Scrivere nel rumore: la vita degli autori emergenti

Vorrei iniziare questa riflessione da un’esperienza comune per gli appassionati di letteratura: entrare in una libreria, passeggiare tra scaffali carichi di libri, sfogliarne qualcuno, e magari tornare a casa con qualche nuovo acquisto. Sia iniziando subito una di quelle nuove storie che facendola finire nella cara vecchia pila delle cose da leggere, il nome stampato sulla copertina diventa parte della nostra quotidianità. È lì, sul dorso, quando guardiamo il libro sulla mensola, oppure in bella vista sulla copertina quando lo prendiamo per leggerlo. A volte è un nome straniero, altre magari italiano. Se la storia ci colpisce in modo particolare, potremmo anche cercarlo su internet, per saperne di più su quella persona: chi è, quanti anni ha, cosa gli piace fare, eccetera. Forse più comunemente, di lei o lui non sapremo mai molto.
In questo articolo, invece, siamo partiti proprio da questa domanda: chi sono gli scrittori e come vivono?
Ebbene, è molto probabile che, soprattutto quando non si tratta di bestseller chiacchierati bensì di libri “normali” o addirittura di nicchia, quella persona non faccia assolutamente la vita che immaginiamo quando pensiamo a uno scrittore. Sì, perché nella realtà le persone che riescono a vivere di sola scrittura sono poche, pochissime. Molte di loro arrivano a fine mese dedicandosi ad attività affini e più redditizie, altre facendo proprio tutt’altro.
Ma dunque, quando scrivere non permette di sostenersi economicamente… Come funziona? Lo abbiamo chiesto ad alcune autrici e autori emergenti, che ci hanno regalato le loro esperienze.

Federica, Margherita, Giovanni e Lucrezia: iniziamo a conoscere queste quattro voci con delle domande introduttive.

Parlaci di te: da cosa nasce la tua voglia di scrivere?
Per tutti, la scrittura è una necessità più che una scelta. Giovanni la definisce “una fortissima voglia di raccontare, una delle forme più intense di comunicazione per parlare di sé e diffondere le proprie idee”, menzionando anche come l’esigenza di raccontare sia per lui insopprimibile. Per Federica, invece, è un modo per condividere una passione e una parte di storia spesso trascurata in Italia, oltre che per emulare i grandi autori dell’Ottocento. Margherita parla di un bisogno intimo: dare forma a ciò che, altrimenti, resterebbe solo ricordo o domanda senza risposta. Lucrezia intreccia scrittura e musica: la sua Mitsuki, un alter ego nato nel suo spazio creativo Tomodachi, rappresenta il desiderio di rinascere e di immaginare nuovi mondi.

Hai dei romanzi, racconti, scarabocchi, sia che siano nel cassetto o pubblicazioni all’attivo?
Tutte e quattro le nostre voci hanno già lasciato tracce sulla carta (ma d’altronde si sa, a Calligrafe vi portiamo solo il meglio!). Oltre a dei lavori in self, Giovanni ha due romanzi pubblicati con editore (l’ultimo intitolato Noi tre), vari racconti su rivista e molti lavori nel cassetto. Federica conta tre romanzi e un racconto per bambini, mentre Margherita, dopo aver pubblicato un romanzo, un’antologia di racconti e un esperimento illustrato, sta lavorando ora a una storia ambientata in Giappone. Lucrezia pubblica Primo volo, la sua prima graphic novel (in collaborazione con Silvia Bessero), per poi continuare con racconti o poesie che pubblica sul suo blog, e ha anche un manga in arrivo.

La giornata tipo
“È una lotta contro la stanchezza. È frustrante dedicare alla cosa che amo di più solo un briciolo del mio tempo”.

Presentati i nostri attori, è il momento di entrare nel vivo della loro quotidianità. Le loro risposte rivelano i background più disparati, ma una sola costante: un equilibrio delicato e non sempre facile da mantenere.

Qual è la tua occupazione principale e quanto tempo ed energie ti occupa?
Federica fa l’avvocato, lavorando otto ore al giorno e trovandosi spesso esausta a fine giornata. Margherita sta completando la formazione come segretaria di studio medico dedicando varie ore allo studio, mentre Giovanni lavora in un’agenzia fiscale, mediamente eccedendo le quaranta ore settimanali. Lucrezia, invece, insegna musica e fa la docente di sostegno: tra prove e concerti, riesce in qualche modo a trovare anche spazio anche per l’allenamento fisico, perché “mente e corpo devono viaggiare insieme”.

Quando scrivi e per quanto tempo?
Lucrezia racconta che la sua scrittura “è tutta cuore e pochissima pianificazione: un flusso spontaneo che prende forma quando meno me lo aspetto”. Anche Federica si definisce una “mood writer” e scrive quando ne ha voglia, seguendo l’ispirazione del momento. C’è invece chi, nonostante tutto, prova a scrivere almeno una pagina al giorno, come Giovanni. Margherita approfitta delle ore serali, a volte solo per pochi minuti, più spesso fino a notte fonda.

Hai delle strategie o trucchi per far funzionare meglio il tutto? O magari uno strumento insostituibile (es. blocco note del cellulare)?
Qui i nostri autori si dividono in due categorie: chi riesce a scrivere solo al computer (Giovanni), o chi invece ha un approccio più eclettico, come appuntare le idee sul blocco note del telefono o su un quaderno e poi, con calma, rielaborare tutto (Federica), o chi si spinge anche oltre. Margherita, insieme ai vari blocchi note, si sfida impostando un timer di dieci minuti in cui scrivere a raffica, oppure registra frasi e idee con il registratore vocale mentre cammina, catturando l’ispirazione del momento.

Le sfide
“Scrivere è il mio modo di resistere all’oblio.”

Qual è l’ostacolo più frustrante che incontri cercando di inserire la scrittura nella quotidianità?
Quando si è iniziato a parlare di difficoltà, c’è stata una grande parola chiave ad unire tutte le esperienze: stanchezza. Giovanni descrive la quotidianità come “una battaglia estenuante”, dove a farla da padrona è la difficoltà di trovare energie dopo giornate dalle otto alle dieci ore tra lavoro e impegni domestici. Anche Federica sente addosso la stanchezza: durante il fine settimana potrebbe scrivere a tempo pieno, ma spesso la fatica e il cattivo umore la bloccano, lasciando poco spazio all’entusiasmo e alla voglia di riempire il foglio bianco. In maniera davvero simile, Margherita parla di un conflitto continuo tra mente e corpo: il cervello vuole scrivere, il cuore anche, ma il corpo non è d’accordo. Lucrezia, invece, riflette sulla condizione di chi prova a emergere: “Ci sono giorni in cui non riesci a scrivere nemmeno due frasi, in cui tutto ti sembra banale. È la vita di uno scrittore emergente, fatta di sacrifici e di momenti di scoramento, ma anche di piccole rinascite”.

Perché continui a scrivere nonostante tutto?
Di fronte a questa domanda, forse la più significativa dell’articolo, gli scrittori hanno scelto di non nascondersi e far davvero vedere una parte profonda di se stessi. Le risposte diventano dunque quasi confessioni molto personali.
Federica ha definito la scrittura una necessità vitale: “Scrivere è come respirare, non riesco a immaginare una vita in cui non creo mondi letterari”. Margherita la vive invece come una forma di resistenza, di memoria. Non mettendo le storie sulla pagina, rischiano di sparire, e lei dice di voler lasciare qualcosa a chi verrà dopo, come altri hanno fatto prima. Lucrezia, invece, vede la scrittura come una ricerca di qualcosa capace di emozionare e, di conseguenza, una forma di connessione con gli altri, che faccia diventare le sue storie parte dei suoi lettori. Giovanni chiude infine con una frase caustica, che non lascia scampo: “[Scrivo] Perché non voglio morire”.

In conclusione
“Ho la possibilità, con le mie parole, di far sentire qualcuno a casa, anche solo per un momento.”

Per quanto riguarda il futuro e il concetto stesso di “artista emergente”, le opinioni si biforcano nuovamente. Giovanni ha uno sguardo disincantato: “Emerge chi ha la piattaforma giusta, più che chi ha talento. Scrivo non per sperare in un riconoscimento, ma perché non potrei farne a meno”.
Margherita, al contrario, ne coglie il lato luminoso: “Essere scrittori emergenti significa anche avere la libertà di sperimentare, di cercare la propria voce senza filtri. È un cammino in salita, ma ogni passo è un modo per affermare la propria esistenza”.
Forse, alla fine, è proprio questo il punto in comune tra tutte le persone che scelgono di dedicarsi seriamente a una pratica artistica, nonostante la fatica di conciliarla col lavoro e le sfide quotidiane: continuare a farlo anche quando sembra impossibile, per un’esigenza che cresce da dentro.

Giovanni: “Ci sono cose che nessuno traduce a parole, che accettiamo vivano solo nella memoria. Ma io sono osceno e non accetto che questi pezzi di vita scivolino via, se ne vadano col tempo per poi ritornare nei disperati momenti in cui non abbiamo alternative presenti ai ricordi passati.” – Noi tre di Giovanni Di Rosa
Margherita: «Sopra le loro teste, le nubi si erano diradate, come se un assorto dio Mercurio le avesse scostate con il suo caduceo, mentre i raggi del sole andavano a riflettersi sull’acqua cristallina della cascata. Un vento nuovo soffiava sulla selva, forse da ponente, che tiepido e leggero sfiorava le fronde degli alberi e i ciuffi d’erba: la Primavera stava tornando.» – La Primavera, racconti inediti del Il segreto di Amina (antologia racconti)

Articolo a cura di Alessandro Mezzavilla

Link ai lavori dei partecipanti e/o al profilo social.

Giovanni:
Noi tre su Amazon
Instagram
Tiktok

Lucrezia:
Primo volo su Amazon
Tomodachi su Facebook
Instagram

Margherita:
Instagram
Linktree

Federica:
Tiktok
Neve su Amazon

Una replica a “Scrivere nel rumore: la vita degli autori emergenti”

  1. […] Nell’articolo di ottobre di Alessandro Mezzavilla, alcuni autori hanno raccontato cosa li spinge a dedicare interi momenti delle loro giornate alla scrittura: la voglia di raccontare, un modo per parlare di sé; o ancora, per passione o per, in qualche modo, rinascere. Quella lettura mi ha stimolato molto e ho pensato di approfondire alcuni temi emersi dalle loro parole, partendo anche dalla mia esperienza di scrittore alle prime… no, le armi non mi piacciono. Diciamo a partire dai miei primi tentativi di buttare giù delle storie per lo meno decenti e leggibili. […]

    "Mi piace"

Lascia un commento