Dietro le quinte del Betareading: cos’è, come funziona e perché è fondamentale nella crescita di un testo

Prima che un testo incontri il pubblico, c’è un momento sospeso e prezioso in cui incontra il suo primo vero lettore. Non è un editor, non è un correttore, ma qualcuno che legge per capire come il testo respira: si chiama betareader. Il suo compito è ascoltare, osservare, restituire. Ed è da questo ascolto che nasce il confronto creativo tra autori, editor e lettori di fiducia.

Per scoprire cosa significa davvero leggere “prima del mondo”, abbiamo chiesto a Jessica Moia, editor e writing coach conosciuta su Instagram come Malefica legge, e a due beta reader, Anna e Valentina, di raccontarci il loro modo di abitare le storie: da chi le costruisce, a chi le accoglie per primo.

Presentazioni

Ciao Jessica, Anna e Valentina! Vi va di presentarvi ai lettorƐ di Calligrafe?

Jessica: Ciao, sono Jessica Moia alias Malefica legge. Sono editor e writing coach.

Malefica nasce su IG all’incirca 2 anni e mezzo fa, dopo varie insistenze delle mie autrici (soprannome coniato da loro). Mi sono resa conto che avevo bisogno di un canale più specifico per promuovermi oltre al passaparola. Premetto che ogni editor ha un approccio differente: credo che il mio sia una coesione fra l’ascolto attento dell’autore e le necessità di cui il testo ha bisogno. Una comunicazione chiara e adatta allo scrittore facilita il percorso di editing, che segue varie tappe e a volte può risultare faticoso. Avere l’obiettivo finale ben delineato e sapere in modo esatto cosa e come si andrà a intervenire sul testo rendono la scrittura e il rapporto che si crea un campo fertile.

Anna: Sono Anna da un paio d’anni faccio parte della realtà editoriale Indie del panorama italiano. Ho pubblicato il mio primo romanzo nel 2024 in self su Amazon e ho alcuni racconti pubblicati con C.E. Il mio rapporto con i libri e di conseguenza con la lettura è una storia d’amore che ha ormai superato i vent’anni di frequentazione. Cerco di leggere ogni volta che posso e sono il tipo di lettrice che abbandona un romanzo se vede che non rientra nelle corde. La vita è troppo breve per perdere tempo con a leggere qualcosa che non ci piace. Mi sono avvicinata al ruolo del beta lettore grazie alla mia editor che con estrema fiducia ha iniziato a mandarmi i testi a cui aveva lavorato con altri autori e mi sono appassionata a questo tipo di lettura più attenta.

Valentina: Ora come ora non saprei definire che tipo di lettrice sono; forse la parola migliore per descrivermi è lunatica. Alterno momenti di accanimento e curiosità a quelli di puro collezionismo e fermo cosmico (ride). Ma è sempre e solo un rapporto d’amore.

Anche i libri, come l’amore, hanno alti e bassi, no?

Il lavoro dell’editor e la nascita di un team

Jessica, ci racconti come hai iniziato a occuparti di editing e di test reading?

Mi sono laureata in Lettere e Filosofia, indirizzo storico-artistico. Dopo la laurea ho continuato a studiare frequentando un corso di editing con Feltrinelli, poi percorsi più specifici con la Scuola di Editoria e vari corsi di approfondimento con esperti del settore (Morlupi per il giallo, Tarenzi per il fantasy, ecc.).

Ho iniziato con la saggistica, principalmente per “Otto Zoo” e “Monti Bianchi performance wellness”. Questa esperienza, ancora attiva, mi ha formato e fatto capire il giusto modo di interagire con autori, testi e ricerche.

Dopo anni di gavetta, mi sono sentita pronta per la narrativa: diverse autrici hanno creduto nel mio approccio e si sono affidate a me. Da lì è iniziato un vero fiume in piena di richieste.

Ho quindi deciso di ampliare il mio team per poter garantire continuità e qualità dell’opera fino alla pubblicazione. Gli esperti che lavorano con me sono: una correttrice di bozze, diversi beta reader, una grafica e impaginatrice.

Ognuno di loro è di fondamentale importanza per proporre sul mercato un romanzo degno di essere chiamato tale.

Cos’è un beta reader

Jessica, per chi non conosce questi termini: qual è la differenza tra editor e beta reader? Cosa significa essere beta reader? E la differenza con gli alpha (se esistono)?

L’editor è un professionista che viene pagato e che interviene sul testo insieme all’autore: lavora su fluidità, ritmo, caratterizzazione dei personaggi, buchi di trama, grammatica.Il suo compito è prendere un’opera grezza e farla brillare.

Il beta reader è un lettore forte del genere che gli viene proposto. Questa figura entra in gioco quando il romanzo ha già fatto diversi giri di editing (almeno due). Il suo compito è leggere l’intera opera e poi scrivere una piccola relazione dove specifica cosa gli è piaciuto, cosa non ha capito, cosa non ha gradito, ecc. Il beta è una figura importantissima e il suo lavoro è prezioso: è a tutti gli effetti il pubblico di lettori a cui si presenterà l’opera, e la sua opinione ha un peso.

Il mio consiglio è di avere almeno cinque beta e confrontare le loro relazioni. Se, ad esempio, più beta non capiscono qualcosa, bisogna intervenire.

Attenzione però: i beta non devono conoscere l’autore, devono essere lettori forti del genere e non devono essere influenzati con domande specifiche.

Discorso diverso per l’alpha reader, che solitamente è un altro scrittore o qualcuno che conosce bene la narratologia. È uno solo e segue l’autore dall’inizio della stesura, aiutandolo su struttura o snodi di trama.

Il dietro le quinte del betareading

Jessica, in quale fase del lavoro editoriale coinvolgi i beta reader?

I beta vengono coinvolti a ridosso del completamento del processo di editing. Il manoscritto deve essere il più vicino possibile alla sua forma finita. Quindi, dopo almeno due o tre giri di editing (o più, ogni testo è a sé), lo si sottopone ai beta.

Come scegli le persone a cui affidare un manoscritto “in anteprima”?

Come detto, ho nel mio team diversi beta: sono tutti lettori forti del genere che gli propongo, sanno esattamente cosa fare e come compilare una scheda valutativa. Nessuno di loro conosce l’autore o l’autrice, in modo da essere liberi da pregiudizi o influenze.

Che tipo di indicazioni dai loro prima di iniziare la lettura?

Il giudizio del beta non deve essere guidato. Se non ha ancora lavorato con me, chiedo solo di scrivere a fine lettura tutto ciò che secondo lui o lei è rilevante. Lascio carta bianca e piena libertà di giudizio sull’opera.

Le impressioni delle beta reader Anna e Valentina

1. Prime impressioni: quando ti approcci a un manoscritto durante la fase beta, ti cattura subito o capita che fai fatica a entrare nella storia?

Anna: Quando mi approccio a un nuovo romanzo come beta reader ho già le informazioni principali: genere, target ed eventuali trigger da tenere in considerazione. In questa fase è importante mettere da parte il gusto personale. Ci sono stati libri che mi hanno catturato dalla prima frase e altri che ho finito solo perché avevo preso l’impegno. Ogni volta è una scommessa.

Valentina: Dipende sempre dal libro. Difficilmente trovo testi che non mi piacciono, ma può capitare che i primi capitoli non mi entusiasmino subito. Tutti i libri meritano comunque una seconda possibilità.

2. Scorrevolezza: ci sono parti che leggi con piacere e altre che ti hanno rallentata?

Anna: Le parti che leggo con maggiore interesse sono quelle introspettive o le eventuali critiche sociali mosse dall’autore attraverso la trama. Mi piace vedere come ciascuno ponga sotto l’occhio di bue temi diversi. Le sezioni che invece mi rallentano sono quelle troppo descrittive: conoscere l’esatta sfumatura di blu di una tenda non mi serve se non è funzionale alla storia.

Valentina: Ogni libro ha parti più riuscite e altre meno: sarebbe strano se non fosse così.

3. Coerenza narrativa: ti accorgi subito se la trama fila o noti contraddizioni, salti logici o buchi?

Anna: Se una trama fila lo si nota dopo i primi capitoli. Il compito del beta reader è segnalare tutto ciò che scricchiola più del dovuto, così che autore ed editor possano intervenire prima della pubblicazione.

Valentina: La coerenza narrativa è fondamentale, soprattutto nelle opere autoconclusive. Nelle saghe, invece, accetto qualche buco di trama, purché sia collocato al momento giusto e poi spiegato entro la fine della serie.

4. Personaggi: li percepisci vivi e credibili? Le loro azioni e scelte ti sembrano coerenti?

Anna: La credibilità di un personaggio dipende sempre dal romanzo e dal patto narrativo. Ho incontrato personaggi perfettamente coerenti con la trama e altri che sembravano faticare a trovare un senso.

Valentina: Tutto dipende da quanto l’autore riesce a farmi immergere nella sua storia.

5. Coinvolgimento emotivo: ci sono momenti in cui ti senti annoiata e in quali, invece, ti sei sentita catturata dalle storie?

Anna: Mi annoiano i momenti troppo lenti, in cui sembra non succedere nulla. Da beta reader non posso saltare le pagine come farei da semplice lettrice, quindi stringo i denti e continuo. Ciò che invece mi tiene incollata è un buon dialogo: quando botta e risposta rivelano sfumature inedite dei personaggi.

Valentina: Mi stancano le spiegazioni troppo lunghe su dettagli o ambienti. Preferisco quando le informazioni emergono man mano, in modo naturale, così da vivere quel senso di scoperta che ti fa restare dentro la storia.

6. Dialoghi: ti suonano naturali o forzati?

Anna: Spesso i dialoghi risultano forzati o carichi di frasi a effetto che mi fanno alzare gli occhi al cielo. Sono una parte fondamentale della struttura: quando non mi convincono, li leggo ad alta voce per capire cosa non funziona.

Valentina: Preferisco di gran lunga quando sono naturali, invece che ritrovarmi a dover pensare qualcosa come: “un uomo/donna/bambino non direbbe così in questa situazione”.

7. Tono e voce narrativa: tieni traccia dello stile, se ti sembra definito e riconoscibile o un po’ incerto?

Anna: Lo stile di un autore è quello che mi fa innamorare davvero del suo romanzo: non i personaggi, non la storia in sé, proprio lo stile. La scelta delle parole, la costruzione delle frasi; tengo nota di ogni cosa. Ho avuto la possibilità di fare da beta a autori che hanno uno stile già definito e ad altri che stanno ancora cercando la loro voce autoriale, e la differenza si percepisce.

Valentina: Di solito è una cosa a cui tendo a fare caso, ad esempio nei testi di autori che conosco meno. Penso sia interessante vedere un autore uscire dalla sua comfort zone e scrivere qualcosa di diverso.

Quando il testo torna all’editor

In che modo i loro feedback influenzano il tuo lavoro, Jessica?

Jessica: I loro feedback sono importantissimi: essendo il campione di potenziali lettori, se più beta riscontrano un problema bisogna intervenire. Un esempio può essere un passaggio non chiaro, un personaggio che si vorrebbe emergesse di più o di meno, alcuni non detti che possono non essere colti. Se più di un beta riscontra la stessa problematica, allora si interverrà sul testo per smussare, spiegare o modificare. Anche l’editor, lavorando a lungo su un testo e avendo un rapporto così stretto con l’autore, può non accorgersi di certe sfumature: i beta, leggendo per la prima volta, colgono passaggi che il lettore tipo nota o vorrebbe ampliare.

Abbiamo chiesto ad Anna e Valentina cosa accade quando devono dare il loro feedback all’editor.

Anna: Una volta terminata la lettura da beta lettore, ci si confronta direttamente con l’autore, fornendo tutti i punti di forza e i punti deboli che ha trovato nella storia. Ho trovato autori aperti al dialogo e altri molto meno propensi ad apportare eventuali cambiamenti. Come beta mi confronto direttamente con l’editor solo se è stato quest’ultimo a propormi un testo.

Valentina: Dopo aver letto, mi creo un file dove appunto tutto ciò che secondo me funziona oppure no, riguardo a testo, storia, personaggi ecc.Poi invio il file all’editor che ne prende visione.

Il valore del beta reading

Jessica, tiriamo le somme: quali sono i vantaggi del beta reading per un autore?

Il punto di forza è avere già un’opinione del lettore tipo del proprio romanzo, potendo quindi modificare ciò che non viene gradito o ampliare quello che invece viene apprezzato.

La criticità, se non ci si affida a beta competenti (o se si conoscono personalmente), è non avere tutti gli elementi o averne troppi e superflui per poter poi intervenire nel modo corretto.

E quali invece le difficoltà o i rischi (pareri troppo soggettivi, scoraggiamento…)?

Il vantaggio è avere già avuto una valutazione da lettori – proprio quelli che andranno a comprare poi il romanzo – e avere ancora il tempo di mettere mano al testo per una maggiore fruibilità e apprezzamento dell’opera. Le difficoltà, molto spesso, sono gli autori stessi: non sempre sono pronti a ricevere critiche o a modificare (purtroppo molti saltano questo passaggio fondamentale). Superato questo scoglio, capita l’importanza dei beta, c’è solo da guadagnare. Per chi lavora con me, i beta non sono negoziabili.

Hai esempi di casi in cui un feedback ha davvero cambiato la direzione di un testo?

Presentando il testo così vicino alla versione definitiva, non ho mai dovuto fare grandi modifiche, ma ogni volta siamo intervenuti su piccole parti e il lettore finale ha sempre apprezzato.

Come reagiscono di solito gli autori ai feedback dei beta reader?

Dipende dall’autore: le schede vengono inviate a me, io valuto le criticità riscontrate e rielaboro come intervenire sul testo. Se l’autore è particolarmente sensibile, riceverà solo il mio feedback dei beta; se invece è più propenso e vuole, può accedere alle schede.

Capita che qualcuno, come Mercoledì Addams, non voglia modificare nemmeno una parola?

Se non si vuole modificare neanche una parola, proprio come è successo a Mercoledì, non si è pronti per un editing. E in quel caso, non c’è possibilità di lavorare con me e il mio team.

Conclusione: Consigli pratici

Jessica, quale consiglio daresti a un autore che vuole sottoporre il proprio testo a un beta reading? In una parola, cosa lo rende davvero efficace? Quali errori dovrebbe evitare per trarre il massimo da questa fase?

L’unico consiglio che mi sento di dare è di affidarsi a professionisti, persone che non si conoscono, meglio se non sono altri scrittori che conoscete. Se non sapete come trovare i beta, affidatevi al vostro editor, che li troverà per voi. E non trascurate questo passaggio.

Biografie a fine articolo:

Jessica Moia

Jessica Moia alias Malefica è un’editor, writing coach, mamma di un pargolo, moglie del signor Malefico e umana di Cannella, una vecchia bulldog francese.

Si laurea, ormai troppi anni fa, alla Sapienza in lettere e filosofia studi storico-artistici. Dopo la laurea si trasferisce a Londra dove vive per un po’, qui decide che vuole lavorare nell’editoria e continua gli studi con corsi specializzati in editing presso Feltrinelli, La scuola di editoria e con professionisti del settore. Ha lavorato a oltre 10 romanzi, svariati racconti pubblicati per CE e vincitori di premi; giurata del premio Arcimago e giuria tecnica del premio De Tomi, lavora fianco a fianco di autori self e CE.

Sul suo profilo IG (@malefica_legge) dispensa consigli di scrittura, organizza giochi malefici per sperimentare tecniche narrative e intervista scrittori e colleghi per raccontare il vero dietro le quinte del panorama editoriale italiano.

Anna Marzocchi

Anna Marzocchi nata a Bologna nel 1988. Ha sempre avuto la passione per la scrittura e sin dai primi anni dell’adolescenza ha scritto racconti e romanzi su piattaforme online. Nel 2023 ha deciso di provare a mettersi davvero in gioco e vedere se dietro a tutte le ore passate al pc, potesse esserci un briciolo di talento. Nel maggio del 2024 il suo racconto breve “La bellezza della fine” è stato inserito nell’antologia “Tutti i nodi dell’amore” di Pav.Edizioni. A giugno 2024 ha pubblicato il primo romanzo “5.8 on rewind” come autrice indipendente.

A febbraio 2025 con il racconto “Frangar non flectar” è arrivata terza al concorso della Pav.Edizioni. Il suo racconto “The Bridesmaid” è stato selezionato per la raccolta a tema pride di Kitsune Lab e uscirà tra ottobre e dicembre. Il suo racconto “Into the woods” è stato selezionato come finalista nella categoria horror per il concorso “Oscuro come il crimine” di Pav. Edizioni.

Entro fine anno pubblicherà il suo secondo romanzo “Not so lady like”.

Valentina Lucentini

Nata nel 1993 a Modica, Valentina ora vive a Forlì. Diplomata in Grafica pubblicitaria e Fotografia, dimostra interesse per l’arte e la letteratura già da piccola.

Leggere, disegnare e creare sono uno svago importante, ma è nella scrittura che la sua passione sfocia libera. Scrive per sé stessa, per sentirsi libera.

Ama particolarmente il cinema e le letture horror, thriller e fantasy. È possibile trovarla su Instagram con il profilo @lily_vi_93.

Intervista a cura di Margherita Cucinotta

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