Oggi Calligrafe dà il benvenuto sulla sua pagina a un’altra realtà con cui abbiamo avuto il piacere di interagire in questo periodo. Stiamo parlando di collettivo Quindie: pagina Instagram, pagina Substack, canale Telegram e canale YouTube.
- Ho trovato sul web un paio di articoli di presentazione, ma siamo felici di dare un’altra piattaforma al collettivo Quindie per presentarsi ai nostri lettori e raccontarci com’è nata quest’esperienza e da quali esigenze e obiettivi.
Buongiorno e grazie mille per questa opportunità! Mi chiamo Andrea e sono il fondatore del Quindie, una piccola realtà che legge narrativa indipendente. Con il termine intendo libri autopubblicati e in secondo luogo chi firma con piccole e medie case editrici. L’esigenza nasce dal mio desiderio personale di fare squadra: lo diciamo spesso, sento spesso frustrazione in merito, le collaborazioni durano pochissimo tempo e solo per scambiarci dei favori fugaci… ecco, no. Avevo il desiderio di rispondere alla domanda “Sarebbe bello se ci fosse un luogo dove ci si aiuta a vicenda” che vada oltre il semplice scambio follow, ma che crei rapporti umani. Abbiamo questo obiettivo: creare rapporti umani. Da questi rapporti scaturiscono tutte le iniziative e i desideri che vogliamo attuare.
- Da quanto ho capito, il progetto è partito da una singola persona con l’intenzione di fare rete. Quanto è difficile avviare un progetto come Quindie? Cos’è cambiato nel tempo e quali sono gli obiettivi futuri?
Più che altro, come dicevo prima non voglio limitarmi a fare rete, ma costruire dei legami, che è ancora più impegnativo e profondo. Un rischio, assolutamente, ma i fatti mi stanno dimostrando che funziona. Una ragazza mi ha detto che il Quindie è “Uno stare insieme dove sono sempre stata sola”. Questa frase riassume molto bene chi siamo e quello che facciamo molto meglio di quanto potrei farlo io.
Certo, sarò onesto: ho aspettato un anno e mezzo per ottenere questi risultati. Ho avuto l’idea nell’estate del 2024 e solo a inizio 2026 ho cominciato a crescere. All’inizio era solo un ideale: tu dici a me cosa pubblichi e io ti ricondivido, con l’effetto ottenuto solo di avere un legame con me. Poi, però, il progetto si è evoluto grazie anche alle persone giuste. Sono quelle che volevo. Da solo che ero, siamo in 40 membri attivi al momento.
Contiamo a settembre di lanciare una raccolta di racconti i cui fondi servono per avere gli stand e strutturarci ancora meglio dal punto di vista istituzionale. Il Quindie, in queste settimane, si sta chiedendo cosa vuole fare da grande e abbiamo molte ambizioni.
- Ho visto che sulla vostra pagina organizzate reading party e writing party. In cosa consistono e come partecipare?
I Reading Party sono un’idea molto semplice: ti porti un libro qualunque, preferibilmente indie, e leggi. Ogni membro Quindie ha la facoltà di organizzarne uno e deciderne il copione da seguire. Quelli che organizzo io di solito si svolgono su Google Meet, stiamo in silenzio a leggere e alla fine leggiamo pezzetti oppure commentiamo gli estratti. Poi, dopo, facciamo un gioco poetico che si chiama Cadavere Squisito.
I Writing Party si svolgono allo stesso modo, solo che al posto di leggere si scrive. Ognuno il suo, oppure in base a un tema. Ogni membro può deciderne la struttura, è una cosa molto libera.
- Dare spazio all’indie e alla letteratura self è un obiettivo nobile, ma a tal proposito, secondo me, è opportuno approfondire. Qual è al momento lo stato di salute del self in Italia? Come si fa self in Italia? Quanto è difficile sfondare e consolidarsi come autori indipendenti?
Hai ragione, è opportuno approfondire anche se rispondere in un documento è troppo riduttivo, a fronte delle cose che avrei da dire. Per farla molto breve, non voglio più chiamarmi self. Se ci fai caso, se tu dici a un’altra persona “Sono in self”, il tuo interlocutore fa subito il collegamento con qualcosa che è di scarsa qualità, che non è curata e insomma associa la parola self a qualcosa che “non ha trovato posto nelle CE”. Poi noi che siamo dentro alcune dinamiche possiamo dire che non è così, ma ormai il termine si è corrotto. Ecco perché “indie”. Un altro problema della pubblicazione autoprodotta è che siamo troppi e a questi troppi è stata imposta la seguente regola: “trovati i tuoi lettori”. Ma come si fa a far nascere l’esigenza di far leggere proprio me? E se non ci riesco, dovrei accontentarmi di vendere e basta? Non lo so, chiedo sinceramente perché vorrei conoscere anche la tua opinione.
A me importa più la lettura che la scrittura proprio perché noi autori emergenti (e anche lì, per questo termine ce ne sarebbe da dire) abbiamo fame. Fame di opinioni, fame di farci conoscere, fame di fare quello che ci piace fare, cioè raccontare. Ma non sempre ci viene concessa questa possibilità. Spero di averti risposto.
- Come vengono scelti i titoli per i gruppi di lettura e per le recensioni?
Non scegliamo. O meglio, ciascuno di noi Quindie ha una TBR del tutto personale che può andare dal grande classico all’autore indie, dipende. Io Quindie so che sono tenuto a leggere e quando ho qualcosa da dire, decido di donare la mia recensione al collettivo in totale libertà. Posso anche non farlo, se non voglio. Non siamo bookblogger, ma un collettivo di gente che legge. Poi, è chiaro, va a finire spesso che ci leggiamo a vicenda ma nessuno di noi si è fatto pubblicità, è stata solo la naturale conseguenza dei legami creati all’interno del nostro collettivo. Allo stesso modo dicasi per i gruppi di lettura: tu proponi il tuo libro, o qualcuno lo propone per te. Preferiamo che il libro faccia parte del Quindie oppure che il libro voglia fare parte del Quindie, questo sì.
- Dal punto di vista umano, cosa sta offrendo quest’avventura indie?
Mi sta offrendo tantissimo supporto umano. Io non ce l’avrei mai fatta se non avessi avuto accanto Ceara, che mi ha donato il logo. Non avrei mai potuto parlare del Quindie senza i ragazzi che sono andati a Torino quest’anno e che si sono presi la briga di creare un badge blu. Non sarei nessuno senza Claudia e Merty, le mie assistenti per i Google Form. Giulia G. ha fatto un video stupendo per pubblicizzare il Quindie, io non ne sarei capace. Trovo molto bella la cosa che ha fatto Ariadne, che ci ha donato il suo blog per i nostri articoli e pezzi di narrativa. E anche Orca Raminga, Eva, Dario, Lalla, Walter, la Fra, Julia, Mauro, grazie anche a Caly che disegna per noi ed Erisia che ha creato la copertina per l’antologia e c’è stata dal primo giorno. Abbiamo anche editrici, quali Valentina (Il Nido) e Mary (OpenDei). E ovviamente voglio ricordare anche chi ha fatto parte del Quindie e adesso non più: potrei spendere ore a parlare di ogni singolo membro, anche solo perché mi sorreggono in questo ruolo difficile. Se poi dovessi dire cosa fanno più e meglio di me, non la finirei più. Alla fine, io ho solo messo l’idea. Se il Quindie vive, è grazie a ogni singolo membro.
- Ringraziando il collettivo Quindie per essersi raccontato su Calligrafe, lascio un piccolo spazio per rivolgersi direttamente ai nostri lettori e invitarli a sintonizzarsi sui progetti in cantiere del collettivo e su quelli che dovranno ancora arrivare.
Il Quindie ascolta tutti, collettivi e persone singole. Se vi va di unirvi, potete mandare un DM alla pagina Instagram o Tiktok: sarò io a rispondere e saprai davvero tutto! Ogni fine mese esce la newsletter con le date per venire a vederci.
Intervista a cura di Giovanni Di Rosa



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