In un articolo precedente si è discusso della trasposizione cinematografica come tipico esempio di Traduzione Intersemiotica, per cui la parola, attraverso un vero e proprio processo di trasfigurazione, dalla pagina scritta si trasferisce all’immagine.
È stato inoltre accennato che tradurre è, inevitabilmente, anche un po’ tradire.
E anche la traduzione di un’opera letteraria in opera filmica comporta, ahinoi, una qualche forma di tradimento del prodotto originale.
Le motivazioni che stanno alla base di queste scelte sono variabili ma per lo più determinate dai diversi mezzi di comunicazione che la letteratura e il cinema utilizzano.
Alle volte una scena, un dialogo o anche i comportamenti di un personaggio vengono rimodulati perché, per quanto possano rendere durante la lettura individuale, da un punto di vista visivo non sarebbero percepiti come “drammaticamente accattivanti”.
E parlando di trasfigurazione dalla penna allo schermo, non possiamo non fare menzione di quel personaggio letterario che, forse più di tutti, ha subito un’infinità di alterazioni e manipolazioni nel passaggio dalla letteratura al cinema: il Conte Dracula di Bram Stoker.
In questa sede, tuttavia, non si vuole fare riferimento alle varie trasposizioni realizzate nel corso del XX secolo che – più o meno – hanno mantenuto una certa fedeltà nei confronti del romanzo.
Si vuole portare all’attenzione il primo, grande adattamento cinematografico dell’opera di Stoker, che ha portato alla nascita di un nuovo personaggio, in realtà, ovvero il Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau.
Ebbene – potrebbe sembrare un dettaglio banale – molti non sono a conoscenza del fatto che Dracula e Nosferatu non sono affatto lo stesso personaggio, malgrado alcune analogie!
Potremmo definire Nosferatu, non a torto, come un personaggio originale che deve i suoi natali fondamentalmente al Cinema.
Ma come si è giunti a questa trasformazione?
Innanzitutto le principali motivazioni sono di natura legale: la casa di produzione che doveva occuparsi della realizzazione del lungometraggio non aveva ottenuto i diritti d’autore del romanzo Dracula (1897) dagli eredi dello scrittore irlandese, pertanto Murnau e il suo sceneggiatore, Henrik Galeen (uno specialista del romanticismo gotico), dovettero ovviare a un’interpretazione molto libera del testo operando numerosi e massicci cambiamenti per quanto riguarda il titolo, l’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi e le relazioni che si instaurano fra essi.
La prima grande differenza risiede proprio nella figura del protagonista: il Conte Dracula del romanzo e il Conte Orlok della pellicola.
Dracula e Orlok: due incarnazioni del vampiro
Il Dracula di Stoker è un aristocratico ambiguo: mostruoso ma al tempo stesso affascinante. Vive in un antico castello medievale simbolo di un passato feudale e oscuro, ma la sua matrice aristocratica gli consente di immergersi con facilità nella modernità inglese.
Pur essendo una creatura diabolica, Draculasi insinua nella società borghese contemporanea mediante le sue eccezionali competenze linguistiche, sociali e logistiche.
Sa esercitare la seduzione e manipolare con il linguaggio: la sua ambiguità erotica e il suo magnetismo sono il leitmotiv centrale dell’opera.
La sua natura di seduttore e manipolatore si intreccia con l’ambiguità erotica che percorre l’intero romanzo.
Il conte Orlok di Murnau, al contrario, perde ogni tratto aristocratico e seduttivo. Rappresenta la deformità e la morte in forma visibile.
È rappresentato come una creatura deformata: calvo, con un corpo scheletrico, lunghe dita artigliate e denti da roditore, il conte di Murnau non ha nulla dell’aristocratico seduttore.
È una creatura della pestilenza, più vicina a un parassita che a un nobile decadente.
Orlok assume un valore simbolico fortemente allegorico: incarna la paura viscerale della malattia e della decadenza fisica, un vampiro meno “romantico” e più radicalmente “mostruoso”.
Non seduce, ma infetta. Il suo arrivo coincide con la diffusione della peste: in questo senso, il vampiro murnauiano appare meno vicino alla tradizione gotica e più al simbolismo espressionista, specchio delle paure collettive postbelliche.
Ambientazioni: dall’Inghilterra vittoriana alla Wisborg espressionista
Il romanzo di Stoker gioca costantemente con il contrasto geografico e culturale tra la Transilvania, luogo oscuro e arcaico in cui il tempo sembra essersi fermato a un’epoca remota, e la Londra vittoriana, simbolo della modernità tecnologica e urbana.
Tale opposizione riflette la tensione tra Oriente e Occidente, superstizione e scienza, decadenza aristocratica e progresso borghese: Dracula cerca di trasferire il suo potere dall’Est selvaggio al cuore della civiltà occidentale.
Le ambientazioni sono molteplici: dal castello transilvano alla metropoli londinese, dalla nave Demeter all’ospedale psichiatrico, fino alle campagne inglesi. Questa varietà spaziale contribuisce a rendere il romanzo un mosaico corale.
In Nosferatu, invece, Murnau semplifica e concentra l’atmosfera in spazi più limitati e simbolici. La Transilvania appare come un paesaggio sinistro e primordiale, popolata di presagi di morte.
Inoltre l’azione non è più ambientata nella frenesia metropolitana della Londra di Stoker, ma in una città di provincia, claustrofobica e vulnerabile all’invasione del male: la cittadina portuale di Wisborg (totalmente fittizia, inventata da Murnau e Galeen) in cui l’arrivo del vampiro coincide con la diffusione della peste, quindi il mostro diventa veicolo di morte collettiva.
Tra l’altro l’idea del vampiro che porta un’epidemia a Wisborg per mezzo dei ratti presenti nella nave al suo arrivo in città fu un’invenzione del tutto originale di Galeen, non presente nel romanzo.
Personaggi secondari e dinamiche narrative
Nel romanzo i personaggi che orbitano intorno a Dracula sono molteplici: Jonathan Harker, Mina Murray, Lucy Westenra, il dottor Seward, Abraham Van Helsing e altri comprimari che formano un vero e proprio coro narrativo.
Anzi, a dirla tutta, lo snodo narrativo si realizza proprio nella coralità: il vampiro viene affrontato attraverso la collaborazione di più individui e l’unione di scienza, fede e razionalità diviene lo strumento fondamentale per estirpare il male.
Nel romanzo le dinamiche sono alquanto complesse: Lucy diventa vittima e trasformata; Mina, pur essendo vittima designata, diventa parte attiva della lotta e grazie alla sua intelligenza e alla forza morale resiste diventando figura centrale di purezza e sacrificio; Van Helsing guida l’intellettuale battaglia contro il Male.
In Nosferatu, la coralità si dissolve, la rete di personaggi viene drasticamente semplificata: Orlok domina la scena come forza ineluttabile e impersonale; Jonathan (ribattezzato Thomas Hutter nel film) resta un personaggio importante, ma molto più passivo rispetto al romanzo; Van Helsing è del tutto assente (ne rimane una pallida traccia nel personaggio del professor Bulwer).
Ma ciò che rappresenta il nucleo narrativo più importante della storia raccontata da Murnau è la presenza della figura femminile che da sola – laddove l’uomo non è in grado – riesce a combattere e sconfiggere il male.
I due personaggi femminili del romanzo di Stoker, ovvero Mina e Lucy, vengono sintetizzati e condensati nella figura di una nuova eroina: Ellen Hutter, moglie di Thomas-Jonathan.
Ellen apprende che l’unica strada per sconfiggere il conte e la sua epidemia è quella di esporlo alla luce del sole, e per raggiungere questo obiettivo si sacrificherà dissetandolo del suo sangue fino ad alba inoltrata: assieme al conte Orlok svaniranno anche le sciagure di cui era stato foriero.
Ellen assume così le vesti del personaggio di eroina sacrificale che da sola affronta l’antagonista, non c’è un Van Helsing a guidare la lotta, né un gruppo articolato di alleati: può fare affidamento solo sul suo coraggio e sulla sua forza interiore.
Volendo utilizzare un termine popular della cinematografia contemporanea Ellen sarebbe da considerarsi una Final Girl: personaggio femminile che resta in scena fino all’ultimo per combattere contro il nemico (come la Ellen Ripley di Sigourney Weaver in Alien, per intenderci).
Pertanto lo spostamento del focus narrativo sulla relazione binaria Orlok–Ellen riduce la vicenda a un conflitto tra la forza distruttrice della pestilenza e la purezza redentrice dell’amore femminile.
La dimensione eroica collettiva si riduce a un gesto individuale, sottolineando la solitudine dell’uomo (o della donna) di fronte alla morte e alla malattia.
Il Vampiro al Cinema
Nosferatu fu il primo volto vampirico a comparire sul grande schermo e segnò un precedente assoluto nell’immaginario collettivo improntato al tema.
Graf Orlok è, come ampiamente discusso, un adattamento cinematografico del personaggio di Dracula operato da Murnau che, effettivamente, risulta essere molto più vicino alla creatura delle leggende del folklore slavo che al personaggio descritto da Bram Stoker.
Murnau in fondo ripropone un modello che presenta tutte quelle peculiarità che tradizionalmente associamo all’idea di vampiro nella cultura popolare: una creatura mortifera, ripugnante, minacciosa che si muove scivolando nel buio come un fantasma, dal fisico deforme e dal pallore cadaverico, tutte caratteristiche in contrasto col vampiro letterario della tradizione ottocentesca che, pur incutendo paura e orrore, era anche dotato di un notevole fascino.
Pertanto anche se la “vita artistica” del personaggio di Orlok si esaurisce con il film di Murnau, la sua influenza sulla cultura popolare è immensa (sotto certi aspetti superiore persino a quella del suo “collega” letterario): il vampiro diviene ufficialmente una delle principali Maschere della Paura.
Dracula e Nosferatu sono dunque divenuti a pieno titolo un’antonomasia dell’idea di vampiro.
Un curioso aneddoto della Storia del Cinema vuole che la vedova Stoker abbia richiesto la distruzione di tutte le copie della pellicola di Murnau, non avendo concesso i diritti d’autore: se il regista non ne avesse conservato un’unica copia personale sarebbe andato perduto per sempre un capolavoro assoluto del Cinema Espressionista Tedesco.
Articolo a cura di Giordano Gambuzza



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