Il “fair use” della pirateria nel mondo dei libri

Come state ciurma di Calligrafe?

Perché ciurma? Perché in questi giorni ho letto almeno tre post sulla pirateria nel mondo dei libri. In molti, fra recensori, blogger e persino autori, hanno detto la loro in merito alla pirateria e a un ipotetico – mi viene da coniare questa espressione – “fair use” della cultura che si ottiene attraverso la lettura.

È evidente che i prezzi, negli anni, sono aumentati. Prima – parliamo prima dello scoppio della guerra in Ucraina e forse anche qualche anno prima – le edizioni di pregio stavano sui venti euro e un libro, anche di nuova uscita, lo portavi a casa fra i 14 e i 16 euro, senza troppi patemi d’animo. Ora le cose sono drasticamente cambiate. Se da una parte il rincaro sembra giustificato da copertine scintillanti e sprayed edges, non si può ignorare che anche la narrativa più “esteticamente anonima” ormai sia ben assestata sulla ventina di euro a copia. Persino i libri in edizione super economica, quelli da acquisto last minute prima di salire sul treno, sono aumentati di prezzo (da circa tre o quattro euro al doppio).

La letteratura è diventata un lusso?

La proliferazione dei post in merito al costo dei libri sta a significare un dato evidente: siamo arrivati a un punto di saturazione.

L’indignazione nei confronti del costo degli ebook è ormai consueta, quasi un trend. Autori come Dan Brown o Stephen King vengono pubblicati in digitale con prezzi scoraggianti. Dietro questi ebook così esosi è evidente una strategia di protezione dell’acquisto di copie cartacee, con un intento, in parte, anche etico, se si pensa che più copie cartacee vengono vendute, più viene sostenuta la filiera e, di conseguenza, anche le librerie fisiche.

Non tutto ciò che si nasconde dietro un costo più alto dei libri, insomma, è necessariamente un danno della cultura capitalistica e di come ormai il vil denaro abbia fagocitato anche il bello dell’arte e l’importanza della letteratura. A corroborare questa tesi ci sono anche alcuni altri dati. Fino a un paio d’anni fa, infatti, il rincaro dei libri è rimasto ben al di sotto del tasso d’inflazione galoppante (e in parte è ancora vero, soprattutto per i libri scolastici, malgrado ormai si evidenzi una certa fatica delle famiglie italiane a stare dietro al caro libri) e anche lo stesso aumento delle materie prime è stato “sopportato” dagli editori prima che dai consumatori.

L’algoritmo delle vendite

Per parlare della situazione, però, dovremmo considerare il mercato editoriale come i social. Quando dicono che siamo noi a plasmare l’algoritmo, è vero. L’algoritmo non è brutto e cattivo e non ci odia; allo stesso modo il mercato non ce l’ha con noi e non ci vuole tutti ignoranti.

La verità è che sono molto diminuite le vendite. Si stampano meno libri, le tirature si riducono, e quindi le spese affrontate per una pubblicazione vengono distribuite su meno copie. Meno si vende, meno si trae dai lettori, più i distributori cercano di ricavare denaro dagli editori, aumentando i prezzi; lo stesso vale per le librerie di catena più importanti che impongono percentuali altissime agli editori per rivendere il libro (non è un caso che gli editori preferiscano vendere le copie in fiera oppure tramite acquisto sul loro sito di riferimento). Insomma, i costi per la produzione e la distribuzione dell’oggetto-libro sono aumentati su tutti i fronti, ma è anche colpa nostra che, alla base, abbiamo iniziato ad acquistare sempre meno. Meno lettori ci sono, più i lettori superstiti affrontano prezzi alti per coltivare la loro passione.

La pirateria ha senso?

Parlare di pirateria etica, nell’ambito culturale, è un argomento di scottante attualità. Sappiamo bene che si tratta di un reato, ma viene anche da dire: c’è qualche lettore forte che non ha mai letto un libro da uno scabroso PDF scaricato online? Non è mai capitato che, qualche volta, perché poco convinti di spendere soldi per il romanzo in questione o perché impossibilitati a comprarlo in altro modo (magari stiamo parlando di un fuori catalogo), non ci siamo avventurati online alla ricerca del file-tesssssoro da portare nella nostra libreria digitale?

Confessati i peccati, veniamo al nocciolo della questione. La verità è che io non riesco a definire etica la pirateria. Forse potremmo considerarla un male necessario, allo stato attuale. Ci sono alcune informazioni e alcuni testi, specialmente accademici, che hanno prezzi proibitivi, soprattutto per chi coltiva una passione o vuole documentarsi per scrivere un articolo e, quindi, a sua volta, fare divulgazione di cultura.

Parallelamente al mercato dei libri, non si può ignorare nemmeno quello che sta accadendo nel settore manga, in cui gli aumenti negli ultimi due anni sono stati evidenti (a seconda dell’editore, si oscilla fra un 10 e un 25% d’aumento). Fatichiamo a stupirci che moltissimi ormai seguano le storie seriali dei manga tramite scan o si rivolgano ai webtoon.

Al di là il male necessario e una certa comprensione ormai mostrata nei confronti di una pirateria moderata (ecco sì, lo dico da persona che compra tantissimi libri in libreria e quindi stento a considerare l’ebook trafugato o le scan come unica fonte di lettura), bisogna sempre considerare le alternative legali.

Alternative legali

Ci sono tanti autori e case editrici che cercano recensori e sono disposti a dare gratuitamente copie digitali (e non solo) in cambio di recensioni, ci sono ebook gratuiti e anche servizi come Kindle Unlimited che permettono, a fronte di una spesa relativamente bassa, di leggere molti libri al mese. In alcune città è ancora possibile fare affari con l’usato e ci sono eventi in cui libri destinati al macero vengono venduti a prezzi irrisori. Bisogna sempre ricordare di non usare il prezzo come scusa per non leggere e trarre il bagaglio culturale che un bene prezioso come la letteratura offre al suo fruitore.

Questione ambientale

In tanti parlano anche della questione ambientale e di tutti i danni che derivano da una distribuzione globalizzata dei libri cartacei. Si pensi a tutta la carta nuova che potrebbe essere risparmiata se tutti leggessimo copie digitali, ma anche all’inquinamento che deriva da un’eccessiva produzione di libri e da un trasporto indiscriminato degli stessi in giro per il mondo, a opera di colossi della distribuzione.

È un discorso sensato, ma fino a un certo punto, perché dovrebbe riguardare ogni (o quasi) bene di consumo e, in generale, la produzione massificata che contraddistingue la stragrande maggioranza dei beni che utilizziamo e acquistiamo quotidianamente.

Conclusioni

Ma soprattutto non possiamo ignorare l’elefante nella stanza: se tutti finissimo per leggere copie piratate, se davvero incentivassimo un cambiamento generalizzato nelle abitudini di lettura e la sparizione dei libri fisici, un intero settore verrebbe meno.

Chi ci dice che ci sarebbero ancora editori disposti a lavorare a libri di qualità?

Forse è vero, gli autori spesso lavorano per la gloria o per una passione che non possono mettere a tacere (questo è soprattutto vero in Italia, dove si guadagna poco o niente dalla vendita dei libri), ma non si può dire lo stesso per chi è addetto ai lavori e mette le sue competenze al servizio dell’opera.

Chiediamoci se davvero vorremmo vivere in un mondo in cui editori, tipografi, grafici, illustratori, editor, correttori di bozze non avrebbero più sbocchi lavorativi nel mondo editoriale. Sarebbe un mondo migliore? Non si finirebbe per appiattire il sistema, per avere soltanto copie di libri grezze e non lavorate?

Il capitalismo portato alle estreme conseguenze nel mondo culturale fa storcere il naso, è vero, ma siamo sicuri che non sia preferibile alla possibile alternativa?

È una domanda seria, su cui anche io voglio interrogarmi. Per certi versi, trovo che non funzioni quasi niente nella filiera editoriale italiana, che ci siano pochi sbocchi, che si punti troppo sulla scelta sicura e si faccia poco per influenzare il gusto del lettore, portarlo oltre. Ci si limita sempre ad accontentare il mercato, pur di avere un tornaconto economico. Eppure, a un mondo che già offre poche chance e pochi guadagni agli addetti ai lavori di questo settore faccio fatica a preferire un’ipotetica alternativa in cui il denaro è scomparso del tutto dal settore editoriale.

Articolo a cura di Giovanni Di Rosa

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