Il ritorno del Cozy Gothic – perché ci stiamo innamorando dei mostri gentili

Il gotico nasce per disturbare.

È il genere della soglia instabile tra ciò che è familiare e ciò che non lo è più, dello scarto tra normalità e perturbante, dell’inquietudine che non offre consolazione. Vive di silenzi compressi, case che incombono, presenze che non rassicurano.

Il suo compito non è mai stato quello di calmare: serve a disarticolare, a spingere il lettore fuori dall’equilibrio.

Eppure oggi il gotico sembra tornato in una forma radicalmente diversa: si è fatto “cozy”.

Nel Cozy Gothic restano le atmosfere cupe, le dimore isolate, le ombre e le creature notturne. Ma cambia la funzione emotiva: le case infestate diventano rifugi, i fantasmi sentinelle, i vampiri malinconici non più predatori ma presenze dolenti e rassicuranti.

Il buio non turba più… e finisce per accogliere. Ed è qui che si apre la prima vera domanda: cosa resta del gotico quando l’ombra smette di disturbare?

Ho letto romanzi gotici proprio per quella tensione mentale che il genere sapeva generare: non la spettacolarizzazione della paura, ma la sua lenta sedimentazione; non l’ornamento sentimentale, ma la pressione emotiva.

Non mi ha mai convinto il cosiddetto gotico “romantico”, inteso come mera messa in scena estetizzante del buio.

Qui non parliamo di romanticismo come racconto d’amore, ma di qualcosa di diverso: la romanticizzazione e ipersessualizzazione del gotico – un processo di edulcorazione che addolcisce ciò che nasce perturbante.

Un buio trattato non come esperienza limite, ma come accessorio narrativo: non i Baci Perugina (che almeno sono buoni), ma quei cioccolatini da discount, scuri fuori e zuccherosi dentro.

Questa trasformazione non è improvvisa.

Il primo grande snodo popolare è il successo di Twilight (2005). Con la saga di Stephenie Meyer il vampiro, emblema di alterità predatoria, viene ricodificato come oggetto di mera attrazione fisica. Il mostro non deve più inquietare: deve essere amato.

La tensione gotica svanisce e di essa non resta che un pallido – anzi sfavillante, come la pelle di Edward sotto il sole – ricordo.

Da qui nasce una lunga stagione editoriale di dark romance o gotico Young Adult: vampiri e licantropi convertiti in fidanzati tormentati, ambientazioni lugubri ridotte a fondali estetici per narrazioni sentimentali.

La paura smette progressivamente di funzionare come esperienza narrativa autonoma: resta atmosfera, ma perde incisività.

Quando questa formula arriva a saturazione, il processo muta direzione: non più eros gotico, ma conforto gotico.

È qui che nasce il Cozy Gothic contemporaneo: non più il vampiro-amante, ma il mostro-custode; non più tensione sentimentale, ma rifugio emotivo nell’ombra.

Nel Cozy Gothic restano i simboli del genere, ma vengono neutralizzati.

La casa infestata protegge invece che minacciare.

La creatura notturna consola, anziché ferire.

Il buio non viene attraversato per mutare, ma abitato per restare illesi.

La paura non è più rottura: è decorazione.

L’ombra non interroga, finisce per accudire.

Questa mutazione risponde a una condizione culturale precisa: viviamo un tempo sovraccarico di ansia, instabilità e allarme costante, incapace di una vera regolazione emotiva appresa e bombardati da materiale infantilizzante mentre cerchiamo di diventare faticosamente adulti. La narrativa gotica diventa una zona tampone: contiene invece di destabilizzare.

E così, nel mainstream, il genere perde la propria funzione originaria, ossia mettere l’umano davanti a ciò che dovrebbe conoscere e al tempo stesso ripudiare: il Male come morte, malattia, guerra, pestilenza e povertà.

Tuttavia, non tutto il gotico contemporaneo segue questa via. Un esempio significativo è The Quick, pubblicato in Italia da Mondadori nel 2016, un libro che ricevetti in regalo all’epoca e che ancora ricordo come una scossa.

Lauren Owen racconta una Londra vittoriana come gabbia soffocante e predatoria, dove i vampiri sono figure di dominio e dipendenza, non creature empatiche. La paura resta lenta, claustrofobica, inesorabile.

Il gotico torna qui alla sua funzione primaria: dispositivo di perturbazione, non di conforto. Una rivelazione che culmina in un finale capace di essere, insieme, pugnalata al cuore e schiaffo in pieno volto.

Anche il panorama italiano mostra oggi segnali di resistenza a questa tendenza: case indipendenti come Mercurio Books stanno pubblicando opere che recuperano la forza disturbante del genere.

Un esempio emblematico è «Victorian Psycho» di Virginia Feito, uscito in Italia nel 2024, un romanzo in cui il gotico si tinge di crudeltà satirica e follia senza filtri. La voce narrante è instabile, feroce, claustrofobica; l’ambiente domestico diventa luogo di tensione costante e la violenza non viene mai edulcorata né giustificata sentimentalmente.

Niente mostri gentili, nessuna consolazione estetica: solo una discesa lucida e disturbante nella psicopatologia gotica.

E allora resta la domanda, semplice quanto feroce: secondo voi, il gotico deve ancora ferire… oppure ormai ci basta che ci accarezzi?

Articolo a cura di Margherita Cucinotta

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