Tra fantastico e realtà: riviste indipendenti e racconto breve a Perturbanza

Le realtà editoriali indipendenti rappresentano oggi uno spazio fondamentale di confronto, sperimentazione e produzione culturale. In questo contesto si inserisce l’incontro che si è tenuto a Pisa presso Pontederry, che ha riunito tre collettivi impegnati in ambiti diversi ma accomunati dalla volontà di costruire percorsi condivisi di scrittura, ricerca e pubblicazione.

Il Collettivo di Calligrafe ha partecipato all’evento come ospite, presentando il proprio progetto editoriale e raccontando il lavoro che il collettivo porta avanti attraverso le sue pubblicazioni e le attività culturali che lo accompagnano.

In questo articolo proponiamo un breve estratto dell’intervento dedicato alla nostra realtà e alla riflessione sviluppata durante l’incontro.

Sabato 28 febbraio, in occasione di Perturbanza, abbiamo organizzato un incontro in cui hanno partecipato appassionati di arte visiva e scrittoria, lettori e autori del fantastico, del perturbante e di tutte quelle storie strane che ci affascinano, che ci fanno accapponare la pelle e che ci danno anche spunti di riflessione su varie tematiche.

Insieme ad alcune riviste indipendenti che abbiamo invitato per l’occasione e che si impegnano nella divulgazione di racconti e saggistica, ma anche di approfondimenti sui differenti temi letterari, ci siamo addentrati nel panorama della narrativa speculativa, in particolar modo sul racconto breve.

Ma di cosa si tratta? E perché sentiamo l’esigenza di confrontarci su temi faticosi come il raccontare la sofferenza, la morte, la malattia in una forma letteraria in cui, al centro, c’è la rappresentazione esasperata e immaginaria della società reale in cui viviamo?

Letture di nicchia? Sicuramente.

Letture d’evasione? No davvero.

La narrativa speculativa è quell’arte letteraria che racconta la realtà da punti di vista differenti, immaginaridistorti. Ci offre spunti e riflessioni sulla realtà, rappresentata e descritta in chiave fantastica: l’horror, il weird, la fantascienza, il dark fantasy, sono i generi che guardiamo con più fascino e attenzione.

Perché ci interessa così tanto?

Viviamo in una fase storica in cui stiamo diventando dipendenti dai dispositivi elettronici: le nostre menti, i nostri occhi, le nostre orecchie sono tartassate continuamente da impulsi, immagini e voci che mostrano la crudeltà e la violenza del mondo.

La degenerazione della società è sotto gli occhi di tutti: guerre, sofferenze, atrocità, stupro della natura, malattie incurabili, nocività diffusa, cose che non funzionano come dovrebbero, storture incomprensibili ma tangibili che ostacolano un vivere sereno, pacifico.

Insomma, viviamo in un mondo che non ci rappresenta e che ci fa stare male.

Eppure, sembra quasi che ci stiamo abituando ai malfunzionamenti, ci siamo desensibilizzati all’abuso e all’atrocità che ci viene offerta, imposta.

Ma allora, perché ricerchiamo tendenze similari, anzi, esasperate, nella speculative fiction? Perché ci piacciono i racconti dell’orrore, distopici, bellici, strani? E perché immaginare mondi simili al nostro, ci può dare la possibilità di riflettere sul qui e ora, una volta chiuso quel libro che ci ha fatto vibrare il petto o smosso qualcosa nelle viscere?

Dall’incontro di Perturbanza ne sono nate varie interpretazioni e ci siamo scambiati punti di vista diversi. Il dibattito è stato davvero animato, partecipato. Forse, abbiamo captato un interesse notevole. C’è stata una gran voglia di esprimersi, indubbiamente.

Il testo completo è disponibile al seguente link: https://pontederry.wordpress.com/2026/03/03/perturbanza-appunti-sullincontro-riviste-perturbanti-e-dove-trovarle/

Articolo a cura di Lucrezia Porta

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