Nel vasto panorama dell’informazione dedicata all’animazione giapponese, AnimeClick rappresenta da anni un punto di riferimento imprescindibile per appassionati, curiosi e professionisti del settore. Al centro di questa realtà vibrante c’è il lavoro appassionato di Alessandro Falciatore, caporedattore del sito, che da tempo custodisce e rinnova l’identità editoriale della testata con dedizione, competenza e uno sguardo sempre attento all’evoluzione del medium.

Dalla “Goldrake Generation” all’anime che ha riacceso la scintilla — Gurren Lagann — il percorso di Falciatore attraversa decenni di trasformazioni del mondo degli anime, del fandom e del modo stesso di fare informazione. In questa intervista ci accompagna dietro le quinte del suo lavoro quotidiano, condividendo riflessioni sincere sull’oggettività giornalistica, sulle sfide della community, sul futuro dell’industria e sull’importanza di difendere un’informazione accurata in un’epoca dominata dal clickbait.
Ecco cosa ci ha raccontato.
1. Partiamo dalle basi: qual è stato il tuo primo incontro con AnimeClick e cosa ti ha convinto, allora o col tempo, che fosse il luogo giusto per dedicarti all’informazione sul mondo degli anime?
Conoscevo già da tempo AnimeClick, ma mi sono avvicinato completamente al sito intorno al 2008-2009. Era da poco nato mio figlio, quindi dovevo restare molto di più a casa e, per passare il tempo, oltre alle serie tv di fantascienza che sono un’altra mia passione, ebbi finalmente il tempo di poter fruire dell’animazione giapponese. Sono della Goldrake Generation e questa passione per gli anime non è mai scemata.
2. Per restare sul personale: c’è stato un anime o un personaggio che ha influenzato in modo significativo il tuo percorso professionale o umano?
Torniamo a quanto stavo dicendo prima. Ci fu un anime che fece ricominciare il tutto: Gurren Lagann. Fantascienza, robottoni, personaggi iconici. Un giusto mix di nostalgia e animazione moderna… fu una porta aperta per tornare a casa e da allora non ho più smesso di guardare anime.
3. Quando hai capito che volevi lavorare nell’informazione dedicata all’animazione giapponese? È stato un lampo improvviso o un lento avvicinamento fatto di tante piccole epifanie?
Ho sempre voluto fare il giornalista, ma la vita non prende sempre la strada che vorresti. In AnimeClick ho potuto dare libero sfogo alla mia passione di scrivere e raccontare. Non è stato immediato, c’è voluto del tempo e ora in realtà sono molto contento dell’esperienza fatta. Non sarà una professione vera e propria, ma l’ho sempre svolta come se lo fosse.

4. Nel ruolo di caporedattore, qual è il compromesso più difficile che ti trovi ad affrontare? E quale rimane, per te, un confine invalicabile?
Ci sono tante difficoltà nel mandare avanti una realtà come la nostra. In primis far andare d’accordo tutte le realtà presenti: l’area anime con quella manga e con quella live action e videogiochi. Ognuno merita il suo spazio e a volte non è facile.
Se parliamo di contenuti invece, la difficoltà è sempre quella di mantenere una propria oggettività. Nelle recensioni siamo fortunati, perché siamo tanti e ognuno ha i suoi gusti, quindi ciò che non piace a uno, un altro saprà sicuramente apprezzarlo e spiegare bene il perché. L’utenza poi può dire la sua nei commenti.
Un limite invalicabile è quando una casa editrice ti obbliga a un voto o a una recensione positiva, questo fortunatamente non è mai capitato. Forse perché lo sanno…
5. Come riesci a mantenere l’equilibrio tra la passione per questo medium e la necessità di conservare uno sguardo giornalistico rigoroso?
Come detto sopra, ci vuole esperienza. Con il tempo e analizzando anche il lavoro svolto da altre testate autorevoli come Fumettologica, riesci a coniugare passione e servizio. Non in tutto, ma nella maggior parte dei casi.
6. C’è un tuo articolo, un’inchiesta o un progetto editoriale pubblicato su AnimeClick di cui sei particolarmente orgoglioso e che ritieni abbia avuto un impatto concreto sulla community o sul settore?
L’asta di beneficenza dopo la tragedia della Kyoto Animation. Non so se ha avuto un impatto forte, ma il fatto di aver riunito tanti professionisti importanti e aver ottenuto un ottimo riscontro in termini di donazioni sono cose che resteranno nel mio cuore per sempre. E pensare che non eravamo neanche attrezzati sul sito per fare aste: fu tutto creato ad hoc sull’onda emotiva dell’accaduto.
7. Qual è l’errore più comune che noti nei giovani redattori quando iniziano a occuparsi di anime e cultura pop?
Essere troppo soggettivi negli argomenti che trattano e dare per scontato che tutti i lettori sappiano di cosa stai parlando. Uno dei principi del mio modo di fare informazione invece parte dal presupposto che chi legge deve essere informato e interessato da quel che scrivo.
8. Il fandom anime è appassionato, competente… e spesso molto diretto. Come gestisci il dialogo con una community così vivace senza perdere il sorriso?
Il fandom che interviene ancora sul sito è molto polemico e di solito non gli va bene niente (ride). Quello più tranquillo purtroppo commenta poco.
Detto questo bisogna essere molto zen, cosa non facile a volte, ma mai fregarsene. Se alcune persone diffondono cose non vere bisogna dirlo, con i dovuti modi… me lo ripeto io in primis, e mi bacchetto le dita…
9. Ti è mai capitato che una discussione o una polemica online influenzasse la linea editoriale o il modo di trattare determinati argomenti su AnimeClick?
Certo. Di certi personaggi, ad esempio, preferisco parlare il meno possibile: significa dargli visibilità. E su certe notizie tolgo la possibilità di commentare, per evitare che si degeneri.
10. Secondo te qual è la prossima grande trasformazione che colpirà il settore dell’animazione giapponese?
Gli anime stanno diventando sempre più internazionali. C’è un’alta richiesta di anime nuovi dalle piattaforme. Questo rischia di trasformare questa industria da artigianale quale era a un asettico prodotto di consumo. Anche perché ci sono sempre meno animatori al lavoro e l’IA e la CG diventeranno sempre più presenti.
11. Guardando al futuro, c’è un genere o un formato — magari oggi sottovalutato — che pensi possa diventare centrale nei prossimi anni?
Io spero nel ritorno della fantascienza, che negli ultimi anni è stata superata dal fantasy e dagli isekai. La fantascienza va sempre bene all’estero, quindi ho buone speranze.

12. Se potessi immaginare una collaborazione “impossibile” tra uno studio e un autore, quale coppia ti piacerebbe vedere all’opera almeno una volta?
Sai che non ci ho mai pensato? Forse sono troppo ortodosso e non riesco a vedere determinati personaggi fuori dalla loro “comfort zone”. Certo mi piacerebbe che Madhouse potesse realizzare qualcosa con Urasawa, o che Dandadan fosse stato realizzato da Ufotable (non che Science Saru abbia fatto schifo… anzi).
13. Qual è l’aspetto più sottovalutato del tuo lavoro che vorresti venisse riconosciuto maggiormente per il bene stesso di AnimeClick, anche solo per amore di giustizia giornalistica?
L’importanza di dare sempre fonti corrette alle notizie che si danno. In un’epoca in cui il clickbait la fa da padrone, bisogna resistere nel dare la corretta informazione anche a scapito delle visualizzazioni.
14. Nei momenti più frenetici, c’è un anime a cui torni per ritrovare ispirazione, equilibrio o semplicemente qualche minuto di pace?
Non ho mai il tempo di rivedere cose vecchie purtroppo, anche se a volte mi capita di rimettere la prima puntata di Angel Beats! Quella puntata trovo sia perfetta.
15. Se potessi dare un consiglio al te stesso adolescente che guardava anime senza immaginare che un giorno sarebbe diventato caporedattore, cosa gli diresti oggi?
Non gli direi niente perché quel ragazzo che fagocitava cartoni e sigle ha messo le basi dell’adulto-bambino di oggi.
16. Per chiudere: come immagini AnimeClick tra vent’anni? Quale vorresti che fosse la sua evoluzione — nella linea editoriale, nella community o nel ruolo all’interno del panorama dell’informazione anime?
L’informazione sul web cambia praticamente ogni anno, devi sempre starci dietro. Quando ho iniziato io c’erano i siti multipiattaforma e i forum/blog erano ancora attivi. Quando cercai di dare impulso ai social trovai molta resistenza, ma oggi non ne puoi fare a meno. Guarda anche Twitch, che ci ha portato importanti collaborazioni e ad essere media partner di Lucca, Napoli e altre realtà importanti del settore.
È impossibile sapere cosa ne sarà tra vent’anni. Spero che AnimeClick esista ancora e che chi sarà al mio posto persegua il lavoro di fare una corretta informazione e lavorare affinché gli anime e i manga vengano considerati cultura
L’intervista si conclude qui, ma le riflessioni di Alessandro Falciatore continuano a risuonare con la stessa passione che anima ogni suo contributo su AnimeClick. Il collettivo di Calligrafe lo ringrazia di cuore per la disponibilità, la sincerità e il tempo dedicato a questa conversazione, preziosa per comprendere ancora meglio il mondo dell’animazione giapponese e di chi ogni giorno si impegna a raccontarlo.
LINK UTILI PER SEGUIRE ANIMECLICK:
Intervista a cura di Lucrezia Porta



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