Per qualcuno si tratta di un circo mediatico inevitabile, per altri è necessario distinguere spazi, eliminare, allontanare alcuni contenuti e messaggi da uno spazio dedicato alla cultura. Per qualcuno si sta andando contro il contraddittorio e la libertà di espressione, per altri c’è un limite a tutto, e per alcune idee non ci può più essere spazio, forse non solo nell’ambito di una fiera del libro.
Avrete già capito che stiamo parlando dell’argomento del momento, della presenza alla fiera della piccola e media editoria – Più libri più liberi – a Roma di una casa editrice neofascista, denominata “Passaggio al bosco”. Tale partecipazione sta scatenando polemiche e controversie e ha portato Zerocalcare a rinunciare alla partecipazione. L’autore, che doveva presentare il nuovo libro, ha affermato che dividere gli spazi coi neofascisti supera un “paletto” autoimposto. Sono parole secche, che non ammettono fraintendimenti. Non è una trovata mediatica.
Zerocalcare non verrà, un altro gruppo nutrito di autori, che pure parteciperanno all’evento (si annoverano, fra gli altri, Bignardi e Barbero), hanno, invece, rivolto una lettera agli organizzatori dell’evento, auspicando una risoluzione del contratto con l’editore neofascista.
Il comune di Roma ha, inoltre, annunciato di non voler partecipare all’apertura dell’evento, che ha sempre sostenuto negli anni, per la stessa ragione che ha portato Zerocalcare a disertare.
La controversia amplificata dalla reazione di alcuni autori ha riaperto ovviamente il dibattito. Da una parte, chi sostiene che dovrebbe pubblicarsi tutto (le parole di Feltri, in risposta a Zerocalcare) e, dall’altra, chi, invece, spera che alcuni messaggi di glorificazione nazifascista non solo non vengano più promossi, ma che non esistano proprio più.
Cazzullo, in un passaggio a LA7, d’altra parte, dichiara che il rifiuto e i messaggi accorati degli autori scontenti della presenza dell’editore neofascista starebbero dando più risalto e pubblicità a chi non dovrebbe averne.
La verità è che tutto ruota ancora a un enigma irrisolto. Attorno a ciò che potrebbe essere definito censura e se esiste un’ipotesi di censura giusta. Un interrogativo di difficile (forse addirittura impossibile) risoluzione.
A margine dei fatti, senz’altro c’è da rammaricarsi perché ci troviamo in una posizione in cui ancora persone e intellettuali in quello che dovrebbe essere uno spazio di libertà inneggiano a una cultura militante che ha sicuramente ridotto (e, in alcuni casi, del tutto eliminato) le libertà civili.
Forse vale ancora la pena battersi perché tutti possano esprimere un’opinione (anche controversa), ma il problema rimane una società che non avanza mai e resta ancorata a ideali contrari alla modernità e al pluralismo.
Articolo a cura di Giovanni Di Rosa



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