Buongiorno, Marcello, e benvenuto su Calligrafe.
Mi ha molto incuriosito il modo in cui, in poche righe, sulle pagine di bookabook non soltanto parli della storia che hai scritto ma del perché l’hai scritta e dell’effetto che ha avuto su di te.
Prima di tutto, se vuoi, ti chiedo di presentare il tuo libro e la tua persona. Darci qualche dettaglio in più, oltre a quello che si può trovare sulle tue pagine.
Ciao. Mi chiamo Marcello e sono l’autore di Diario di uno stagista.
Ho scritto questo libro in un periodo particolare della mia vita. Un anno fa, all’improvviso, mi sono ritrovato su un’ambulanza e poi in terapia intensiva: miocardite acuta.
Da novembre 2024 ho trascorso quattro mesi a casa. “Non fare sforzi”, “il cuore deve riposare”. Le mie giornate erano scandite da medicine e Netflix. Non il massimo per una persona che, per lavoro, è abituata a viaggiare ed essere sempre in movimento. E poi c’era l’attesa, forse la cosa peggiore, di capire se l’infiammazione si sarebbe risolta o cronicizzata. La testa era sempre lì, al prossimo appuntamento in ospedale, alla prossima ecografia e al prossimo “ci rivediamo tra un paio di settimane”.
Avevo due possibilità: iniziare una nuova (l’ennesima!) serie TV o riscoprire passioni che avevo messo da parte a causa di una vita troppo frenetica. Ho scelto la seconda.
Non è stato facile mettere da parte paure e ansie per concentrarsi su altro. Richiede tempo. Ma, giorno dopo giorno, è diventato sempre più naturale. Così, arriva Diario di uno stagista.
È un libro che non nasce con l’obiettivo di essere pubblicato, ma scritto prima di tutto per me. Non vi preoccupate. Non è un testo pesante o eccessivamente introspettivo. Il tono è ironico e leggero, ispirato alle commedie romantiche dei primi anni 2000 con cui sono cresciuto. Incarna perfettamente la leggerezza di cui avevo bisogno in quei mesi.
Mi piacerebbe chiederti, viste le tematiche che affronta il tuo romanzo, cosa pensi – proprio fuori dai denti – dell’esigenza di sfondare, di quella sensazione che ti divora quando sai che devi farcela e che devi entrare in un certo ambiente, ma senti soltanto la fatica.
Come ha affrontato questa sensazione il tuo Tommaso?
Penso che siamo un po’ tutti Tommaso.
Ci sentiamo spesso come stagisti al primo giorno di lavoro: insicuri, fuori posto. Succede sul lavoro, ma anche con gli amici e, purtroppo, nelle relazioni.
Così finiamo per omologarci, per adeguarci all’ambiente e alle persone che ci circondano. Indossiamo maschere perché è più facile essere come tutti piuttosto che essere noi stessi.
Abbandoniamo ciò che ci rende unici e, lentamente, diventiamo trasparenti, senza una personalità davvero nostra.
Tommaso mi ha insegnato che per “farcela” non bisogna tradirsi. Al contrario, bisogna abbracciare la propria essenza. Solo così possiamo brillare e, forse, ottenere quel successo che rincorriamo. In ogni caso, non si perde mai.
Per te, Diario di uno stagista è stato il modo in cui sei riuscito a evadere da un periodo di convalescenza. Adesso che rapporto hai con la scrittura? Pensi abbia o possa avere sempre una finalità terapeutica?
Questo libro è indissolubilmente legato a quei mesi di convalescenza. Quando rileggo alcuni passaggi del romanzo, ricordo esattamente il giorno in cui li ho scritti e come mi sentivo in quel momento. Se dovessi scrivere un secondo libro, probabilmente nascerebbe da motivazioni diverse, ma con una consapevolezza che ho acquisito in questo lungo anno. Sicuramente mi piacerebbe continuare a raccontare le avventure di Tommaso.
C’è una parte della storia a cui sei particolarmente legato? Vuoi condividere con noi un piccolo stralcio o una citazione?
In realtà sono due.
La prima è quella in cui Tommaso non vede l’ora di evadere dal suo piccolo paese, trasferirsi a Milano e “cominciare la sua nuova vita”. Uso spesso questa espressione perché è esattamente ciò che provavo io subito dopo l’università.
La seconda non è una scena specifica, ma il rapporto che Tommaso ha con i suoi amici: il modo in cui si sostengono e si aiutano, soprattutto quando le cose non vanno per il verso giusto.
Dicci come possiamo leggere il tuo romanzo e, magari, anticipa ai nostri lettori cosa troveranno, in termini di emozioni o lezioni di vita, nella tua storia.
Attualmente il romanzo è in prevendita sul sito di Bookabook.
Chiunque lo acquisti riceverà la sua copia cartacea o ebook, ma affinché possa arrivare nelle librerie e negli store online è necessario raggiungere almeno 200 copie. So che non è semplice acquistare un libro che non si può ancora toccare o sfogliare. Siamo abituati a desiderare qualcosa, cliccare e trovarcela il giorno dopo in portineria. Qui si tratta di dare fiducia a una storia, a un autore esordiente e al suo progetto. Io spero che Tommaso riesca ad arrivare al cuore delle persone, così come è entrato nel mio.
Ti ringrazio per aver presentato “virtualmente” su Calligrafe il tuo romanzo e ti auguro il meglio per la tua avventura con “Diario di uno stagista”.
Potete acquistare Diario di uno stagista qui!
Sinossi:

Tommaso sogna di lavorare nella moda fin da bambino e, una volta laureato in giornalismo, immagina un futuro tra le pagine patinate di Vogue o Vanity Fair. Ma la vita ha un senso dell’umorismo tutto suo! Dopo mesi passati ad inviare curriculum, l’unica a rispondergli è TV News, un’emittente amata soprattutto da pensionati e casalinghe. Tra attacchi d’ansia, una bassotta che lo giudica in silenzio e amici pronti a rimetterlo in piedi ad ogni crollo emotivo, Tommaso scoprirà che il vero piano A è spesso quello che non abbiamo programmato. E, con sua grande sorpresa, imparerà a brillare proprio dove non avrebbe mai immaginato di farlo.
Perché ho scritto questo libro?
Lo scorso anno la mia vita è entrata in “modalità aereo” a causa di una lunga convalescenza. Avevo più paure che certezze. Tommaso è diventato il mio rifugio: ogni giorno, attraverso di lui, potevo evadere dalla malattia e respirare un po’ di leggerezza. Questo romanzo è diventato, senza che me ne accorgessi, uno dei più bei regali che mi sia fatto. Spero che per chi lo leggerà possa essere lo stesso: una piccola tregua ed una storia capace di strappare un sorriso.
Intervista a cura di Giovanni Di Rosa



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