L’ombra della Bestia sulla Sicilia
Tra le mie varie letture di classici novecenteschi mi sono imbattuto in due raccolte di racconti de La Biblioteca di Lovecraft e alcune in prima traduzione di Aleister Crowley. Il nome mi ha sempre richiamato elementi demoniaci o satanici, frutto di numerose serie tv e film dove spunta quasi sempre un Crowley (Supernatural e Good Omens per far due veloci e conosciuti esempi).
La lettura dei racconti è stata interessante anche se non di grande richiamo culturale, ma in alcuni casi c’era una sorta di “coraggio” nell’osare trattare con poca delicatezza temi anche religiosi.
Curioso di scoprire qualcosa in più del personaggio mi si è aperto un mondo immenso fatto di magia, occultismo e spionaggio.
Edward Alexander Crowley, detto Aleister nasce nel Warwickshire, in Inghilterra nell’ottobre del 1875. Crebbe in un contesto di fanatismo religioso, e la morte del padre lo porta a un isolamento e ad un allontanamento dalla religione, con continui atteggiamenti ribelli tanto da prendere il soprannome di Bestia (dall’Apocalisse di Giovanni).
Nel 1898 si unì all’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata che lo avrebbe portato a trascorrere in Egitto, dove compose l’opera The Book of the Law, nel 1904 e a elaborare la religione (il termine non è il più indicato ma non vi è lo spazio per entrare più nel dettaglio) denominata Thelema.

Per la sua biografia trovate un numero sterminato di opere e molte risorse online ma quello che più mi ha colpito da siciliano è il suo soggiorno a Cefalù.
Infatti nel 1920 un Crowley già in forte crisi economica (aveva vissuto per lungo tempo con le risorse della famiglia benestante), ma già molto conosciuto sia per le sue pratiche magiche che per le sue azioni di sospetto spionaggio decide di fondare una comunità legata alla sua religione (Thelemiti).
Come viene scelta come luogo proprio Cefalù? Dalla consultazione dell’I-Ching[1], identifica nella cittadina siciliana un sito promettente e affitta la costruzione nota come Villa Santa Barbara, in cui si traferisce con Leah Hirsig e i figli (Hansi e la neonata Anne “Poupée” Leah) e Ninette Fraux Shumway e il figlio Howard.

«Fatti salvi i rituali del sole, qualche volata la Messa Gnostica e riti particolari come l’accoppiamento con Leah di un caprone poi ritualmente sacrificato (estate 1921), in questa sorta di falansterio si sta spesso nudi, si provano droghe, ci si accoppia – i bambini assistono liberamente -, sia annotano le esperienze magiche; e in quel ritiro Aleisteir dipinge» (Pezzini).
Nonostante già il clima teso tra gli abitanti e i continui arrivi di nuovi adepti l’esperienza continua fino a quando Raoul Loveday muore nel febbraio del 1923 per aver bevuto acqua non potabile.
La moglie Betty May, tornata in Inghilterra, addebitò tutto a Crowley, facendo partire una campagna di indignazione a causa della quale fu accusato di essere “l’uomo più malvagio del mondo”. Sarà poi espulso dallo stesso Mussolini anche per i sospetti di spionaggio al quale Crowley sarà sempre, non immotivatamente, collegato.
Crowley scrittore e il superamento del limite
La produzione letteraria di Crowley non può essere letta attraverso la lente della morale comune, poiché essa stessa nasce come strumento di scardinamento dei valori borghesi. Nei racconti che ho incontrato vi è il “coraggio” di trattare temi religiosi con spregiudicatezza e non come semplice blasfemia fine a sé stessa, una precisa scelta estetica e filosofica.
Per Crowley, la scrittura è un’estensione della sua Magick. Il lettore non deve essere intrattenuto, ma “urtato”. Il superamento del moralismo avviene nel momento in cui l’autore smette di giudicare l’oscuro e inizia a descriverlo come una forza naturale, necessaria all’equilibrio del mondo.
Se i classici del terrore dell’epoca (come quelli della cerchia di Lovecraft) puntano sulla paura dell’ignoto, Crowley punta sulla conoscenza dell’ignoto. I suoi personaggi spesso affrontano il demoniaco o l’irrazionale non con terrore, ma con la volontà di chi vuole dominare tali energie.

L’Abbazia come opera d’arte totale
Dobbiamo guardare all’esperienza di Cefalù non come a una comune di sbandati, ma come a un tentativo di “opera d’arte totale”. Le pareti affrescate di Villa Santa Barbara erano il corrispettivo visivo della sua prosa: scene di nudo, simboli magici e rappresentazioni dell’inferno interiore.
In questo scenario, la provocazione non era un effetto collaterale, ma un linguaggio deliberato. Crowley non subiva lo stigma sociale; lo cavalcava con un gusto quasi teatrale per l’eccesso. Se la stampa britannica lo additava come “l’uomo più cattivo del mondo”, lui non si difendeva: ne andava fiero, trasformando quell’infamia in un marchio di fabbrica. Allo stesso modo, fregiarsi del titolo di “Bestia 666” non era per lui una confessione di satanismo, ma un gioco intellettuale e sovversivo per scuotere le fondamenta di una società che riteneva ipocrita e moribonda.
Lo scopo di vivere nudi o di dipingere immagini pornografiche nell’Abbazia non era dunque l’eccitazione fine a sé stessa (o comunque non totalmente), ma l’immunizzazione. Crowley credeva che, esponendosi continuamente al tabù e diventando egli stesso l’incarnazione di ciò che la società temeva di più, l’essere umano se ne sarebbe finalmente liberato.
Era un processo di desensibilizzazione morale, solo una volta infranti gli argini della vergogna e della convenzione, l’individuo poteva finalmente concentrarsi sulla propria Vera Volontà.
In questo senso, l’Abbazia fu il primo vero esperimento di controcultura del Novecento. Un luogo dove la morale veniva sospesa e la reputazione veniva deliberatamente distrutta per osservare cosa restasse dell’uomo una volta privato delle catene della convenzione. Crowley giocava con i mostri della mente collettiva per dimostrare che, una volta guardati in faccia, non avevano più alcun potere.

Il lascito della “Bestia”
Liquidare Aleister Crowley come un semplice occultista dedito al vizio significa ignorare la sua sfida intellettuale al secolo breve. La sua espulsione da parte di Mussolini non fu solo un atto politico, ma il rigetto di un corpo estraneo che professava un’autonomia individuale assoluta, incompatibile con qualsiasi totalitarismo (sia esso politico o religioso).

Crowley muore nel 1947, ma il seme piantato a Cefalù germoglierà decenni dopo nella rivoluzione sessuale, nella psichedelia e in quella letteratura che ancora oggi ci affascina per la sua capacità di guardare nell’abisso senza abbassare lo sguardo.
Nel prossimo articolo, scenderemo nel dettaglio di uno dei suoi racconti meno conosciuti ma che più mi hanno colpito, analizzando come la sua complessa impalcatura esoterica si traduca in una prosa che ancora oggi, a distanza di un secolo, mantiene intatta la sua carica perturbante.
[1] Da wikipedia: Il libro dei mutamenti, conosciuto anche come Zhou Yi è ritenuto il primo dei testi classici cinesi sin da prima della nascita dell’impero cinese. È sopravvissuto alla distruzione delle biblioteche operata dal Primo imperatore, Qin Shi Huang Di. Considerato da Confucio libro di saggezza, è utilizzato a livello popolare a scopo divinatorio.
Articolo a cura di Luca Amato



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