Racconti di Passaggio: “Che cos’è un Mostro?” di Agnese Caramanico

Racconto selezionato dalla call di Febbraio.

Tema: Mostri interiori, Paure e presenze che abitano la quotidianità.

Ognuno di noi cova dentro di sé un Mostro. Ogni organo del corpo umano può ospitarne uno.

Il cuore.

I polmoni.

Il Mostro nasce, cresce e si evolve insieme a noi, in una specie di rapporto simbiotico ospite-parassita. “Ma chi è l’ospite, e chi il parassita?”. A volte, non è facile né piacevole trovare la risposta a questa domanda.

C’è chi trascorre tutta una vita senza prendere coscienza dell’esistenza del proprio Mostro Interiore. C’è chi ne è completamente succube, e non accetta aiuti dall’esterno perché è il Mostro stesso a impedirlo, grazie a metastasi sviluppate troppo a fondo per essere estirpate.

C’è chi se ne vergogna, e tenta di seppellirlo in profondità facendo finta che non sia mai esistito (ma nascondere la testa sotto la sabbia non è una strategia vincente, perché ciò che spingi giù prima o poi ritorna su). C’è chi lo lascia correre libero, magari aspettando la luna piena o il favore delle tenebre, correndo il rischio di sentire sulla pelle un’autentica libertà.

Ma che cos’è che fa di un Mostro un Mostro?

Di certo, non l’aspetto. E so per certo che a ognuno di noi è capitato di incrociare i propri passi con un Mostro dal volto bello come un Angelo. Non sono le cose che ama, che odia o di cui ha paura.

Un Mostro non è tale solo perché “diverso” dal concetto di “normalità”, ma lo è nella scelta di devolvere al Male i suoi doni più grandi, i suoi talenti. Scegliendo di investire la sua energia potenziale in energia cinetica Oscura, che distrugge, non capisce, calpesta e divora con ingordigia e ignoranza.

Perfino il cuore più puro, se macchiato o spaccato a metà dal dolore, può tramutarsi nel più temibile dei Mostri. Dracula ha rinnegato Dio ed è diventato una piaga per tutta l’umanità. E tutto quando l’amore gli è stato strappato via.

«Mamma, ma quindi che cos’è un Mostro?» esclamò a un certo punto la bimba nascosta sotto le coperte. Sorrisi, forse avevo scelto una lettura troppo complicata per lei. Credevo stesse già dormendo, e invece voleva vederci chiaro in quella faccenda.

«Questa è proprio una bella domanda, Daisy…» le risposi incrociando le gambe. «Secondo te, che cos’è un Mostro?» le chiesi così a bruciapelo.

I suoi occhietti spuntarono fuori da sotto il doppio strato di coperte, poi anche la sua manina venne a galla per indicarmi qualcosa sotto il letto. Aveva persino paura di pronunciare quel nome.

«Dici quella ‘persona’ che vive sotto il letto?» bisbigliai.

Daisy fece cenno di sì con la testa.

Sorrisi di nuovo. La fobia dell’Uomo Nero si era diffusa tra i suoi compagni di classe più veloce di un’influenza stagionale, e in Daisy aveva attecchito incredibilmente bene.

«Sì, lui. Perché esce di notte per prendermi i piedi» sussurrò la piccola tornando a nascondersi sotto le lenzuola.

«Mmh, ho capito. È proprio dispettoso, vero?» commentai. Anche se nascosta, riuscivo a vedere che la bambina stava annuendo. «E se provassimo a lasciargli un messaggio?» le chiesi chiudendo la rivista che stavamo leggendo.

Di nuovo i suoi occhietti vispi fecero capolino da sotto la matassa di tessuti. «Prendiamo un foglio, dai. Gli scriviamo tutto, che ti fa paura perché ti vuole prendere i piedi, che sei preoccupata perché vive sotto il tuo letto, e che ti farebbe molto piacere se lui scegliesse un altro posto dove vivere» continuai a spiegarle mentre mi alzavo dallo sgabello per andare a prendere carta e penna.

«E dove potrebbe andare a vivere?» mi chiese Daisy, acciuffando con le dita paffute l’astuccio sul comodino, pieno di matite colorate.

«Non ne ho idea, ma grazie a questa lettera possiamo scoprire se si tratta di un Mostro cattivo o no!» esclamai tornando a sedermi vicino a lei.

«Ma esistono anche Mostri buoni?» domandò la piccina iniziando a pasticciare lettere e disegnini sul foglio.

Un velo di malinconia si posò sui miei occhi, ricordando che una volta quella domanda la portavo nel cuore anch’io. «Certo che sì, e se la ‘persona’ sotto al letto lo è, vedrai che farà subito i bagagli dopo aver letto il tuo messaggio». Annuii con l’espressione più convinta che riuscivo ad assumere in quel momento. La bimba sembrò convincersi della validità dell’intera faccenda, e riprese a scribacchiare.

Dopo aver posizionato il messaggio scritto sotto il letto di Daisy, stavo per darle la buonanotte quando tutto d’un tratto lei mi domandò: «Mamma, ma papà quando torna?».

Le diedi un bacio sulla fronte e le rimboccai le coperte. «Presto, amore. Papà tornerà presto, tra qualche giorno lo potrai riabbracciare forte forte» risposi sorridendo.

Daisy sorrise a sua volta e si mise buona in attesa del sonno.

Spensi la luce della sua cameretta, e mi fermai vicino alla finestra ad osservare il cielo. La luna piena cominciava lentamente a svuotarsi, ma la sua luce era ancora sufficiente a far risplendere la neve sulle cime aguzze dei monti.

«Papà tornerà presto, non appena gli effetti del plenilunio avranno fatto marcia indietro» sussurrai tra me e me.

Un ululato profondo si levò dal bosco sulle pendici delle montagne. Per me, mio marito non sarebbe mai stato un Mostro. Lo erano molto di più le persone ignoranti e maldicenti che vivevano nel circondario. Quelle erano i veri Mostri, per me.

Che cos’è un Mostro? Una questione di prospettive, un gioco di ombre e luci.

Scritto da Agnese Caramanico (@ilcalderonediodino)

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