Cari calligrafisti, oggi proviamo a essere utili per tutti coloro che si cimentano con la penna. Non ci scordiamo mai che questo portale si rivolge anche e con affetto particolare agli scrittori e agli aspiranti tali.
Oggi vi diamo cinque brevi consigli per effettuare un primo self editing. I consigli vi potranno essere utili per rifinire la versione di una vostra opera, prima di inviarla a un editore o di partecipare a un contest.
Verificare di non aver separato soggetto e predicato con una virgola o altri segni di punteggiatura
Partiamo dalle basi. A volte, ci perdiamo nelle nostre idee e commettiamo un errore molto grossolano (e grave): finiamo per separare soggetto e predicato con una virgola.
Bisogna prestare attenzione, però. Se le virgole dipendono da un inciso, non c’è errore.
Mi avete seguito?
Ecco un paio di esempi.
Quando è incorretto: Anna, pregava Dio che la situazione cambiasse.
Quando non si incorre nell’errore: Anna, la figlia del conte, pregava Dio che la situazione cambiasse.
Nel secondo caso “la figlia del conte” è un inciso e la principale rimane “unita” e non facciamo quell’erroraccio brutto di separare immotivatamente soggetto e predicato.
Ricontrollare meticolosamente gli apostrofi
Un refuso in cui ci si imbatte è quello di mettere apostrofi dove non vanno e di metterli dove, invece, non andrebbero mai. Questo è un errore che capita quando si è molto veloci a digitare e una controllatina ulteriore sugli apostrofi non guasta mai.
Assicurarsi di essere stati coerenti con le scelte prese all’inizio
Se all’inizio, si è scelto di utilizzare una determinata punteggiatura per il discorso diretto, non si può, in seguito, utilizzarne un’altra.
In generale, la coerenza è fondamentale. Cercate anche di mantenere uniforme il tono di voce e di non alternare registri linguistici differenti (a meno che non sia giustificato da un cambio di punto di vista).
Aggiungerei: evitate di cambiare focus della storia nel corso del suo sviluppo. Una storia d’amore non può trasformarsi in un giallo e poi in un thriller e poi in un fantasy. Eventuali colpi di scena e mescolanze di genere sono da trattare e valutare con attenzione e ponderazione.
La D eufonica a sproposito
Da editor, questa la trovo in quasi ogni racconto che leggo. La d eufonica (ed, ad) va messa dopo congiunzioni e preposizioni solo quando la parola successiva comincia per la medesima vocale (ad Ancona – corretto) e non negli altri casi (ad Empoli – errato).
Dopo i due punti “less is more”
Bisogna ricordarsi che i due punti servirebbero a due scopi fondamentali (e solo a quelli):
- Introdurre un elenco
- Inserire una frase che chiarifica la precedente
Alla luce della funzionalità di questo segno di punteggiatura, bisogna verificare di non aver sbrodolato infiniti periodi pieni di altra punteggiatura dopo i due punti.
Esempio di utilizzo corretto:
Aveva svelato la trama del conte: voleva uccidere il nipote.
Esempio di utilizzo errato:
Aveva svelato la trama del conte: voleva uccidere il nipote, poiché gli aveva fatto un grave torto, quando lo aveva offeso durante il ballo dell’anno precedente.
Ricordatevi che potete dare le stesse informazioni con periodi a sé stanti e non c’è bisogno di condensare tutto quello che si vuole dire nello stesso periodo (questa è una sorta di consiglio bonus).
Articolo a cura di Giovanni Di Rosa



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