Nel corso delle ultime vacanze, mi è capitato di assistere alla lettura di un’opera drammaturgica, a firma di una mia cara amica. La lettura era inserita nella manifestazione “Corra la voce”, una rassegna sotto l’egida del comune di Catania, che ha dato lustro e spazio a giovani autrici di talento.
L’opera letta, a cui ho assistito, aveva il titolo di Hunter ed è stata concepita da Vera La Rosa. Le tematiche della “fatica” teatrale di Vera mi hanno colpito e ho subito pensato che fosse il caso di parlarne su Calligrafe, perché gli argomenti e le modalità con cui Vera li ha affrontati sono attuali, sorprendenti e brillanti.
In attesa e con l’augurio che Hunter possa volare come opera teatrale, fatta e finita, con una messinscena completa, oggi proviamo a parlare con l’autrice della sua opera e di ciò che può essere rilevante per i lettori di Calligrafe.
Prima di tutto, però, serve una piccola sinossi di Hunter:
Fedra è una donna affetta da una grave forma di disturbo bipolare. Sposata con Teseo, marito assente troppo preso dai suoi impegni di lavoro, l’unica cosa che la tiene in vita sono le pillole per tamponare il suo disturbo e la presenza del figliastro Ippolito, di cui è da tempo innamorata. Ippolito è dichiaratamente un Incel ed è appassionato di caccia. Incel in inglese sta per involuntary celibate e sfoga tutta la sua misoginia sul suo canale YouTube, è convinto del fatto che le donne non meritino di esistere sulla Terra e, di conseguenza, ordirà un piano proprio per uccidere la sua matrigna, approfittando dell’ascendente che esercita su di lei. Tuttavia è ignaro del fatto che allo stesso tempo lei sta progettando lo stesso piano nefasto: sbarazzarsi del suo amante impossibile così da porre fine alle sue sofferenze. I due protagonisti, seducendosi a vicenda, moriranno sul loro letto di finta– forse- passione che si tramuterà in letto di morte.

- Prima di tutto, ci tengo a darti il benvenuto sulle pagine di Calligrafe, Vera. Vorrei che ti presentassi al nostro pubblico, come persona e artista. E ti chiederei subito: da dov’è nata l’idea di Hunter?
Ti ringrazio per questa bella opportunità. Hunter è nato, innanzitutto, dalla mia passione molto sviluppate per le tragedie greche soprattutto per “Ippolito portatore di corone” di Euripide, la trovo tra le più crudeli e fataliste e io che mi ritengo molto passionale non potevo non rimanerne colpita. Inoltre, sentivo l’esigenza di denunciare il movimento, ahimè, molto sviluppato degli “Incel”, nato negli Stati Uniti negli anni ’90 degli involuntary celibate, ossia giovani (e meno giovani) uomini che si definiscono “celibi involontari” perché non riescono ad intrattenere poca o nessuna relazione emotiva o sessuale con le donne e questa loro auto definizione li porta a una spiccata misoginia che conduce spesso e volentieri alla voglia di uccidere quante più donne possibili. Sarebbe un tema da approfondire, magari ne parleremo più avanti. Secondariamente è nato da un esercizio di drammaturgia svolto presso la Scuola di Scrittura e Storytelling – ormai Scuola Tiresia, con sede a Catania – in cui dovevamo obbligatoriamente inserire un brano musicale nella riscrittura di un mito classico. Che dire, il gioco è fatto.
- Una tematica cara sulle pagine di Calligrafe è quella attinente i tabù, le storie scomode. Alla fine della lettura, Angelo D’Agosta, che ha interpretato il tuo Ippolito, ha detto “se il teatro non ti smuove qualcosa, c’è un problema”. Allo stesso modo, io penso che la letteratura abbia il compito di smuovere le coscienze, che non si possa solo scrivere opere d’evasione. Cosa ne pensi? Perché, a tuo dire, è così difficile utilizzare il drammatico come catarsi e si cerca a ogni costo il rassicurante? Vorrei chiederti se pensi che una maggiore cultura della drammaturgia potrebbe aprire le menti e plasmare lettori e fruitori di opere più complesse e problematiche?
La drammaturgia in Italia non è una materia molto utilizzata. In Europa e all’estero la sfruttano decisamente di più, la approfondiscono maggiormente e ci sono molte più possibilità di studiarla ed esistono più spazi per sperimentarla. In Italia, ancora, si pensa erroneamente che il teatro e i copioni siano roba noiosa e solo per adulti, per gente “cresciuta” insomma… abbiamo molta strada da fare. Siamo in un’era comodista, in cui basta chiedere aiuto ad Alexa per accendere le luci e scaldarci il pollo nel forno. Il teatro ti chiede di alzarti e denudarti, ossia uno sforzo fisico ed emotivo. Chi ha il coraggio di farlo? Pochissime persone. Soffriamo di una mancanza di curiosità e la nostra resistenza a metterci in gioco a dir poco terrificante. Dico sempre che consiglierei a tutti di frequentare dei corsi di teatro e, successivamente, di scrittura drammaturgica per scoprire cose di sé sopite o mai viste. Ma se ne ha davvero il coraggio? Voglio davvero essere un essere umano migliore? Queste sono le domande che dovremmo porci tutti secondo me. Chissà, molto meglio a volte scrollare su Instagram e non pensarci più…o no?
- Tu hai creato due personaggi disfunzionali. Io, in scena, li ho visti rotti, con una differente consapevolezza e problematizzazione dei loro limiti. Fedra conscia della sua incompletezza e del dolore derivante da essa, Ippolito, invece, troppo impegnato a schermarsi dalla realtà per avere un’adeguata consapevolezza del proprio dolore e dei propri problemi. Quanto della società contemporanea è racchiuso in questi due personaggi? Quanto realismo trovi nelle loro azioni e quanto, d’altra parte, è frutto di un’iperbole drammatica?
Ce li ha donati Euripide e di questo lo ringraziamo tantissimo. Io ho avuto solo la voglia e il giusto tempo per riscoprirli e reinventandoli, accentuandone alcuni dolori e alcune critiche disfunzioni. Certamente portano dentro il cuore molti dei disagi del nostro tempo: l’incomunicabilità, la mancanza di un approccio al proprio corpo, alla sessualità ma anche ai vuoti emotivi di una persona, l’impossibilitò di prendersi cura dei propri disagi da soli come se avessero cinque anni. Sono adulti solo nell’involucro ma la loro testa e il loro cuore sono cristallizzati nelle loro pulsioni e fissazioni; non sono personaggi da cui prendere esempio ma sicuramente sono delle parti di noi di cui dobbiamo prenderci assolutamente cura.
Ho messo in loro tante azioni comuni come il chiamare per telefono il partner, andare a fare ginnastica, mangiare asiatico… tutte cose di cui potremmo parlare tutti su Whatsapp, anche per non distanziarli dal pubblico. Poi, certamente, ci sono molti azioni e pensieri che sono tanto esagerati, come l’andare a caccia per Ippolito, il pregare incessantemente un Dio indifferente ai dolori del genere umano, il riempirsi di pillole per Fedra per sfuggire al proprio dolore… o anche queste seppur esagerate sono infinitamente umane?
- È un’opera che finisce nella violenza. Una violenza non di genere, specifichiamo. Entrambi i personaggi sono violenti, entrambi vivono e si lasciano condizionare da tendenze distruttive. Ritengo che descrivere nell’arte la violenza possa servire a dare consapevolezza. Perché, secondo te, la cinematografia cerchi sempre di più di oscurare tali rappresentazioni? Secondo me, una buona storia deve insegnare e per insegnare occorre anche mostrare le brutture dell’animo umano. Per te raccontare la violenza è stato un atto di coraggio? O non ti sei posta il problema?
Sono molto d’accordo con te. Non c’è niente che non va mostrato, semmai c’è da chiedersi da cosa distogliamo lo sguardo per paura di poterne essere coinvolti in prima persona. Forse ormai i nostri occhi sono così assuefatti alle brutture che, piuttosto che non disegnare quadri osceni, preferiamo non vederli. Non mi ritengo una coraggiosa, comunque. Il coraggio è altro, è chi va in un campo di guerra a salvare bambini noncurante dei bombardamenti. La violenza si è raccontata da sola nel mio testo, ma più che quella visibile mi intimoriva la violenza che esercitano sulla loro anima e che li porta all’autodistruzione. Quella è un’altra cosa che, sicuramente, dovremmo cercare di evitare a tutti i costi.
- Nei romanzi che vanno per la maggiore, c’è spesso una romanticizzazione di personaggi e relazioni tossiche e disfunzionali. Nella tua opera, ho letto uno stretto filo rosso fra erotismo e proibito. Perché pensi che gli amori proibiti ci attraggano? Erotismo e distruzione sono due lati della medaglia forse pochi indagati, al di fuori della drammaturgia. Tu hai letto nella nostra società contemporanea una “pulsione di morte” collegata all’erotismo? Cosa ti ha ispirato? In che modo questo “dramma” parla dei nostri tempi?
Che bella questa domanda. Il proibito ci affascina perché porta novità e adrenalina, sappiamo che potrebbe ferirci o essere letale ma non possiamo evitarne la fascinazione. Speso siamo tutti attratti da ciò che non possiamo a vero o che non dobbiamo avere ma ci si trasforma in bambini capricciosi a volte e quindi facciamo di tutto per arrivare al nostro oggetto del piacere; probabilmente andiamo verso il proibito quando la nostra realtà o la nostra persona ci risulta noiosa o senza adrenalina e siccome non ci rendiamo conto che tutto ciò che vediamo o sentiamo è un miracolo attorno a noi allora vogliamo l’impossibile. Niente di più deleterio a volte. Dovremmo tutti rivedere la natura dei nostri desideri, potremmo essere costretti a cambiarli a volte. Forse l’unica cosa che dovremmo volere tutti è la pace e onestamente non c’è cosa di più attraente di questa. Invece, soprattutto ai giorni nostri, le attrazioni fatali – per persone e situazioni – ci sembrano irresistibili e volute da una Volontà Suprema a cui, improvvisamente, crediamo. Qualche settimana fa ho letto una riflessione per me illuminante: la pace è uno stato che devi smettere di abbandonare. Fedra e Ippolito non ci riescono, noi come genere umano abbiamo ancora qualche chance.
- Chiudiamo con qualcosa di più personale: quali sono i progetti futuri per te e per Hunter? Pensi che possa diventare una storia fruibile anche soltanto in forma scritta e raggiungere un pubblico più vasto?
Vorrei tanto, ma tanto vederlo in scena; non dico letto, ma proprio agito da veri interpreti. Ho anche due nomi che vorrei fare ma che per scaramanzia e per correttezza non voglio pronunciare. Quindi sì, vorrei vederlo recitato al 100%. In effetti mi fai riflettere sul fatto che Hunter possa anche cambiare forma di scrittura… perché no? Se ci penserò su e succederà qualcosa ne parleremo anche qui si Calligrafe!
Ti ringrazio per esserti prestata a queste domande, di sicuro non facili, ma che ritengo offriranno molto ai nostri lettori. Ti auguriamo il meglio per i tuoi progetti futuri.
Intervista a cura di Giovanni Di Rosa



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