Immagina di avere venti minuti liberi prima di preparare la cena, ma invece di aprire il file del tuo romanzo apri Instagram o TikTok. Quante volte ti è capitato? E, soprattutto, perché succede?
Beh, perché venti minuti sembrano ridicoli, è troppo poco tempo per scrivere, giusto?
Sì, se pensiamo di dover terminare tutta la prima stesura del romanzo.
No, se pensiamo di fare solo un piccolo passo in avanti verso il traguardo.
C’è una corposa differenza tra il pretendere di costruire una cattedrale in un giorno e iniziare a fare un progetto. La differenza sta nel fare il primo passo invece di pensare di avere troppo poco tempo o troppe poche energie.
Perché i film ci hanno abituato all’immagine dello scrittore che ha un pomeriggio o una giornata interamente liberi per dedicarsi al suo romanzo. La tazza di tè sulla scrivania, la finestra che dà su un bel panorama, nessuna notifica, nessun appuntamento, nessun dovere se non quello di terminare la storia. Ma la vita reale di uno scrittore è fatta di ritagli di tempo, famiglia, spesso e volentieri un lavoro che porta via energie, stanchezza accumulata e giornate che sembrano infinite e che quando finiscono non lasciano più nulla da spremere.
E qui entra in scena la procrastinazione.
Si chiama paralisi da saturazione. È la sensazione di sopraffazione che ci porta a rimandare un’attività con scuse trasversali (“non ho abbastanza tempo”, “stasera sono troppo stanco”, “ho troppe distrazioni”). Molti di noi conoscono questo mostro come le loro tasche e sanno che nasconde anche un paradosso che innesca un circolo vizioso infinito: non scriviamo perché guardiamo all’immensità del progetto e ci sembra che sia troppo impegnativo, ma il non scrivere ci fa sentire in colpa, facendoci sentire indietro e aumentando il peso del lavoro da fare.
Questo non significa che siamo pigri o che non ci piace scrivere, significa solo che siamo umani.
E qui, invece, entrano in scena i tarocchi.
I due archetipi che voglio prendere in esame oggi sono quelli del Mago e dell’Asso di denari.
Il primo come colui che agisce, opera con gli strumenti che ha a disposizione, senza aspettare il contesto ideale per farlo. Il secondo come il seme piantato, la costanza silenziosa dietro alla crescita.
Il Mago: creare con quello che hai sul tavolo
La praticità del Mago è quasi brutale nel distruggere qualsiasi tentativo di romanticizzare la scrittura. Per lui non esiste momento perfetto, ispirazione donata direttamente dal divino o un pomeriggio intero libero e Una stanza tutta per sé è un saggio di Virginia Woolf, non una condizione obbligatoria per scrivere.
L’arcano numero uno ci insegna a valorizzare i ritagli di tempo, anche quei quindici minuti avanzati dalla pausa pranzo in cui riusciamo a scrivere solo una riga sulle note del cellulare. Lo scopo non è terminare il romanzo, ma tenere vivo il nostro mondo e la scintilla creativa, non far spegnere la voglia di tornare sul capitolo e fare un passo (anche piccolissimo) in avanti.
Per quanto mi riguarda, l’insegnamento più prezioso del Mago, però, è stato quello sull’ispirazione. Lavorando con questo archetipo ho imparato che l’ispirazione non è il motore della scrittura, ne è il risultato: mettere le mani in pasta, agire, scrivere anche solo due righe fatte male sposta l’energia dalla testa alla pagina e mette in moto la creatività.
L’asso di denari: la potenza del piccolo passo
Terminare la stesura di un romanzo non è un’impresa eroica.
Per quanto ci piace pensarlo, un libro non è fatto da grandi gesti eclatanti, ma è la somma dei piccoli passi che, una volta fatti, ci sembravano insignificanti.
L’asso di denari è qui proprio per insegnarci il valore del poco alla volta: una singola azione quotidiana riduce la portata dell’opera finale e ci toglie dall’impasse (e dalla tensione ansiogena del circolo vizioso “non scrivo – mi sento in colpa – non scrivo”).
Del resto, i denari sono un seme di terra: concreto, parla di quotidianità, di costruire, di solidità. Ci aiutano a capire che sono meglio 150 parole scritte con addosso la stanchezza di una giornata che uno sprint di 5000 parole una volta al mese.
Fare un bilancio delle risorse
Ma quindi cosa possiamo fare per evitare di procrastinare?
Partendo dall’energia del Mago, possiamo tirare delle somme molto realistiche delle nostre giornate.
- Quanto tempo hai davvero a disposizione?
- In quali momenti la tua mente ha ancora energie e chiarezza?
- Quali compiti puoi rimandare e quali no?
- In quale momento della giornata puoi accantonare il telefono per un po’?
Dopo questo primo passo possiamo cedere l’azione all’asso di denari e ridurre l’obiettivo quotidiano finché non diventa abbastanza piccolo da essere quasi ridicolo (ad esempio: scrivere tre righe, aprire il file e revisionare un paragrafo). Questo toglie pressione all’atto di sedersi alla scrivania per scrivere.
In ultimo, è utile tracciare la costanza del gesto e non la quantità di parole scritte. La vittoria del giorno risiede solo nel fatto di aver piantato il seme.
La cattedrale si costruisce posando un mattone dopo l’altro.
Unire la praticità del Mago con la concretezza dell’asso di denari ci ricorda che un romanzo si scrive nei ritagli di tempo che tendiamo a sottovalutare.
Una parola alla volta.
Marzia



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