Tremate, tremate, le streghe son tornate: le donne nella letteratura horror

26 Ottobre 2026 ·

Se pensiamo alla storia della letteratura horror (e di tutti i suoi sottogeneri) ci vengono in mente nomi come Lovecraft, Poe, Stoker, King, Barker… Come se questo mondo appartenesse solo agli uomini.

L’orrore, il perturbante, sono mezzi di espressione potenti, veicolo del malessere del proprio tempo, specchio dei mostri interiori ed esteriori, un mezzo di catarsi e di protesta.

La storia della letteratura di genere, però, nasconde tra le sue maglie alcune autrici che si sono distinte con le loro penne e che hanno apportato un contributo non meno importante di quello dei loro corrispettivi maschili.

Clara Reeve (1729 – 1807)

L’horror gotico trova ampia diffusione tra la seconda metà del 1700 e il 1800. Considerato un genere minore, non destinato ad un pubblico colto ed elitario, viene aperto anche alle donne in un’epoca in cui la scrittura era un privilegio maschile.

Clara Reeve nasce in questo contesto storico e culturale e, come Jane Austen, essendo figlia di un pastore anglicano, ha accesso ad un’educazione letteraria. Scrive ben ventiquattro opere, tra cui un saggio dedicato alla nascita del romanzo, ma viene ricordata soprattutto per il romanzo gotico “Il vecchio barone”, redatto sulla scia del ben più noto “Il castello di Otranto” di Walpole, considerato capostipite del genere.

Nel 1978 pubblica “I misteri di Udolpho”, che la consacra tra gli autori di horror gotico più celebri di tutti i tempi, tanto da meritarsi una menzione da parte della stessa Jane Austen ne “L’abbazia di Northanger”.

Ann Radcliffe (1764-1823)

In un periodo propizio per il genere horror gotico, Ann Radcliffe trova subito un folto pubblico per le sue prime pubblicazioni, nonostante fossero state diffuse in forma anonima. Tra i suoi titoli più celebri ricordiamo “I castelli di Athlin e Dunbayne” del 1789 e “Romanzo siciliano” del 1790. Ciò che caratterizza la sua scrittura è la capacità di costruire scenari onirici, costellati di ambientazioni in rovina, nei quali si sviluppa una spirale di violenza senza limiti a danno delle sue giovani protagoniste.

Mary Shelley (1797 – 1851)

Nome più celebre tra quelli menzionati, Mary Shelley fu un’anticonformista, in lotta contro una società che non era ancora disposta ad accettare il ruolo delle donne nel mondo letterario.

Seguendo le orme di sua madre, celebre filosofa e antesignana del movimento femminista, Shelley – nata come Mary Wollstonecraft Godwin – fu istruita dal padre e crebbe in una casa frequentata da intellettuali e filosofi. Prese il suo nome da Percy Bysshe Shelley, poeta e filosofo, con il quale condivise una relazione complessa ma infinitamente stimolante.

Nel 1816, durante un soggiorno presso la dimora di Lord Byron a Ginevra, la donna iniziò a scrivere il suo romanzo più celebre: “Frankenstein o il moderno Prometeo”; all’atto della pubblicazione, l’anno successivo, gli editori e i critici attribuirono l’opera a Percy Bysshe Shelley, faticando a credere che potesse essere stata scritta da una donna. L’autrice lottò per far riconoscere i suoi diritti finché, solo con la seconda edizione, riuscì a ottenere il suo nome stampato sulla copertina. Morì a cinquantaquattro anni, dopo una lunga malattia che le aveva impedito di leggere e di scrivere.

Charlotte Riddell (1832 – 1906)

Grande autrice di Ghost Stories, Charlotte Riddell fu un’influente autrice irlandese che trovò la fama nel periodo vittoriano; scrisse ben cinquantasei opere, tra romanzi e racconti, e si rese comproprietaria ed editrice del “St. James Magazine”, una rinomata rivista letteraria diffusa negli anni ‘60 dell’ottocento.

Le sue opere non sono state tradotte in italiano, fatta eccezione per i racconti inseriti in alcune raccolte con altre autrici di genere.

Gertrude Barrows Bennett (1884 – 1948)

Gertude Barrows Bennett è un’autrice statunitense, tra i precursori del genere Weird. Dattilografa, rimasta vedova e orfana di padre in pochi mesi, iniziò a pubblicare racconti a trentaquattro anni, per esigenze economiche, utilizzando lo pseudonimo di Francis Stevens.

Dopo altre vicissitudini che hanno afflitto la sua vita personale, fece perdere le sue tracce nel 1939 dopo aver scritto una lettera a sua figlia.

Muovendosi tra gotico, dark fantasy e fantascienza, ha pubblicato numerosi racconti e sei romanzi, tra cui ricordiamo “Claimed”, esplicitamente oggetto dell’apprezzamento di Lovecraft, “La Cittadella della Paura” e “Le Teste del Cerbero”.

Il critico Sam Moskowitz l’ha definita “la scrittrice femminile di weird e fantascienza più dotata insieme a Mary Shelley”.

Daphne Du Maurier (1907 – 1989)

Figlia di due affermati attori teatrali, Daphne du Maurier nasce a Mayfair, prestigioso quartiere che ha dato i natali anche alla Regina Elisabetta, e cresce a Hampstead, sobborgo che ospita intellettuali, artisti, musicisti e scrittori, luogo ideale per stimolare il suo sviluppo intellettivo. Tormentata dalla convinzione che suo padre avrebbe voluto un figlio maschio, inventa un alter ego maschile, Eric Avon, che la accompagnerà per tutta la vita.

Cinque anni dopo il suo esordio letterario con “Spirito d’amore” (1931), ottiene il suo primo grande successo con “Jamaica Inn”, portato sul grande schermo da Alfred Hitchcock.

Il sodalizio artistico con il regista continuerà con “Rebecca, la prima moglie” e, in seguito, con “Gli uccelli”.

Nominata Dame Commander dell’Impero britannico nel 1969, Daphne pubblicherà senza sosta i suoi lavori fino al 1981.

Shirley Jackson (1916 – 1965)

Nata a San Francisco nel 1916, Shirley Jackson è una delle più celebri e stimate scrittrici horror del novecento. Dotata di uno stile inconfondibile che ha ispirato persino Stephen King, Jackson è nota, tra gli altri, per due opere: “La lotteria” del 1948 e “L’incubo di Hill House” del 1959. Quando il New Yorker pubblicò “La lotteria”, la redazione fu sommersa dalle chiamate di centinaia di lettori che minacciarono di disdire gli abbonamenti al giornale. La verosimiglianza e la crudezza del racconto indignarono i lettori dell’epoca decretandone, però, un successo planetario nei decenni a venire.

Appassionata di esoterismo e collezionista di oggetti magici, Shirley Jackson consacrò la sua fama con “L’incubo di Hill House” (da cui è tratta la celebre serie di Mike Flanagan targata Netflix), uno dei più celebri racconti di fantasmi del ventesimo secolo.


Anne Rice (1941 – 2021)

Anne Rice, autrice statunitense famosa per la saga de “Le cronache dei Vampiri”, è una delle scrittrici horror più vendute al mondo. Con i suoi romanzi gotici, horror e fantasy ha rinnovato e modernizzato l’intero genere letterario. Sin dagli anni ‘70 del novecento, ha riportato in vita e dato nuova linfa alle atmosfere e ai personaggi tipici dell’ottocento: streghe, lupi mannari e, soprattutto, vampiri. I vampiri di Anne Rice conservano il fascino gotico ma acquistano un’identità più moderna, diventano lo specchio della società attuale, permeati di una profondità filosofica, psicologica ed esistenziale che va ben oltre la loro mostruosità. Dai suoi romanzi sono stati tratti il celebre film “Intervista col vampiro”, la recente serie tv omonima e la pellicola sequel “La regina dei dannati”, oltre ad aver influenzato l’iconografia moderna della figura vampiresca in tutti i prodotti successivi.

Paola Barbato (1971 – )

Ampliando il panorama dell’horror al thriller e ai suoi sottogeneri e volgendo lo sguardo alla nostra penisola, non si può che menzionare Paola Barbato. Classe 1971, nata a Milano e trapiantata a Verona, Barbato ha all’attivo numerosi romanzi di successo, tra cui quelli della trilogia composta da “Io so chi sei”, “Zoo” e “Vengo a prenderti”; dal 1999 viene annoverata tra gli sceneggiatori del celebre fumetto “Dylan Dog” e dal 2019 si dedica anche alla narrativa per bambini per “Il battello a vapore”.

Barbara Baraldi (1975 – )

Originaria dell’Emilia Romagna, Barbara Baraldi condivide con Paola Barbato l’esperienza come sceneggiatrice di “Dylan Dog”, di cui è anche curatrice dal 2023. Pubblica per Giunti editore la serie bestseller “Aurora Scalviati, profiler del buio”, con oltre 200.000 copie vendute, di cui fanno parte i romanzi “Aurora nel buio” (2017), “Osservatore oscuro” (2018), “L’ultima notte di Aurora” (2019), “La stagione dei ragni” (2021) e “Cambiare le ossa” (2022). Il suo ultimo romanzo è “Gli omicidi dei tarocchi” (2025), finalista al Premio Scerbanenco.

I suoi libri hanno ricevuto il favore della critica italiana e internazionale e sono stati pubblicati anche in altri paesi tra cui Spagna, Germania, Polonia, Inghilterra e Stati Uniti.

La letteratura orrorifica, in tutte le sue declinazioni, è un strumento di comunicazione potente che scava nell’animo umano e restituisce una radiografia, spesso impietosa, dei suoi aspetti più oscuri. Le donne dell’orrore hanno lottato per far sentire la propria voce e oggi, più che mai, siamo grate a queste coraggiose pioniere.

Articolo a cura di Gemma Rubino

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