Luglio sarà il mese dei tarocchi su Calligrafe.
A partire da oggi proveremo a indagare su un argomento sempre più sulla cresta dell’onda, che ha avuto un’evoluzione impensabile.
Per approfondire l’argomento in un percorso a tappe, Calligrafe è ricorsa a personalità in grado di insegnarci qualcosa di utile e interessante in materia.
Inauguriamo il mese dei tarocchi con un’intervista a Dorian Berti, autore di Fantasy, che vi invitiamo a seguire sulla sua pagina (qui).
Cenni sui tarocchi
Una piccola introduzione per contestualizzare l’argomento, prima di ritrovarci faccia a faccia con qualcuno che pratica da anni la lettura e può comunicarci meglio cosa significano e di quali volari sono portatori i tarocchi.
I tarocchi nascono nell’Italia rinascimentale; originariamente vengono pensati come gioco di carte per l’aristocrazia e, nel tempo, assumono un significato e un utilizzo del tutto differente. Nei tarocchi — raffiguranti immagini simboliche e spesso suggestive, legate anche a mitologie esotiche — viene scoperta una vena esoterica. Le carte non sono più gioco, ma anche modo di indagine e scoperta di sé, nelle declinazioni di futuro e destino.

Per uno dei maggiori studiosi di tarologia, Alejandro Jodorowsky, i tarocchi sarebbero una scienza esoterica completa. Permettono, tramite la conoscenza di ciò che è destinato a sé, di intervenire sul proprio futuro, di prendere le redini della propria storia.
Nel Novecento gli psicologi e gli studiosi hanno ricollegato i tarocchi alla teoria junghiana degli archetipi: gli archetipi sarebbero “immagini” rappresentanti fasi psicologiche precise, condivise a prescindere dal vissuto esperienziale del singolo. Fondamentalmente, ci si è concentrati sugli arcani maggiori che rievocherebbero la teoria archetipica di Jung e, in particolare, è rilevante il matto che simboleggia il viaggio dell’individuo verso la comprensione del sé.
I tarocchi sono ora utilizzati in chiave terapeutica, come strada per l’autocoscienza.
Il mazzo tradizionale è composto da 78 carte, di cui 22 Arcani Maggiori e 56 Arcani minori. Hanno varie fogge e illustrazioni diverse; cambiano a seconda del luogo e delle culture.
Di seguito, le risposte di Dorian alla nostra intervista:
1. Quando ti sei approcciato all’arte dei tarocchi? È stata una strada che hai intrapreso autonomamente o qualcuno ti ha guidato? Qual è stato il tuo interesse primario nei confronti di questa pratica?
Nella mia famiglia si pratica l’arte dei tarocchi da svariate generazioni. A me, in particolare, ha insegnato mio padre. Avendo visto fare i tarocchi fin da piccolo, non mi è mai sembrata una cosa strana o che dovesse suscitarmi un interesse particolare: ho imparato con naturalezza, così come ho imparato ad andare in bicicletta. Io ho scelto di dipingere a mano i miei stessi tarocchi, per fortificare il mio legame con loro.
2. Mi fai una breve sintesi della disciplina, se mi passi il termine? Come si leggono le carte? Cosa sono gli arcani? Cosa ritieni rilevante per capire come funziona, per chi non ha mai assistito a una lettura?
Gli arcani sono carte-archetipo che rappresentano un concetto e che, combinandosi tra loro, mostrano un significato. Chi non ha mai assistito a una lettura dovrebbe, credo, avvicinarsi con umiltà, e niente altro. Non si tratta di una curiosità da baraccone, né di una strana superstizione, né di un qualche gioco psicologico. Chi chiede una lettura, invece, dovrebbe mostrarsi nudo, spoglio delle sue sovrastrutture, in modo da creare al meglio il legame che serve per un’efficace lettura.
3. Come descriveresti i momenti di lettura dei tarocchi? Che energie ci sono? Come ti approcci alle domande e all’energia di chi hai di fronte?
Contrariamente ad alcuni altri membri della mia famiglia, io sono una “spugna”: assorbo le energie delle persone che si concedono a me e, di contro, sono considerato anche uno dei più “potenti”. Per questo motivo faccio una selezione molto stretta delle persone a cui leggere i tarocchi. Ho imparato a farlo col tempo, dopo aver avuto conseguenze spiacevoli, anche fisiche. Nella mia famiglia la prima regola, comunque, è tenere lontano il denaro. Non si chiedono soldi, mai e poi mai. Durante la Seconda guerra mondiale, in un periodo di grave bisogno, i miei bisnonni accettavano zucchero, farina o formaggio in cambio, ma mai soldi.
4. Da ignorante, riscontro un’evidente natura narrativa dei tarocchi. Concordi? Leggere i tarocchi può essere inteso come una forma di narrazione? Questa tua competenza ti ha mai influenzato o spinto a scrivere?
No, assolutamente no, almeno per come lo vivo io. Non c’è nessun tipo di narratività nei tarocchi, per quanto possano darne una certa suggestione. Non ho mai pensato ai tarocchi quando scrivo, né ne sono stato influenzato. Tuttavia, a volte la loro estetica mi ispira per le illustrazioni che disegno. Perciò possiamo dire che è il contrario: sono i miei romanzi a ispirare, talvolta, illustrazioni a tema tarocchi.
5. I tarocchi si stanno diffondendo moltissimo ultimamente. Vengono utilizzati come momento di condivisione, di autocoscienza e anche come attività da fare con gli amici. Pensi che possano avere un’efficacia terapeutica?
La verità è sempre terapeutica.
6. I tarocchi possono essere visti come “proiezioni”? Come reagisce la psiche di chi chiede una lettura di fronte a determinate immagini?
È molto interessante questo argomento. In breve posso dire che ci sono reazioni variegate, che dicono molto della personalità e del vissuto del richiedente. Ho visto scaturire le più svariate emozioni: dalla paura al rifiuto, dalla commozione al silenzio più totale.
Ringraziamo Dorian per essersi prestato alle nostre domande e vi invitiamo a seguire le tappe successive in un percorso “calligrafico” che svelerà i segreti dei tarocchi!
Intervista a cura di Giovanni Di Rosa



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