Pontederry si presenta su Calligrafe: la nascita del festival della provincia perturbante e i suoi progetti in divenire

Oggi sono felice di portare sulle pagine un po’ di… perturbante. E ora vi spiego perché!

Uno degli obiettivi per cui è nata Calligrafe è stato quello di dare spazio agli eventi letterari, annessi e connessi, alle fiere di settore e a tutte le manifestazioni che permettono di dare lustro, spazio e ribalta ad autori e realtà editoriali italiane. Uno di questi eventi, di recentissima nascita, è senz’altro Pontederry – Il festival della provincia perturbante, che si è tenuto a Pontedera, in provincia di Pisa, lo scorso 20 settembre.

L’idea di parlarne è nata anche perché uno dei suoi fondatori, Manuel Marinari, farà presto il suo debutto in queste pagine. Oggi, però, ci rivolgiamo a tutto il gruppo di creatori: Giuliano Cannoletta, Luca Moggia, Flavio Deri, invitando i lettori a scoprire Pontederry sia sulla loro pagina Instagram che sul loro sito web

Ringraziandovi di aver accettato l’invito e di aver voluto parlare su Calligrafe di Pontederry, vi chiedo subito di descriverci l’iniziativa. La prima edizione si è già tenuta e vi chiedo di dirci com’è andata, chi sono stati gli ospiti e se vi ritenete soddisfatti.

Flavio: Siamo partiti con molti sogni e poche speranze. Una manciata di idee, un desiderio di condivisione e la solita incoscienza che accompagna chi crede ancora nelle storie. Poi, quasi senza accorgercene, ci siamo ritrovati sommersi da un’ondata di consenso: il lato espositivo ha superato ogni aspettativa, e il contest letterario ha ricevuto un’attenzione che, sinceramente, non avevamo osato immaginare.

Ci riteniamo estremamente soddisfatti. Anche a livello di pubblico, nonostante la sagra di paese a pochi metri e le molteplici attività fieristiche e di aggregazione sociale nelle province adiacenti, siamo riusciti ad avere un ottimo numero di presenze: un’ottima partenza, concreta e incoraggiante.

Un risultato che ci riempie di gratitudine, verso tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questa esperienza.

Desideriamo ringraziare Samuele Fabbrizzi, Ivo Gazzarini, Gabriele Feron, Mala Spina, Simone Cicali, La Biblioteca di Lovecraft nella persona di Jacopo Corazza, Dario Di Gesù, Linda De Santi e Denise Ciampi per il loro prezioso contributo nel settore editoriale; Andrea Garofalo per le illustrazioni, e la Nightshade Bakery per i dolci artigianali che hanno reso l’atmosfera ancora più accogliente. Un ringraziamento speciale va infine a Luca Kremo, ospite della talk del pomeriggio, che con la sua presenza ha arricchito il dialogo e reso l’incontro ancora più vivo.

Un piccolo sogno collettivo, cresciuto oltre le aspettative, grazie a chi ha scelto di farne parte.

Andando un po’ più in là, andiamo all’origine di Pontederry: com’è nata l’idea? Perché c’era bisogno di Pontederry? Cosa vuol dire rappresentare la provincia perturbante? 

Giuliano: Direi che, come alcune delle migliori idee, Pontederry è nata un po’ per gioco. Eravamo di ritorno da Milano dove avevamo partecipato a una fiera dedicata all’editoria di genere, stanchi per la trasferta ma zeppi di entusiasmo per aver incontrato (o reincontrato) autori e autrici e persone appassionate come noi. Ci siamo resi conto che raggiungiamo Milano (o Roma, come variazione sul tema) due/tre volte l’anno per essere presenti a eventi di questo tipo, e lì è scattata la prima scintilla: perché non provare a organizzare una cosa simile anche dalle nostre parti?

L’altro focus fondamentale nella genesi di Pontederry è stata la centralità della provincia (forse legato anche al moto di rivalsa tipico di chi è nato e cresciuto lontano dalle grandi città). Abbiamo quindi scelto di non organizzare il festival a Pisa (che comunque non è di certo una metropoli) ma proprio in provincia, a Pontedera. È vero che a Roma, Milano, Napoli, Torino è più facile intercettare i flussi degli appassionati, creare eventi e avvicinare persone nuove, ma è altrettanto vero che i paesi, le aree rurali, le periferie italiane sono tra le zone d’ombra dove maggiormente si annida e prolifica tutto ciò che è perturbante.

D’altronde, anche Stephen King quando ha scritto il suo capolavoro non l’ha ambientato a New York. Lì ci stanno i supereroi. L’ha ambientato a Derry. Ed ecco come siamo arrivati a immaginarci Pontederry.

So che avete indetto anche un contest letterario sul tema del perturbante in Italia. A tal proposito, mi incuriosisce sapere quale sia la vostra definizione di perturbante e di dirci che tipo di racconti sono arrivati. Com’è la provincia perturbante in letteratura?

Luca: Esatto, il contest è stato tra l’altro il nucleo dell’idea iniziale che poi si è espansa fino alle proporzioni di un festival. Quando abbiamo scritto il bando, abbiamo inteso il perturbante come un elemento di rottura con il reale, qualcosa che si insinua nella realtà, scuote la quiete e finisce con l’ossessionarti.

Ci siamo tenuti volutamente larghi nel dare questo input in modo da favorire la partecipazione al contest, ma di certo non ci aspettavamo un così grande entusiasmo specie da chi, alle prime esperienze di scrittura, fatica magari un po’ a mettersi in gioco. E ancora più sorprendente è stata la moltitudine di forme con cui gli autori hanno concretizzato questa suggestione: alcuni con storie grottesche, altri raccontando piaghe sociali e altri ancora attraverso visioni limpidamente allucinate. 

Quindi fidatevi, possiamo assicurarvi che la Provincia Perturbante è come un cavo elettrico scoperto, pronta a fulminare le menti di coloro che la vorranno esplorare. 

Toglieteci una curiosità: quanto è difficile organizzare un evento come Pontederry? Com’è stata l’esperienza da un punto di vista pratico? E vi chiedo anche qual è stata la risposta delle realtà invitate. C’è stato entusiasmo sin da subito?

Manuel: Partiamo dal fatto che nessuno di noi aveva mai organizzato un evento di questo tipo, quindi non abbiamo un metro di paragone. Ma possiamo dire, con estrema sincerità, che è filato tutto liscio. Siamo riusciti a realizzare qualsiasi idea ci sia passata per la mente. Per descrivere meglio e portarvi dentro la nostra esperienza, voglio raccontare un aneddoto. Quando abbiamo deciso di lanciare il contest di scrittura, ci siamo detti: ma qualcuno parteciperà? Dopo due settimane erano arrivati i primi tre racconti. Eravamo già felicissimi: avevamo il podio per la premiazione! Poi ne sono arrivati settantuno, un vero successo per la prima edizione. Non ce lo aspettavamo davvero. 

Devo dire che l’entusiasmo ci ha contagiati, siamo riusciti a trasmettere all’interno dell’organizzazione una serenità e una carica pazzesca. È stato, letteralmente: secondo voi, come sarebbe leggere i racconti finalisti durante la serata? Ma poi dopo ci infiliamo un concertazzo metal? I manifesti chi li fa? Le magliette del Pontederry le facciamo? Dai, anche gli adesivi, visto che ci siamo. A ogni proposta, la risposta del gruppo era: ma sì, facciamolo. Chiediamo a tizio che conosce caio che potrebbe sentire sempronio se… passaparola, chiamate, messaggi e anche dita incrociate, la speranza che tutto andasse bene. 

 Nel frattempo avevamo da leggere tutti i racconti, selezionarli e classificarli. Questa forse è stata la parte più impegnativa. Quando poi, la mattina del 20 settembre, ci siamo trovati a pulire e sistemare lo spazio dove si è tenuto il festival, ci siamo guardati e abbiamo detto: caspita (per usare un eufemismo) ci siamo davvero! Avanti, scope alla mano e pulizie generali, che tra poco qui al circolo arriva gente! Ci tenevo, infatti, a spendere due parole per il posto che ha ospitato l’evento. Senza la piena disponibilità del Circolo Arci Il Botteghino, tutto questo non sarebbe stato possibile. I volontari e le volontarie ci hanno dato una grossa mano, per preparare la cena, a spillare birre fino a tarda sera e per l’allestimento delle attrezzature musicali per il concerto.

Abbiamo avuto parecchi riscontri positivi per la riuscita del festival, incrociato sguardi felici. Ci sono state strette di mano sincere e belle parole di incoraggiamento: “ma quindi, il prossimo anno lo rifate, vero?” Credo siano state queste le gratificazioni più grandi. La pacca sulla spalla di cui avevamo bisogno. Le conferme che quella pazza idea che abbiamo avuto, alla fine, non era poi così male.

Tornerà Pontederry anche l’anno prossimo e dobbiamo aspettarci nuovi contest letterari?

Adesso è tempo di bilanci, intanto. Poi ci sono diverse idee in cantiere. Per ora non sveliamo niente e non per scaramanzia, ma perché vogliamo ultimare il progetto iniziale su cui stiamo continuando a lavorare. La pubblicazione della prima antologia di racconti selezionati per il concorso letterario è in dirittura d’arrivo. E non vediamo l’ora di presentarvela.

Per il resto, l’idea del festival annuale ci piacerebbe sicuramente riproporlo. E chissà che non diventi un appuntamento fisso, atteso, desiderato. Quello che speriamo, però, è che Pontederry possa aver messo sane radici. O tentacoli, come ci piace immaginare questa strana, perturbante creatura.

Vi lascio questo spazio per salutare i nostri lettori e invitarli a seguirvi e a venire al prossimo Pontederry. Libero spazio alle vostre voci!

Il collettivo Pontederry ringrazia Calligrafe per l’interesse e per lo spazio che ci ha dedicato. Avevamo davvero voglia di raccontare un pò questa nostra esperienza. La diffusione della letteratura di genere è uno dei nostri obiettivi principali, quindi, ve ne siamo davvero grati per aver ospitato le nostre parole e le nostri menti perturbate.

Invitiamo tutte le lettrici e i lettori a scaricare, appena sarà possibile, l’antologia Tutti gli incubi di Pontederry. Speriamo che i racconti che abbiamo raccolto siano di vostro gradimento e interesse, così come lo sono stati per noi. 

Dobbiamo però mettervi in guardia: Pontederry è una melma strisciante, organica, senziente. Un essere sperimentale che ha vita propria. Non vi possiamo promettere che non vi faccia male, ma, sicuramente, sarà capace di intrattenervi, di farvi fare risate amare, piangere dalla disperazione. Di farvi amare e odiare tutto ciò che vi farà leggere.

Un caro saluto dalla provincia perturbante.

Domande a cura di Giovanni Di Rosa

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