Dal cadavere redivivo all’aristocratico sinistro: i libri che hanno plasmato l’immaginario del vampiro

Dal cimitero alla pagina

Tempesta e oscurità avvolgevano Villa Diodati, il vento sussurrava promesse inquietanti tra le persiane. In quella notte un medico trasformò la sua frustrazione in racconto, dando vita al primo vampiro e riscrivendo la leggenda dei revenant, elevando la creatura a mito di seduzione, decadenza e terrore.

Curioso come la notte del 16 giugno 1816 a Villa Diodati sia una sorta di spartiacque della letteratura gotica, e dove il vampiro trova la sua prima vera apparizione. Il Vampiro (1819), scritto da John William Polidori, ci presenta non più un cadavere gonfio ma una figura elegante e sinistra. Lord Ruthven è un aristocratico tanto affascinante quanto distruttivo, destinato a inaugurare un filone che altri autori avrebbero ripreso con entusiasmo.

È infatti pochi decenni dopo che compare Varney il vampiro o Il banchetto di sangue, “polpettone” di ben 868 pagine pubblicato a puntate tra il 1845 e il 1847. Qui il vampiro diventa protagonista di un feuilleton popolare, capace di attrarre masse di lettori e di consolidare alcuni tratti che resteranno iconici: i denti affilati, il morso, la sete insaziabile. Ed è proprio da questa tradizione più sensazionalistica che nascerà un’altra declinazione, più raffinata e perturbante.

Con Carmilla (1872) di Sheridan Le Fanu la figura del vampiro si tinge di nuove sfumature. Al tema classico si aggiunge una dimensione di «malato erotismo» che sfida i tabù dell’epoca. Il doppio, l’attrazione lesbica, la trasgressione: Carmilla spalanca le porte a un universo simbolico che intreccia sessualità, libertà e paura, preparando il terreno al capolavoro di Bram Stoker.

Ma prima di approdare al romanzo che consacrerà il mito, vale la pena ricordare alcuni esperimenti italiani. Nel 1875 Franco Mistrali pubblica Il vampiro. Storia vera, un ibrido tra reportage, saggio e narrativa che mostra come l’immaginario dell’epoca avesse già fissato gli elementi “base” del vampiro. Francis Marion Crawford e Anne Crawford, con Perché il sangue è la vita e Un mistero della campagna romana, portano invece il vampirismo nelle campagne italiane, intrecciando folklore locale e tensioni sociali, tra atmosfere rurali e inquietudini moderne.

Dracula e la consacrazione del mito

«Mio caro, è splendido, molto al di sopra di quanto hai scritto fino a oggi. Sono sicura che ti situerà parecchio in alto tra gli scrittori della nostra epoca. Nessun libro dopo il Frankenstein di Mrs. Shelley, nessun altro libro si avvicina al tuo per originalità. O per la capacità di suscitare terrore».
Così Charlotte Stoker salutava il figlio Bram all’uscita di Dracula (1897). Parole di madre, certo, ma non lontane dalla realtà: con Dracula il vampiro ottiene una forma definitiva. Stoker sintetizza tradizioni folkloriche e innovazioni letterarie, forte della sua esperienza teatrale che dona al romanzo un’impronta drammaturgica unica. L’immaginario si cristallizza: il conte è un aristocratico decadente, minaccia di contaminazione e incarnazione dell’Altro.

La trasformazione è ormai compiuta. Il cadavere contadino è diventato un simbolo culturale che abita il palcoscenico della modernità. E se per una nuova evoluzione della figura bisognerà attendere quasi un secolo, con Le notti di Salem (1975) di Stephen King o Le Cronache dei Vampiri di Anne Rice (dal 1976), resta indubbio che l’ombra lunga di Stoker continui a proiettarsi su ogni nuova incarnazione, anche se calata in questa atmosfera più urban.

Dal cadavere all’aristocratico

Il vampiro letterario è il frutto di una metamorfosi culturale: dal folklore contadino alla nobiltà corrotta, da superstizione a mito romantico e simbolico. Restano i segni religiosi – croci, ostie, riti – ma assumono nuova funzione: non più strumenti della vita quotidiana, bensì armi narrative. Si crea così un fitto tessuto simbolico fatto di fede, peccato, redenzione e condanna eterna.

Da qui in avanti, sarà anche il cinema a prendere il testimone. Ma quelle zanne, quelle ombre li indagheremo nel prossimo articolo.

Chiudendo questo articolo, non propongo una bibliografia formale, ma alcune edizioni e saggi che consiglio per gusto personale, estetico o per l’esperienza di lettura che offrono.

Sheridan Le Fanu, Carmilla. Consiglio l’edizione illustrata Logos, che arricchisce il racconto con immagini evocative. In alternativa, la versione pubblicata da Caravaggio Editore è elegante e ben curata, perfetta per chi ama edizioni dallo stile ricercato.

Bram Stoker, Dracula. Tra le versioni che preferisco ci sono quelle di Ippocampo e Mondadori: edizioni che uniscono fedeltà testuale e cura grafica.

Francis Marion Crawford, Perché il sangue è la vita. L’edizione proposta da Caravaggio Editore valorizza la componente folklorica del racconto ambientato in Calabria.

Anne Crawford, Un mistero della campagna romana. Anche in questo caso l’edizione Caravaggio merita attenzione: porta il vampirismo nel paesaggio rurale italiano con una veste raffinata.

E per accompagnare la lettura con approfondimenti critici (fondamentali per elaborare questo articolo):

Sara Alice Manis, Le origini di Dracula. Il capolavoro di Bram Stoker. Un saggio che esplora le radici culturali e letterarie del romanzo, utile a chi vuole comprendere il contesto dietro il mito.

Vito Teti, Il vampiro e la melanconia. Un’indagine che attraversa mito, malinconia e immaginario sociale, perfetta per chi ama leggere con lo sguardo critico e simbolico.

Articolo a cura di Luca Amato

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