Racconti di passaggio: Dentro il bosco delle Krivapete di Michele Scarsini

31 Ottobre 2026 ·

​”In Friuli, nelle valli del Natisone, la tradizione popolare racconta delle Krivapete: leggendarie donne dei boschi dai piedi voltati all’indietro, una particolarità che usavano per confondere le tracce. Custodi di un sapere antico, sapevano insegnare l’arte della terra ma erano pronte a punire la presunzione umana. In passato, nella notte di Ognissanti, il velo si è incrinato: alcune persone hanno cercato di catturarne una in un bosco, dando vita a una storia mai udita prima in cui il cacciatore diventa la preda.”

Se non fosse che mi stai simpatico, lì, penzolante su quell’albero, ti avrei già ucciso. Come dici? Cosa ho fatto ai tuoi amici?

Niente di che. Scherzavo! Gli ho solo indotto un sonno profondo, così la finiscono di blaterare sciocchezze: oggi faremo la storia! Faremo una foto a quel mostro dai piedi storti. Vedrai che ne troviamo una nel bosco. E con un po’ di fortuna la portiamo in paese.

Pensavate veramente di soggiogare una Krivapeta? Sciocchi presuntuosi.

No, tranquillo. Non ti farò del male. Pensi veramente che possa uccidere qualcuno?

Beh, hai ragione. Ma non oggi. È la notte di Ognissanti. Troppo scontato. Invece vorrei fare qualcosa di diverso, qualcosa che voi bestie avete dimenticato: ascoltare.

Ora finisci di dimenarti, tanto la notte è lunga.

Ah sì, all’alba deciderò se potrai tornare insieme ai tuoi amici nel vostro mondo o rimanere nel mio. Quindi, amico mio, è meglio che usi le tue forze per farmi contenta.

Bravissimo. Vedo che ci capiamo. Ora parla.

Santissima terra madre, ti ho detto di parlare, non piangere. Le tue lacrime non faranno crescere un bel niente. La finiamo qua?

Bravo. Cosi ci capiamo. Esagerato.

Lo so che tu volevi tornare indietro. Infatti sei quello sveglio, in tutti i sensi. Scusami la freddura, ma sai, è da molto tempo che non parlo con voi. Ormai è lontano quel tempo in cui andavamo d’accordo, dove vi si insegnava a fare il pane, a coltivare il grano, a curarvi con le erbe. Quante cose insegnate, quante cose dimenticate. Tutto per quella vostra voglia di sapere, di espandervi. Oltre ciò che la natura vi ha dato. Roditori di confini sacri, sprezzanti del vostro intelletto, limitato al solo vostro ego.

Noi lo sapevamo, lo sai.

E infatti vi abbiamo insegnato tanto, senza l’ultima briciola che vi permettesse di sapere tutto. In passato, ad alcuni di voi importava capire cosa si nascondeva nei nostri silenzi. Cosa poteva nascere dallo studio dei nostri suggerimenti. E quelle persone hanno prosperato. Ma ora, guardati.

Tu non sei come loro? Veramente? E perché mi bracchi allora?

Una scommessa. Madre divina. Un scommessa. Nella notte delle notti. Vi siete ridotti proprio male.

Addirittura ti dispiace.

Fatti vedere bene. Fammi vedere i tuoi occhi. Non mentono. Ti vedo.

Ho una proposta per te. Visto che vi piace tanto: una piccola scommessa, prima che l’alba avvolga questo bosco con i suoi colori.

Ma prima, ti libererò e tu mi accompagnerai al piccolo lago poco dopo quel cumulo di sassi pieni di muschio.

Come te lo devo dire: non voglio ucciderti! Lo avrei fatto da parecchio tempo, se lo avessi voluto.

Ti reputi diverso? Dimostralo.

E se scappassi? Forse non hai ben chiaro che i miei poteri vanno ben oltre le vostre tecnologie. La tua casa verrebbe distrutta, tutto ciò che ha una minima importanza nella tua vita verrebbe rasa al suolo, che si tratti di cose o di persone, poco importa. Dovresti conoscermi meglio prima di pormi domande così sciocche.

Esattamente. Non hai scelta. Devi seguirmi. Volevo mantenere un certo romanticismo di fondo, una certa eleganza nella forma, ma alla fine ho perso il tatto. Scusami. E che a stare sole si diventa irascibili.

Ora però ti libero da quella corda. Spero che la forza di gravità abbia portato il giusto flusso di sangue in testa per renderti più intelligente.

Che strazio che sei. Ti lamenti e basta.

Ti sei solo fatto male alla spalla.

Ti ho detto che ti liberavo, non che questo non avrebbe avuto conseguenze. Dopotutto siete umani. Certe cose proprio vi viene difficile capire.

Ora seguimi.

Attento a quella radice.

Certi tuoi antenati ci inciampavano sempre e un giorno volevano estirparla. È meglio che non ti racconto questa storia.

Comunque eccolo li. Il laghetto.

Siediti pure.

…

…

Cosa mi stavi dicendo?

Scusami. Ma in questo luogo ho tanti ricordi. Tante amiche Agane, streghe dell’acqua mia amiche che ormai non ci sono più.

Già, esistono pure loro. Ma sono quasi tutte scomparse.

Come mai? Preferiscono vivere da altre parti. In altri mondi. Ma ogni tanto, come io adesso, faccio ancora visita a voi umani, e ogni volta faccio un gioco con ognuno di voi.

Come mai non ne sai niente?

Certi misteri rimangono confinati dietro il velo. Ho deciso. Sei pronto?

Non rimanere li come un sasso. Ce ne sono abbastanza già qui in giro. Rilassati. Sei pronto al gioco. Sei pronto alla scommessa?

Bene!

Tieni questa spazzola e pettinami i capelli. Non fare storie e fai quello che ti dico.

Bravo!

Ora butta la spazzola nel laghetto.

Le vedi quelle increspature? È la tua vita.

Se recuperi il pettine e me lo ridai ti regalerò cose che non ho mai detto a nessun umano. Cose che possono cambiare il corso della tua esistenza. Della vostra esistenza.

Ti fidi di me?

Ma se vorrai, potrai  tornare dai tuoi amici e tutta questa notte non sarà mai esistita.

Come me d’altronde!

So essere magnanima.

Tocca a te scegliere.

…

…

…

Come immaginavo. Se n’è andato.

Ogni volta la stessa storia. Ci bollano come mostri e poi fuggono, travolti da ciò che la loro mente non è in grado di comprendere.

Ironico il destino di chi non ha più paura di nessuno, che non vede al di la del velo della superficialità. Pace o follia. Vita e morte.

La luce dell’alba ormai spunta all’orizzonte. La notte di ognissanti è finita. Svegliatevi tutti. Tornate alle vostre case. Uccidetevi tutti, ragazzi miei.

Di Michele Scarsini

Il racconto che avete letto è stato scritto dal vincitore della challenge “Halloween Tales”. Racconti di passaggio torna prossimamente, in un formato del tutto diverso. Per il momento, facciamo i complimenti all’autore vincitore.

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