GIRLS WHO LIKE BOYS WHO LIKE BOYS – Perché le donne amano le storie d’amore gay

Quando la mia amica Lucia – con cui condivido, tra gli altri, questo interesse – mi ha suggerito il libro “Girls who like boys who like boys”, ho pensato che un’analisi scientifica desse in qualche modo legittimità alla nostra passione per le Boys’ Love e a tutto ciò che afferisce a questo mondo.

La tematica è ampia e variegata ma, in generale, si può riassumere con l’insieme dei contenuti (fumetti, manga, serie tv, film, fan fiction, romanzi) che abbiano come protagonisti due uomini che condividono una relazione sentimentale e/o sessuale.

Nel suo testo, Lucy Neville indaga, con metodi misti, le motivazioni per cui le donne consumano e producono narrazioni erotiche gay maschili inserendo queste riflessioni in una più ampia disamina delle percezioni di genere e della sessualità femminili.

Non è affatto semplice rispondere al quesito “Perché ti piace questo genere di contenuti?” ed è pacifico che non vi sia una risposta univoca; siamo in una società che trova ordinario l’apprezzamento di un porno lesbo da parte di un uomo (la Neville cita, a titolo esemplificativo, un eloquente episodio di “Friends”) ma quando la narrazione si ribalta la curiosità si fa morbosa. L’autrice, con la sua ricerca, prova a capovolgere la prospettiva: questo interesse femminile viene visto non come una stranezza da esaminare ma, piuttosto, come una lente che consenta di approfondire il desiderio femminile nel suo complesso, partendo dall’assunto che le donne che hanno partecipato allo studio siano di diversi orientamenti sessuali, età, nazionalità e stato sentimentale.

Male & female gaze

L’origine del desiderio affonda le radici in quello che Laura Mulvey definisce il “male gaze”: da sempre, in tutti i mezzi di comunicazione e nella letteratura, l’uomo è soggetto del desiderio e la sua vista si posa sull’oggetto che è incarnato dalla donna. Quanto è comune vedere un corpo femminile nudo sullo schermo? Tanto comune da non indignarci neanche più. I nudi maschili, invece, sono ancora un tabù. E se ci capita di vedere un nudo frontale, si tratta di un contesto distante dal sesso (una scena di guerra, un momento epico) oppure di una situazione comica. Soprattutto il membro maschile a riposo costituisce ancora un tasto dolente, una manifestazione di fragilità maschile intollerabile. E un pene in erezione è una chimera, se non nei porno.

Eppure le donne, nei secoli, hanno costruito un proprio “female gaze”, una dimensione in cui possono rivestire un ruolo soggettivo, trarre godimento dall’osservazione esterna di un corpo altrui. Che si tratti di indossare gli occhiali dello sguardo maschile o di costruirsene di propri. Sono uscite da quella dimensione esclusiva in cui guardano se stesse mentre vengono guardate dagli uomini. Per alcune di noi, questo sguardo si posa più gradevolmente su due corpi maschili che si intrecciano accettando anche la possibilità di mostrarsi fragili, in una bellezza effimera che non ha nulla da invidiare a quella femminile.

Al di là dell’attrazione per il corpo virile in quanto tale – ricordiamo che il campione su cui si è svolta la ricerca comprende anche donne omosessuali o bisessuali – l’erotismo maschile esclude per sua natura la relegazione della componente femminile ad oggetto, a una dimensione necessariamente romantica, a tutte quelle convenzioni a cui la storia ci ha abituate. Non ci sono parametri di confronto con altri corpi femminili e si ha la libertà assoluta di identificarsi con tutte le parti in gioco, screditando la convinzione per cui una donna debba proiettarsi nella parte passiva (intesa come quella che subisce la penetrazione).

La slash fiction

Nel vasto panorama oggetto di studio, l’autrice si concentra sul fenomeno delle cd slash fiction, delle quali essa stessa è autrice, ossia racconti di finzione che hanno come protagonisti dei personaggi maschili esistenti o immaginari sui quali si costruisce una narrazione romantica e/o sessuale.

Le slash fiction – che prendono il loro nome dal simbolo dello slash che si inserisce tra i nomi dei due protagonisti – nascono con Star Trek e, nello specifico, con il rapporto tra Kirk e Spock. A dispetto delle apparenze, la componente sessuale è solo eventuale e, in ogni caso, secondaria; nelle slash fiction le lettrici apprezzano interazioni romantiche tra personaggi che già conoscono, a cui si sono già affezionate. Ciò che attrae le lettrici femminili – in maniera prevalente ma non esclusiva – è il rapporto profondo, la “bromance” che porta i due a stringere un legame tanto forte da essere disposti a sacrificare la vita per l’altro. Quello spirito di lealtà, sacrificio, protezione reciproca che è tipico di alcuni legami maschili (e che con più difficoltà si crea nelle amicizie tra donne) porta alcune lettrici e autrici ad immaginare dei risvolti romantici e a utilizzare come esercizio creativo il “What if?” in una realtà parallela in cui la relazione ha assunto una connotazione sentimentale.

Sex work & pornografia

Questa logica si fa ancora più pressante quando si parla di pornografia in senso stretto. Al di là della convinzione classica (e ormai superata) per cui le donne prediligono l’erotismo e gli uomini la pornografia, concezioni arcaiche ma radicate portano spesso l’utente femminile ad avere un rifiuto nei confronti del porno m/f, percependo la propria controparte femminile come umiliata, sottomessa, costretta, in relazione ad una visione della donna come obbligata a vendere il proprio corpo per necessità economiche. Appare chiaro che questa non sia una verità fattuale, soprattutto alla luce degli sviluppi più moderni del sex work, ma è una credenza talvolta inconscia e correlata a quel “male gaze” che per decenni ha dominato il settore in maniera esclusiva. Non è un caso che il corpo e il volto della donna siano sempre in primo piano, a favore di camera, a suscitare l’eccitazione maschile, mentre gli uomini abbiano delle fattezze spesso meno gradevoli o siano addirittura tagliati fuori dalle inquadrature se non per la loro “funzione” nella scena.

Ebbene, anche in questo caso, la pornografia m/m fornisce un’alternativa in cui il corpo dell’uomo diventa fonte di stimolo, di piacere e in cui si presta più attenzione a degli elementi erotici ed erogeni ma, soprattutto, la donna non è portata istintivamente a chiedersi se le parti in gioco siano lì per un soddisfacimento personale o per una forma di sfruttamento.

La pornografia, negli ultimi anni, ha avuto uno sviluppo anche nella direzione del “female gaze”, passando la camera e la sceneggiatura nelle mani di autrici come Erika Lust che restituiscono al pubblico femminile la capacità di desiderare, di guardare ed immedesimarsi in tutto ciò che vogliono, anche grazie ad una presenza maggiore di corpi non conformi e di espedienti narrativi meno artefatti.

Fantasie femminili

Non si indugi, dunque, nell’errore di credere che le donne abbiano delle esigenze differenti da quelle degli uomini per quanto concerne il desiderio sessuale ma, secondo l’autrice, spesso è una questione di rappresentazione e immedesimazione, che trova riscontro per alcune nella pornografia gay.

In una visione più ampia, i contenuti BL consentono un approccio voyeuristico in un cui non solo si evita il confronto con un corpo simile ma diverso in relazione a canoni estetici dettati dalla società patriarcale, ma mostrano anche una mascolinità più vulnerabile, più empatica, con una dinamica di potere flessibile attraverso cui esplorare le proprie fantasie – anche le più estreme – libere dal giudizio correlato al genere di appartenenza. Eliminare la componente femminile dall’equazione significa non dover rientrare nei classici paradigmi attribuiti alla sessualità femminile, consentire un’identificazione che vada oltre il binomio uomo/donna, attivo/passivo, dominante/sottomesso.

Spazio senza giudizio

Fermo restando che, spesso, le fantasie restano tali e non corrispondono ad esperienze che il soggetto sarebbe disposto a mettere in pratica nella realtà, è stato rilevato che per le donne risulti più facile superare lo stigma e spingersi ai limiti della propria immaginazione proiettandosi in un soggetto di sesso opposto. Le m/m diventano, dunque, uno spazio sicuro in cui mettersi alla prova, un vero e proprio “laboratorio psicologico” senza confini, entro cui esplorare le proprie perversioni senza giudizio.

Una delle critiche mosse alle consumatrici e, soprattutto, alle creatrici di contenuti m/m da parte della comunità omosessuale è quella di appropriarsi di esperienze che non conoscono, idealizzandole. Ciò che l’autrice individua, sempre in relazione al campione esaminato, è un’apertura totale nei confronti della comunità queer, la volontà di comprenderla e un atteggiamento empatico, indispensabile per raggiungere quel livello di immedesimazione fluida che caratterizza molte donne appassionate al genere. Tanto il desiderio femminile quanto le relazioni omosessuali hanno subito, storicamente, una forte repressione, incontrandosi a metà strada nell’universo delle fantasie proibite. Se gli uomini gay si prestano ad essere oggetto di osservazione, perché quello non dovrebbe essere un posto in cui per le donne è naturale guardare?

Il queer-reading è un modo per sottrarsi alle eteronormatività. Diverse persone intervistate hanno ammesso anche di essersi messe in discussione a fronte della propria attrazione per BL, slash fiction, ecc., interrogandosi sulla propria identità di genere e sulle preferenze sessuali. Ma le esperienze individuali, come già evidenziato, sono molto eterogenee, rendendo difficile la possibilità di ricondurle a categorie valide su un ampio spettro.

In questo mondo variegato e ricco, Internet ha giocato un ruolo fondamentale: oltre a togliere agli operatori del settore il potere decisionale su quali contenuti divulgare attraverso la stampa e i mass media, ha consentito alle donne di creare delle vere e proprie community, di confrontarsi, scambiarsi opinioni e consigli, sentirsi meno sole e meno sbagliate; d’altro canto, negli ultimi decenni c’è stato un importante balzo in avanti – seppur non definitivo – verso una maggiore accettazione della diversità in tutte le sue sfaccettature, ivi comprese le preferenze sessuali e il riconoscimento delle donne come soggetti, oltre che oggetti, del desiderio, dell’erotismo, della pornografia.

Giova ricordare che Lucy Neville non cerchi di fornire una verità assoluta e universale ma cerchi, piuttosto, di attuare una disamina scientifica del fenomeno fornendo delle possibili letture ad esso correlate, sottolineando proprio l’infinita varietà del desiderio, dell’identificazione e delle preferenze individuali.

In una estrema semplificazione, chiaramente sarcastica, una partecipante alla ricerca afferma che se a noi piacciono gli uomini, un uomo attratto da un altro uomo è un “uomo al quadrato” e non c’è niente di più naturale.

Articolo a cura di Gemma Rubino

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