Okay, come dirlo? Questo articolo sarà (almeno in parte) dedicato ai genitali.
Diciamocelo, lo spicy ha sdoganato la sessualità in letteratura. Possiamo anche dire che, con le dovute precisazioni, scrivere scene visivamente esplicite nel dettaglio sia un surrogato di pornografia o un altro tipo di pornografia. So che per molti utilizzare la parola pornografia e associarla alla letteratura è offensivo. Ciononostante, in questo caso il termine viene utilizzato per mere ragioni convenzionali e definitorie.
Garzantilinguistica alla definizione di pornografia riporta quanto segue:
n.f. trattazione o rappresentazione (in scritti, disegni, fotografie, spettacoli ecc.) di temi o soggetti sessuali molto espliciti, che ha l’intento di stimolare eroticamente chi ne fruisce.
Non vedo in cosa non si possa associare l’espressione “rappresentazione di temi sessuali espliciti” a letteratura che descrive in modo esplicito atti sessuali.
Fatta la doverosa premessa per evitare le polemiche, andiamo al punto della questione.
Con l’avvento di romanzi piccanti sempre più espliciti e di autori e autrici sempre più disinibiti mi sembrava opportuno approfondire un elemento di queste storie.
L’esagerazione.
Altra precisazione: non voglio generalizzare. Non sono un lettore accanito del genere, ma quando ho letto romanzi con elementi spicy quasi sempre ho trovato una descrizione esagerata di alcuni aspetti dell’erotismo.
Tante parole neutre prima di trovare il coraggio per dirlo: la rappresentazione del corpo maschile nei romanzi erotici è esagerata.
Ora, mi torna alla mente una critica che è stata per anni lanciata dall’universo femminile alla pornografia: la pornografia viene pensata e girata tenendo a mente soltanto i gusti del pubblico maschile. Il modo in cui l’uomo si rapporta alla donna in pornografia non risulterebbe eccitante per un pubblico femminile. A questo modo di rappresentare il sesso nei film porno, si contrappone, però, un’altra visione in letteratura. Da lettore di sesso maschile, infatti, mi sentirei di dire che la descrizione della sessualità e soprattutto dei corpi maschili in letteratura sembra indirizzata soltanto al pubblico femminile (anche quando a scrivere tali scene è un uomo, come in ossequio ormai a un canone letterario consolidato).
Ma ci piace davvero l’esagerazione?
È ironico pensare che, dalle statistiche, sembrerebbe esserci una differenza fra ciò che le donne apprezzano nella vita reale e ciò che cercano in letteratura. Se in letteratura, gli uomini sono tutti degli stalloni iperpalestrati e iperdotati (con descrizioni del membro maschile da fare sentire a disagio anche i più fortunati geneticamente), nella vita reale i gusti delle donne sarebbero molto più orientati a un’abbondante normalità.
In letteratura, c’è ormai un’esagerazione quasi mitica del corpo maschile e della sessualità, in generale. Un orientamento alla perfezione, nel corpo e nelle performance. Il personaggio letterario non deve essere l’uomo della porta accanto, ma deve essere qualcuno che fa impallidire la media di tutti gli uomini. Forse per una sorta di riscatto letterario, forse perché nelle fantasie è tutto lecito e non ci sono limiti fisici o rischi di incorrere in dolori vari ed eventuali.
Fatto sta che viene davvero da chiedersi perché le fantasie letterarie siano differenti poi da quello che sembrerebbe essere desiderabile nella vita reale.
Non solo dimensioni, ma anche acrobazie
A stupirmi è altresì la descrizione di amplessi ai limiti del contorsionismo. Qui, però, non ho avuto modo di consultare statistiche. Non so se gli autori di questi romanzi vorrebbero davvero avere rapporti sessuali che varrebbero loro l’assunzione al circo Orfei o se queste spettacolari contorsioni trovino spazio soltanto nelle pagine scritte.
In ogni caso, anche le modalità in cui viene a esprimersi la sessualità letteraria rappresentano una tensione verso l’impossibile, l’irreale: una perfezione atletica, dunque, non solo fisica.
Da dove nasce il desiderio di una sessualità superumana?
Come spesso succede, in letteratura ha successo ciò che ci porta a evadere. Nel caso specifico, la sessualità incredibile, da un punto di visto sia fisico che atletico, non può che essere l’espressione di un desiderio irrealizzato. Si cerca l’eccesso nei libri perché quel tipo di sessualità non si può avere nella vita reale.
Se da una parte, l’uomo ha sempre ricercato l’eccesso nella pornografia cinematografica, adesso una parte del pubblico, prevalentemente femminile, va a caccia di eccesso tra le pagine di un romanzo. E ribadisco che l’articolo, nella sua interezza, ha un intento analitico e non critico.
L’unica critica, se così possiamo chiamarla, la posso rivolgere alla tendenziale mancanza di varietà (anche se forse stiamo migliorando e sono spesso i libri meno famosi quelli che compensano gli eccessi). Non tutti, infatti, ricevono una stimolazione erotica dagli eccessi, dalle dotazioni inverosimili e dai tripli salti carpiati sotto le lenzuola. A volte, sarebbe bello leggere anche un tipo diverso di erotismo, basato più sulle piccole cose, sulle eccitazioni e, perché no, anche sui feticismi.
L’idea che si può trarre, però, dal confronto fra desideri reali e descrizioni letterarie mi lascia pensare che gli autori del genere cerchino qualcosa di diverso dall’erotismo, in tante occasioni. Finisco quasi per leggere in una certa risma di scene spicy una manifestazione di potere dello scrittore o della scrittrice, che più che eccitare il pubblico vuole rivendicare che la perfezione può esistere e che, come il o la protagonista del libro, anche il suo ipotetico lettore la può raggiungere e fare sua.
Articolo a cura di Giovanni Di Rosa



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