Stranimondi, il weekend che trasforma Milano e la trasporta in un’altra dimensione. Da ben undici edizioni si svolge alla Casa dei Giochi il festival del fantasy e della fantascienza, un punto di ritrovo fisso per tutti gli appassionati dei generi e più.

Tra le pareti dai colori accesi e le teste di drago, non si può dire che entrare in questa fiera non sia immersivo. Nell’aria si respira pura magia e il programma non è da meno.
La fiera si articola in questo modo. Si comincia con il “Salone Arancio”, la sala principale e più grande, che è sempre affollata e ospita il maggior numero di case editrici – ben ventitré –le quali si ammassano l’una sull’altra a causa il poco spazio a disposizione sui tavoli. Proseguendo nelle sale più piccole, ci sono la “Sala Gialla”, la “Sala Verde” e la “Sala Rossa”. Tutte e tre ospitano cinque/sei editori, ma presentano gli stessi problemi del “Salone Arancio”. (Menzione importante va fatta ai poveretti di Fucine Editoriali, formalmente segnati nella “Sala Gialla” ma dimenticati nel corridoio davanti a questa, in penombra e illuminati solo dalla versione gigante della lampada della Pixar. Mi hanno fatto molta tenerezza.)
Tornado al resto dell’esposizione, passiamo alle sale dedicate agli incontri. Sono ben quattro – “Sala Blu”, “Sala Viola”, “Sala Azzurra” e “Sala Nera” – che vedono un via vai costante di partecipanti ai vari panel. Quest’anno ce ne sono stati parecchi – trentatré sabato e trenta domenica – e di vario tipo: si è spaziato da presentazioni di nuove uscite, incontri di informazione su diversi temi e “chiacchierate intorno al tavolo con un ospite”. Tre di queste sale si trovavano in fondo al “Salone Arancio”, mentre una – quella “Azzurra” – si trovava fuori in un tendone coperto. E da qui, parte una mia piccola critica.
Come si può intuire dai paragrafi sopra, il problema che si ripresenta ogni anno a Stanimondi è l’utilizzo dello spazio a disposizione. Premettendo che La Casa dei Giochi sia un edificio piccolo di per sé e che non si possono certo spostare i muri come nelle case dei Sims, non si può nemmeno giocare a Tetris con le persone. Per chi non c’è mai stato, una regola: vestirsi a cipolla e pregare di non beccarsi un malanno. Nelle ore più “calde” – cioè quasi tutte tranne il tardo pomeriggio – la cappa che si crea è paragonabile all’afa estiva a causa della grande quantità di gente e, giusto per rimanere in tema, nella “Sala Arancio” si è costretti a camminare lateralmente come granchi per riuscire a passare. Per riuscire a vedere anche solo la copertina dei libri a volte c’è da sgomitare, figuriamoci cercare di leggerne la quarta di copertina!
Nelle salette la situazione non è molto diversa. Da granchi si passa ad essere vestiti nella centrifuga della lavatrice: i quattro tavoli occupati dagli espositori accolgono i lettori e li intrappolano in un cerchio perpetuo da cui si fatica ad uscire – e a volte persino entrare. La fortuna di queste sale più piccole dovrebbe essere la presenza delle finestre, ma questo non equivale ad un passaggio costante di aria fresca. Insomma, un’ottima dimostrazione del fatto che gli esseri umani sono delle stufette ambulanti.

La domanda che mi sono posta io – e come me, molte altre persone – è: perché non utilizzare gli spazi esterni? Attorno all’edificio c’è un bel giardino anche abbastanza in piano su cui si potrebbero mettere dei gazebo e continuare l’esposizione lì. Non dico di fare come per la “Sala Azzurra” che è addirittura pavimentata, ma passare là dentro un giorno intero – e non oso immaginare due giorni – è a tratti insostenibile. Dare più respiro a lettori e C.E. penso che migliorerebbe di molto l’evento. Che sia un problema legato al fatto che La Casa dei Giochi non disponga di abbastanza gazebi e/o tendoni? È una questione di sicurezza?
Mettendo ora da parte la questione spazi, Stranimondi rimarrà sempre una di quelle fiere da appuntamento fisso ogni anno: essendo più settoriale come generi esposti, permette anche a piccoli editori e autori di mettere in mostra il loro catalogo a lettori affamati di novità. Avere modo di parlare con gli autori, poi, è per me qualcosa di preziosissimo e qui l’occasione non manca mai. Inoltre, grazie al bookstagram, ho avuto modo di conoscere tantissime persone che condividono la mia stessa passione per i libri – sia da lettori che come scrittori – ed è anche grazie a loro se queste giornate di fiere e festival sono memorabili.
Articolo a cura di Alice Conti.



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