiederei di presentarti e presentare la tua pagina.

Mi chiamo Marzia e prima di ogni cosa sono una persona innamorata delle storie. Amo le parole, i mondi a cui riescono a dare vita e ho un’ossessione per gli archi dei personaggi. Scrivo e leggo da quando ero bambina e non so immaginarmi senza un libro nella borsa.

Ormai quasi dieci anni fa ho conseguito la laurea in psicologia clinica, dello sviluppo e neuropsicologia alla Bicocca di Milano. Sebbene la psicologia resti una delle mie passioni, non ho mai sentito il desiderio di esercitare la professione. Insieme alla scrittura creativa e ai tarocchi è una disciplina che continuo ad approfondire. Ho sempre voluto lavorare con i libri e le storie. Per un po’ ho lavorato come editor per una piccola casa editrice che ora purtroppo non c’è più, è stato un periodo che mi ha arricchita molto, soprattutto a livello umano e artistico. Ho pubblicato dei libri sia con la mia ex casa editrice che da indipendente e sto lavorando alla mia prima saga dark urban fantasy. Nel mio lavoro seguo autori e artisti, dando loro strumenti per migliorare il rapporto con la creatività ed evitare o superare i blocchi creativi.

Ho fondato Ignis Lore (sia come pagina instagram che come newsletter su substack) perché sentivo l’esigenza di creare un posto in cui gli autori potessero sentirsi accolti anche nelle parti meno romantiche del processo di scrittura: i blocchi, i momenti in cui si perde la fiducia e il coraggio, la paura che precede o segue la pubblicazione. Tutte quelle fasi che esistono, ma di cui si parla troppo poco. Ignis Lore si regge su tre pilastri fondamentali: la scrittura creativa, la psicologia e i tarocchi. Tutti e tre, a mio vedere, rispondono a un bisogno atavico che l’uomo ha da sempre: comprendere l’esperienza umana. Unirle è stato un processo naturale.

Con la mia socia Monica (Paganerd su instagram) ho fondato Inchiostro & Incantesimi. Si tratta di una newsletter/podcast su substack in cui ci rivolgiamo agli autori pagani che vogliono usare la propria pratica spirituale per vivere meglio il processo creativo.

Nel tempo libero faccio musica per passione.

2) Uno degli aspetti per cui i tarocchi stanno diventando un argomento tanto rilevante e stanno conquistando popolarità nei nostri tempi è il loro valore terapeutico. Le letture come strumento di self-care. In qualche modo, il concept è ben replicato nella tua pagina, anche se applicato principalmente alla scrittura. Si potrebbe dire che i tarocchi siano terapeutici per gli scrittori? Che tu aiuti a sfruttare i tarocchi per affrontare gli ostacoli del processo di scrittura?

Innanzitutto ti ringrazio per non aver parlato di previsione del futuro. Il pregiudizio secondo cui i tarocchi servono per prevedere la nostra intera vita è il più diffuso, ci combatto ogni giorno (seguito solo da: “oh, sei dottoressa in psicologia quindi mi stai psicanalizzando?” No, non ho l’abitudine di psicanalizzare le persone… solo i personaggi dei libri).

Per rispondere alle tue domande dico: assolutamente sì!

Penso che i tarocchi stiano diventando così popolari, con pratiche come il tarot journaling soprattutto, perché viviamo in un periodo storico tra i più complessi e caotici e le persone sentono il bisogno di avere una bussola sempre a disposizione. Il nostro cervello è nato per conoscere il mondo, ne è ossessionato; pertanto, qualsiasi cosa possa aiutarci a orientarci e a navigare l’esperienza che siamo chiamati a vivere è prezioso.

Nel mio approccio i tarocchi hanno principalmente due funzioni: una più legata all’aspetto olistico e una più legata all’aspetto tecnico. Nella prima ci aiutano a lavorare su noi stessi per vivere meglio il rapporto con la creatività attraverso tecniche come la meditazione, il tarot journaling o anche semplicemente sfruttando la loro energia archetipica. Si tratta di un lavoro che può essere fatto tramite letture approfondite (ad esempio sul blocco), ma anche nel quotidiano come strumento di self-care o di guida.

Il mondo editoriale è diventato un po’ come tutti gli ambienti di lavoro: si cura poco la persona, si guardano molto i numeri, la produttività, si va molto veloci. Ma la creatività impone un ritmo più lento, riflessivo, ci mette davanti alla necessità di momenti di vuoto e i tarocchi ci aiutano a riappropriarci di tutto questo.

La seconda funzione, quella più tecnica, è ciò che a me piace definire “la cassetta degli attrezzi” degli scrittori. È quella che ci aiuta a costruire storie, identificare delle tematiche, costruire dei personaggi complessi e vedere le possibilità che hanno di muoversi nel mondo.

3) A tuo giudizio, l’immaginario collettivo è davvero racchiuso nelle carte? Ogni personaggio può essere ricondotto a un archetipo presente nei tarocchi? In quale modo usi i tarocchi nella progettazione della scrittura?

Per rispondere alla prima domanda mi sento di scomodare la teoria degli archetipi di Jung (sebbene non sia stato il primo a parlarne, ma è il più conosciuto forse). Gli archetipi sono immagini, simboli, modelli presenti nell’immaginario collettivo, una sorta di linguaggio universale che accomuna tutte le popolazioni. Campbell stesso ne L’eroe dai mille volti parla di archetipi che hanno ispirato tutte le culture e i miti.

I tarocchi parlano questo linguaggio universale, che è quello delle storie e dell’inconscio degli omen. Ci fanno da specchio per comprendere il nostro mondo interiore e, di conseguenza, anche per comprendere quello degli eroi (o antieroi, o cattivi) che creiamo.

Non solo credo che ogni personaggio possa essere ricondotto a un archetipo presente nei tarocchi, penso che possa addirittura essere ricondotto a più archetipi. Un personaggio tridimensionale non corrisponde mai soltanto a un arcano, li racchiude tutti, ma alcuni emergono di più nella storia o in alcune fasi della storia.

Gli arcani possono essere legati alla sua personalità, ma anche al ruolo che ricopre in una data fase della storia. Ad esempio, un personaggio potrebbe essere un Imperatore, una Giustizia e un Diavolo come personalità, ma incarnare per un determinato momento della storia un Papa. È importante non rimanere intrappolati nella visione: “un personaggio, un archetipo”. Come noi, anche loro non sono mai una cosa soltanto.

Nel mio approccio ho diviso il mazzo di tarocchi in due: gli arcani maggiori mi aiutano a identificare le tematiche e a costruire i personaggi, mentre i minori mi guidano nel comprendere gli avvenimenti della storia.

Di solito prendo delle carte a seconda di ciò che mi serve. In questi ultimi giorni, ad esempio, avevo bisogno di definire un’idea per una nuova storia, ero a un livello molto embrionale: sapevo che atmosfere volevo, sapevo che impronta volevo darle e il concept generale, ma mi mancava tutto il resto. Ho preso un maggiore per identificare la tematica principale, altri tre maggiori a testa per i due protagonisti per definirne bisogno, desiderio, paura e ferita primaria. Poi ho preso tre minori uno per ciascuno dei tre atti della storia. Questo mi ha aiutato a capire meglio dove stavo andando, che archi potevano avere i personaggi e soprattutto i punti fondamentali della storia. Mi ha dato uno scheletro su cui riflettere e lavorare.

4) Hai mai collaborato direttamente con scrittori e usato i tarocchi per aiutare in maniera mirata o tramite una lettura individuale?

Certo che sì! Mi capita molto più spesso di lavorare sul blocco dello scrittore o sulla sindrome dell’impostore. Ho notato che molti autori vivono un conflitto tra la loro voce interiore e quello che viene detto loro di fare (sia per quanto riguarda le regole date come se fossero scritte su pietra, sia per quanto riguarda le esigenze di mercato) e questo li porta a bloccarsi, a sentirsi inadeguati, fuori posto o non abbastanza bravi per raccontare la loro storia.

Per questo possono aiutare sia una lettura individuale, sia delle pratiche di tarot journaling, sia impostare un lavoro quotidiano che riconnetta l’autore con la propria voce artistica e con le proprie motivazioni interiori.

5) I tarocchi, nel caso del tuo profilo, non sono solo strumento terapeutico o interpretativo, ma in prima istanza appaiono come codice comunicativo. Come ti è venuta l’idea di impostare la tua comunicazione sui tarocchi? Sei soddisfatta dell’impatto che ha questo tipo di strategia sui tuoi seguaci e lettori?

Credo che l’idea mi sia venuta perché io in primis vedo tarocchi ovunque! Una persona che coltiva il suo orto per me è subito un sette di denari, non posso farne a meno. Ho sempre un mazzo in borsa con me, uso le carte nella scrittura, nella vita quotidiana e quindi è stato naturale per me proporli come strumento. Gli arcani aprono un dialogo: con noi stessi, con la nostra vita, con la nostra creatività, con le nostre storie, è una cosa in cui credo con tutto il cuore e non potevo fare a meno di portarla fuori. Sono molto soddisfatta perché vedo che pian piano le persone stanno scoprendo utilizzi dei tarocchi diversi da quelli che ci sono sempre stati propinati.

6) Sono curioso: quali carte useresti per raccontare il tempo presente? E una carta che rappresenta il percorso di uno scrittore?

Ah, il tempo presente è un caos totale. Penso che sia molto ben sintetizzato dall’arcano della Torre. In tutti gli ambiti stiamo vedendo un po’ crollare le certezze che ci avevano cullati finora, sta accadendo da un po’ di anni. La Torre però è anche un messaggio di liberazione, una volta che crolla la struttura che ci teneva imprigionati c’è la libertà di essere noi stessi e vivere una vita migliore.

Per quanto riguarda gli scrittori, secondo me siamo sempre a cavallo tra il Matto, il Mago e l’Eremita. Perché abbiamo sempre quella dose di coraggio che ci spinge a imboccare un percorso che gli altri considerano folle (il Matto), siamo dei canali che accolgono l’ispirazione e usano i propri strumenti per plasmare dei mondi e dei personaggi (il Mago), ma abbiamo anche bisogno di avventurarci in noi stessi, senza aver paura delle nostre ombre, per raccontare al meglio le nostre storie (l’Eremita).

7) Ti lascio spazio di salutare i lettori e di lasciare qualsiasi messaggio tu ritenga opportuno per concludere la nostra chiacchierata.

Ci terrei molto a ringraziarvi per questo spazio prezioso che mi avete offerto. Non è mai scontato trovare supporto e interesse in un mondo come il nostro che va sempre di corsa e quindi vi sono molto molto grata. Il lavoro che fate è importante, oltre che molto curato.

Agli scrittori voglio dire di non perdersi d’animo. In un testo che sto studiando in questi giorni, ho letto che il Matto è l’uomo illuminato visto dal mondo. Chi ha il coraggio di inseguire i propri sogni e di lavorare per realizzarli è sempre visto come un folle, ma ho imparato a mie spese che è importante non chiudere mai la porta in faccia a una strada se ne sentiamo il richiamo profondo. L’autenticità paga, sempre. Non vi piegate a fare cose che non sentite di fare. Il vostro entusiasmo è prezioso, proteggetelo a tutti i costi. Mi è capitato di appassionarmi a storie altrui ancora prima di leggerle, proprio per l’entusiasmo che l’autore metteva nel parlarne. La vostra voce è preziosa, non cambiatela mai per uniformarvi. Questo percorso è impervio e ricco di momenti difficili, sappiate che jste coraggiosi solo per il fatto di aver scelto di intraprenderlo indipendentemente dai risultati che raggiungerete. Perseverate. E tenete un mazzo di tarocchi sulla scrivania.

Vi ringrazio ancora per lo spazio che mi dedicherete e per qualsiasi cosa sono a disposizione!

Un saluto, a presto!

Ringraziamo noi te, Marzia, per le preziosissime parole. Ci hai davvero cambiato la prospettiva sui tarocchi e hai creato un dialogo inestimabilmente prezioso tra scrittura e tarocchi.

Articolo a cura di Giovanni Di Rosa

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