Il notturno e il lunare
Pubblicato per la prima volta postumo in The Drug & Other Stories nel 2010, il breve racconto si apre con una citazione di Robert Browning, poeta e drammaturgo inglese:
Pan, la notte, una nuvola, l’Arcadia, e la luna.
Potremmo racchiudere in questa poesia il concetto di “Masque” (mascherata), una sorta di teatro rituale dove l’identità si perde per incontrare l’Altro. Infatti, troviamo tutti gli elementi che caratterizzano la storia. Il richiamo a Pan avviene sia attraverso l’entità gobba sia con la continua oscillazione della natura (da totalmente calma a piena tempesta).
L’Arcadia ha sempre rappresentato una terra idealizzata, dove uomini e natura vivono in perfetta armonia ed è la prima scena che ci viene raccontata, con degli zoom quasi cinematografici ci avviciniamo dalla finestra in questa stanza dove «lo sguardo non si sarebbe posta sulle curve del basso divano, o sull’avorio e l’ebano del grande crocifisso appeso sul muro orientale, e neanche sulla lampada dell’altare che pendeva da catenelle d’argento davanti a un’immagine di Nostra Signora».

Un’atmosfera opprimente, dove non solo l’uso del buio esterno, ma anche i vari elementi carichi (avorio, ebano) ci presentano una sorta di altare magico in una evoluzione tutta in divenire. E poi la luna, energia che scatena la mascherata (nell’edizione italiana de La biblioteca di Lovecraft tradotto saggiamente come Un ballo in maschera), che dapprima arriva tra caos e ordine («Come per empatia, il banco di nubi si illuminò del livore di un fulmine, cui rispose il profondo, orribile ringhio del tuono. Poi, tutto fu calmo come prima; la luna crebbe furtivamente»), per poi mostruosizzarsi.
D’altronde la decisione di Crowley di citare una poesia di Browning non è per niente casuale e una descrizione del critico Enrico Nencioni:
L’insigne poeta inglese ch’io vorrei far conoscere ai lettori, Roberto Browning, è uno di quei rarissimi poeti veri i quali fanno sempre fare un passo all’ arte, iniziatori e ispiratori ad un tempo. (..) L’attitudine straordinaria di Browning a tutto osservare e comprendere, a identificarsi colle cose e cogli uomini, conservando tuttavia il proprio carattere individuale, avendolo spesso portato a scegliere soggetti inusati e anco strani; e la sua repugnanza a tutto ciò che è convenzionale e volgare facendogli scegliere una forma potentemente originale ma elaborata e difficile, e per la sua stessa originalità spesso oscura; fecero sì che egli fosse per lungo correre d’anni quasi negletto nella sua stessa patria.
Questa repugnanza per il convenzionale è il filo rosso che lega il poeta vittoriano al mago di Cefalù.
L’Antiannunciazione
Mentre nell’Annunciazione canonica l’angelo porta la luce e il “Sì” di Maria sottomette l’umanità alla volontà divina, qui l’entità gobba (che Franco Pezzini accosta all’Incubo di Füssli) porta l’ombra. L’unione erotica tra la “splendida” e il mostruoso è il compimento della Vera Volontà crowleyana.
Mi soffermo un attimo sul celebre quadro L’incubo (1781) di Johann Heinrich Füssli. La somiglianza visiva tra l’opera e la prosa di Crowley è la chiave perfetta per far capire l’atmosfera del racconto:
La ragazza scomparve nell’oscurità; con la mano aveva spento la candela dell’altare davanti all’immagine della Vergine.
Passo mezz’ora prima che la luna fosse salita abbastanza da poter gettare la sua luce sul divano. Lì, come un petto di pollo, si trovava l’orrendo cono che sussultava con pena come se si volesse liberare dal vincolo eburneo delle mani strette, fragili, trasparenti e tremule, che gli afferravano il dorso di maiale.
Èil ribaltamento del dogma: la figura del gobbo non è un demone cristiano, ma una forza primordiale (Pan). È la natura nella sua forma più grottesca e potente che feconda la bellezza. È l’incontro tra l’avorio della stanza (Arcadia) e il fango del cosmo.
All’interno del sistema di Thelema, ideato da Aleister Crowley, la figura della luna è Babalon – nota anche come la Donna Scarlatta o Madre delle Abominazioni – incarna l’impulso vitale, l’amore sacro e l’origine grembiale della vita. Sebbene non coincida strettamente con il corpo celeste della Luna, essa viene accostata alla simbologia del femminino creativo e al Graal, inteso come ricettacolo delle vicende umane. Babalon rappresenta inoltre quella forza dinamica che governa le metamorfosi della consapevolezza interiore.
L’unione con il “mostruoso”
L’unione con il gobbo non è di per sé negatività, vediamo come Margarita accolga la parte d’ombra necessaria, per Crowley, per il compimento dell’individuo. Ma è qui che nasce la Masque.
Tutto ciò che era stato orribile, terrificante, eccitante, di colpo gettò la maschera. La tragedia era una pantomima. Così ora nell’oscurità totale la natura lottava col proprio incubo di sovraccarico elettrico, e la donna col suo fardello di passione vergognosa. (…)
La faccia del nano era cambiata; la vista fece esplodere la sua gioia; l’orrido sorriso digrignò in un incendio di furia. La mano pelosa e deforme si protese avanti; afferrò la bambina, le tirò il collo come a una gallina, e la gettò contro il muro.
Il crocifisso precipitò al suolo e si infranse in migliaia di frammenti.
L’intera narrazione si configura come un gioco mostruoso, una “mascherata” di simboli. L’oscuramento dell’icona mariana e la frantumazione del crocifisso non vanno letti come atti di semplice blasfemia, quanto come una deliberata decostruzione parodistica. Crowley non vuole solo offendere il sacro, ma ridicolizzarne l’impotenza di fronte all’irruzione delle forze primordiali.
Leggere A Masque oggi significa accettare la sfida di un autore che non ha mai cercato il consenso, ma il risveglio. Attraverso questa antinatività, la “Bestia” ci consegna un’eredità letteraria che è, in fondo, un invito alla libertà più estrema: quella di guardare nell’abisso della propria anima e scoprire che, una volta cadute le maschere, non resta che la nuda, potente e spaventosa realtà della propria Volontà.
Articolo a cura di Luca Amato



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