Sin dagli esordi del Cinema Narrativo, ovvero sin da quel momento della Storia del Cinema in cui si è passati dal meccanismo “delle attrazioni mostrative” allo spettacolo di svago e intrattenimento come lo intendiamo oggi, la letteratura ha costituito una straordinaria e inesauribile sorgente da cui attingere materiale di lavoro per la rappresentazione di nuove storie da poter tradurre in immagini.
Se ci pensiamo, in effetti, la stragrande maggioranza delle pellicole di cui abbiamo copiosamente fruito dalla nascita della Settima Arte fino ad oggi – sebbene alcune eccezioni – non sono da considerarsi come opere originali, ma si tratta spesso di rielaborazioni di storie che avevano preso vita precedentemente attraverso altri media quali romanzi, novelle, racconti, pièces teatrali e perfino fumetti e videogiochi.
Quante volte abbiamo letto nei titoli di coda di un film “tratto dal romanzo di…” o “da un’idea di…”
E altrettante volte ci siamo trovati di fronte alle espressioni “adattamento cinematografico” o “trasposizione cinematografica”. Ma cosa intendiamo esattamente con tali espressioni?
La trasformazione di un’opera letteraria in un’opera filmica è un tipico esempio di traduzione intersemiotica.
Essa consiste nell’interpretazione di segni linguistici attraverso un sistema di segni non linguistici, implicando un cambiamento di codici e cioè di linguaggi per cui la parola si trasferisce, modificandosi e riformulandosi, dalla pagina scritta all’immagine cinematografica o televisiva, alla musica, alla pittura, al teatro o a qualunque altra forma di espressione.
Pertanto è bene ricordare come, nel campo della narrativa, il romanzo e la sceneggiatura cinematografica siano due forme di espressione molto diverse, seppur entrambe incentrate sulla narrazione di storie.
E sebbene entrambe possiedano caratteristiche comuni, come la trama, i personaggi e i conflitti, le modalità con cui queste storie vengono raccontate sono ben differenti e profondamente influenzate dai rispettivi mezzi di comunicazione.
- Struttura, linguaggio e stile
Il romanzo, tradizionalmente un’opera letteraria, presenta una grande libertà nella struttura e nel formato. Un autore può permettersi di esplorare prospettive temporali e narrative diverse, articolando gli eventi in modo non lineare (se desidera) e conducendo riflessioni e descrizioni dettagliate.
Non vi sono limiti rigidi sulla lunghezza di un capitolo o sulla quantità di parole in una pagina.
Il romanzo può distribuire la narrazione su centinaia di pagine, approfondendo ogni singolo aspetto della storia; può dedicare interi paragrafi a descrizioni dettagliate degli ambienti, dei sentimenti e delle emozioni dei personaggi; lascia ampio margine alla riflessione interiore (elemento fondamentale che permette di esplorare le psicologie e le motivazioni dei personaggi).
La sceneggiatura cinematografica, d’altra parte, è molto più rigorosa in termini di formato. Solitamente, una sceneggiatura è composta da scene divise in atti, ognuna delle quali corrisponde a un momento preciso nella narrazione. Ed essendo concepita per il grande schermo, deve risultare sintetica, visiva e orientata all’azione.
La lunghezza media di una sceneggiatura per un film si aggira tradizionalmente attorno alle 90-120 pagine, con un limite di tempo specifico per ogni scena.
Inoltre anche il linguaggio dev’essere essenziale, diretto e funzionale alla narrazione visiva.
Non si ricorre alla descrizione dettagliata degli stati d’animo, ma piuttosto si fa uso di un codice non verbale che, attraverso il lavoro del regista, degli attori e del team tecnico, possa ricostruire l’ambientazione e l’atmosfera desiderata.
Il linguaggio cinematografico è dunque orientato sulle azioni, sui dialoghi e sugli elementi visivi, con una struttura che prevede descrizioni brevi e chiare degli spazi e dei personaggi, senza mai indulgere in dettagli superflui.
- Personaggi e psicologia
Nel romanzo, i personaggi sono sviluppati in modo più approfondito grazie alla possibilità di esplorare le loro emozioni, pensieri e motivazioni. L’autore ha la libertà di presentare l’interiorità dei personaggi offrendo ai lettori un accesso diretto ai loro conflitti interni e al loro punto di vista. Questo consente una maggiore empatia e una connessione più profonda con i protagonisti.
Al contrario, nella sceneggiatura cinematografica, la psicologia del personaggio non può essere descritta in modo esplicito, ma deve essere suggerita attraverso il comportamento, le scelte e le interazioni con gli altri. Tocca agli attori e al regista l’onere fondamentale di trasmettere questi aspetti psicologici. La sceneggiatura, dunque, offre uno spazio più limitato per l’introspezione, ma può essere altrettanto potente se i dialoghi e le azioni sono scritti in modo efficace.
- Il Tempo a la Narrazione
Un’altra differenza significativa tra il romanzo e la sceneggiatura riguarda la gestione del tempo.
Nel romanzo, l’autore ha la libertà di dilatare o comprimere il tempo narrativo a suo piacimento. Può dedicare interi capitoli a eventi che si svolgono nell’arco di una sola giornata, per esempio, oppure costruire una narrazione che si dipana attraverso anni o decenni. Il tempo può essere manipolato attraverso tecniche narrative come il flashback, il flusso di coscienza e le digressioni.
La sceneggiatura cinematografica, invece, è costretta a seguire un tempo molto più rigido, determinato dalla durata del film e dal ritmo delle singole scene. L’azione è spesso compressa per adattarsi a dei limiti temporali: il tempo di narrazione deve coincidere col tempo di rappresentazione.
- Il Processo Creativo: Solitudine vs. Collaborazione
Una delle differenze più evidenti tra la scrittura di un romanzo e la realizzazione di un film è la natura del processo creativo.
- Il Processo Creativo nel Romanzo
La scrittura di un romanzo è un atto principalmente solitario, in cui l’autore è l’artefice unico dell’intero mondo narrativo. Il romanzo è una costruzione intima e personale che nasce dall’immaginazione dell’autore, il quale ne definisce tutti gli aspetti: la trama, i personaggi, i dialoghi, l’ambientazione, il tono e lo stile. Egli pertanto possiede il pieno controllo su ogni singolo elemento della narrazione.
Inoltre, un autore di romanzi non è vincolato da limitazioni esterne (salvo quelle della propria immaginazione o, se vogliamo, del mercato editoriale): non ha interlocutori che mettano in discussione o influenzino la sua idea originaria. Egli può anche cambiare direzione durante il processo di scrittura, rielaborare la trama, aggiungere e togliere elementi senza dover rendere conto a nessuno se non a sé stesso e, eventualmente, ai lettori.
- Il Processo Creativo nel Cinema: Un Lavoro Corale
In un film, invece, la realizzazione di una storia richiede il contributo di molteplici figure professionali, ciascuna con un ruolo specifico nel processo di produzione. Sebbene lo sceneggiatore sia colui che scrive la storia e definisce le linee guida, è il regista a tradurre la sceneggiatura in immagini, decidendo come girare le scene, come dirigere gli attori, quale atmosfera creare.
Gli attori, per esempio, portano i personaggi della sceneggiatura alla vita, e la loro interpretazione viene costruendosi non solo sulla scrittura ma anche sulle indicazioni del regista, sui suggerimenti dei costumisti, sulle scelte di montaggio e sulla colonna sonora. Il personaggio, quindi, è una creazione condivisa: una figura che prende forma attraverso l’interazione di diversi elementi artistici e tecnici. Questo processo è un perfetto esempio di come il cinema sia, per sua natura, un linguaggio multidisciplinare.
Certamente il regista può avere una sua visione della storia, ma dovrà spesso fare i conti con il lavoro degli attori che interpretano i personaggi in modi che potrebbero differire dalle sue aspettative iniziali. La sceneggiatura può subire continui adattamenti sul set, e la storia può evolversi proprio attraverso il dialogo creativo tra le diverse figure.
Gli scenografi e i costumisti contribuiscono a costruire l’ambientazione visiva e la caratterizzazione dei personaggi, elementi che, nel caso di un film, sono essenziali per la trasmissione immediata di determinate emozioni o atmosfere. Il direttore della fotografia si occupa di come la luce, i colori e l’inquadratura influenzino la percezione del pubblico, mentre il montaggio modifica il ritmo e la struttura del film.
La realizzazione di un film è sempre il frutto di un lavoro collettivo. Ogni figura coinvolta nel processo cinematografico apporta una visione unica, contribuendo a creare una narrazione che è più di quanto un singolo individuo potrebbe realizzare da solo.
- L’intreccio tra Visione e Esecuzione: chi è l’Autore?
Nel caso di un film, quindi, la domanda di chi sia l’autore del prodotto finale è complessa. Se nel romanzo la risposta è semplice (l’autore è colui che scrive e pensa l’intera opera), nel cinema non c’è una risposta univoca.
Il film è un prodotto che emerge dal dialogo tra regista, sceneggiatore, attori, tecnici e produttori.Non esiste una “paternità” singola: il risultato è il frutto di un lavoro che coinvolge molti individui con diverse competenze e punti di vista.
Prendiamo un esempio come “Il Padrino” di Francis Ford Coppola. La sceneggiatura scritta da Mario Puzo veniva continuamente interpretata e rielaborata dal regista e dagli attori. Le interpretazioni di Marlon Brando o Al Pacino hanno dato una dimensione ulteriore ai personaggi, con scelte recitative che, pur restando fedeli alla sceneggiatura, hanno profondamente arricchito la narrazione. La scenografia, la musica e la fotografia sono tutti aspetti che hanno contribuito a creare l’atmosfera unica del film, facendo sì che il risultato finale fosse molto più della somma delle singole parti.
Articolo a cura di Giordano Gambuzza



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