Sotto lo stesso tetto: le molte facce della scuola in Qui, solo qui di Christelle Dabos
Settembre porta sempre con sé il profumo del rientro a scuola e la voglia di interrogarsi sulle sue dinamiche. Per il nostro collettivo di calligrafe cercavo una lettura diversa per questo back to school: un testo lontano dai soliti racconti rassicuranti, che fosse surreale, a tratti disturbante e capace di scardinare le narrazioni convenzionali.
Parlare di Qui, solo qui di Christelle Dabos a distanza di anni dalla sua uscita è per me un’operazione intima. Ho letto questo libro subito dopo la sua pubblicazione e, a discapito dei pareri non sempre favorevoli e delle tante perplessità della critica, ho saputo apprezzarlo in tutta la sua imperfezione. Dopo aver amato alla follia l’universo de L’Attraversaspecchi ed essermi emozionata ad ascoltare l’autrice dal vivo nel suo panel e durante il firmacopie al Lucca Comics 2023, la curiosità di vederla alla prova con l’ambiente scolastico era fortissima.
Entrare nell’edificio scolastico di questo romanzo è come varcare la soglia di un micro-universo con leggi fisiche e morali proprie. L’edificio non è un semplice sfondo: scricchiola, vibra, sembra quasi respirare attraverso le sue tubature e assorbire le angosce di chi lo popola. Tra i suoi corridoi si muove una fauna di personaggi disorientati, ognuno con una propria strategia per affrontare la quotidianità tra i banchi.
Il parallelismo dei personaggi: l’arte della sopravvivenza

L’abilità di Dabos sta nel mostrare come l’istituzione scolastica modelli la psiche dei suoi abitanti, creando risposte opposte allo stesso ambiente:
Iris (La recluta): Affronta la scuola con il terrore dell’invisibilità. Per lei la transizione alle medie è una discesa in un labirinto di cui non conosce le mappe: cerca di integrarsi, ma ogni passo rischia di farla sprofondare nella gerarchia sociale.
Pierre (Il capro espiatorio): Vive l’aula come un luogo di isolamento. La sua risposta alle pressioni dei compagni è un doloroso ripiegamento interno; affronta le giornate subendo la tossicità del gruppo e aggrappandosi a piccoli rituali per non spezzarsi del tutto.
Madeleine (La dominatrice): Capisce le regole del gruppo e sceglie di manovrarle. Affronta la scuola con la manipolazione e l’esclusione altrui: per lei l’attacco è la sola difesa contro il rischio di diventare una vittima.
Gaspard (Il cinico): Si scherma con l’ironia e la distanza emotiva. Guarda la scuola con disincanto, usando il sarcasmo come un’armatura per non farsi travolgere dalle tensioni circostanti.
La Supplente (L’adulta impotente): Rappresenta il divario generazionale. Entra in aula con intenzioni didattiche tradizionali, ma affronta l’ambiente nell’ignoranza totale delle dinamiche sottili che governano i ragazzi, risultando del tutto inefficace come figura di mediazione.
Recensione: tra cliché americani e surrealismo francese
Leggendo il romanzo si nota subito un’interessante contaminazione estetica. L’impianto della storia richiama da vicino il classico coming of age della narrativa scolastica americana — fatto di armadietti, gerarchie spietate, club di studenti, “popolari” contro emarginati —, un immaginario visivo ben diverso sia dalla tradizione scolastica italiana sia da quella francese.
Tuttavia, Dabos non scrive un semplice teen drama d’oltreoceano. Da autrice francese con una spiccata sensibilità fantastica, spoglia il modello americano del suo patinato realismo e lo reinterpreta attraverso una lente surreale e fortemente simbolica. La scuola diventa una metafora universale di qualsiasi sistema sociale chiuso: non importa che assomigli a un middle school statunitense, perché la paura di non essere accettati, l’omertà del gruppo e la difficoltà di comunicazione con il mondo adulto sono dinamiche in cui qualsiasi lettore può rispecchiarsi.
Seppur spiazzante e non privo di asperità narrative, Qui, solo qui si rivela un’esplorazione intensa e sfaccettata della vita scolastica. Una lettura magnetica, imperfetta e dolorosamente lucida, perfetta da riscoprire e decostruire insieme proprio all’inizio di questo nuovo anno.
Articolo a cura di Lucrezia Porta



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