Anna Driesen: tra ispirazioni improvvise ed emozioni intense, ecco il mio “Non è mai troppo tardi”

Anna sarà presto presente nelle nostre pagine come articolista e creatrice di contenuti per Calligrafe, ma oggi è qui come autrice. Infatti, da tempo, meditavo di fare questa chiacchierata con te, per poter fare conoscere te e la tua arte ai lettori di Calligrafe.

Ti ringrazio per esserti prestata e benvenuta ufficialmente a Calligrafe!

 

  1. Ti chiedo subito di presentarti e di presentare il tuo libro.

Mi chiamo Anna Driesen, sono laureata in ingegneria gestionale e mi occupo di certificazioni qualità e organizzazione aziendale. Sono mamma di una giovane adolescente che riempie la mia vita di gioia. Sono una divoratrice di libri, in particolare di storie MM che leggo sia in italiano che in inglese. Qualche anno fa, entrando nel gruppo dello Skam Big Bang, ho scoperto il piacere della scrittura. Mi sono avventurata nel mondo delle fanfiction per poi decidere di dar vita ai miei personaggi. E così è nato il primo libro che fa parte di una trilogia. “Non è mai troppo tardi” è un romanzo di Narrativa LGBT strutturato sotto forma di diario e di lettere che Ruben scrive al proprio figlio per raccontargli la storia del suo grande amore per Lewis.

  1. Oggi vorrei fare insieme a te una riflessione sui generi letterari. A che genere ritieni appartenga il tuo romanzo? Strutturalmente cosa identifica un romance e in cosa, a tuo dire, il tuo romanzo differisce dal romance tipico.

Il mio libro non è un romance ma un volume di narrativa. Il motivo di questa differenza è legato al fatto che non ha un ‘lieto fine’ nel senso proprio del termine. È un libro sicuramente carico di sentimenti e di speranza e segue la formazione del protagonista attraverso varie fasi della sua vita. Perché non è un romance, quindi? Perché parla anche di sofferenza, di bullismo, di malattia e di morte. Non spoilero nulla nel dire che il protagonista principale muore e questo aspetto non permette di definirlo Romance, un genere nel quale deve esistere sempre e comunque il “vissero felici e contenti”. Sappiamo benissimo però che la vita vera è tutta un’altra cosa.

Sono anche dell’idea che una storia come quella che ho scritto io, possa raggiungere un pubblico anche più adulto, maturo. Un pubblico che non necessariamente è composto solo da donne o da lettori queer.

 

  1. Lo ammetto, a dispetto delle tematiche complesse e dolorose del tuo romanzo, il tuo “Non è mai troppo tardi” l’ho trovato “rassicurante”, passami il termine. Le letture rassicuranti sono quelle che vanno di più, di questi tempi, con un pubblico desideroso di “buoni sentimenti” e di “finali felici”. So, però, che nel tuo prossimo romanzo la situazione potrebbe ribaltarsi (ho letto anche qualcosa in anteprima), con pagine pronte a farci piangere e a trafiggere i nostri cuori da lettori. Ti chiedo: qual è il tuo obiettivo come narratrice? Emozionare i lettori, colpirli al cuore, rasserenarli?

Il mio obiettivo è quello di far provare ai lettori le stesse emozioni che provo io nello scrivere. Potremmo dire che il cuore è il personaggio principale delle mie storie. Scrivo racconti queer perché, mai come in questo momento storico, c’è la necessità di rimettere in prima linea il rispetto del diritto di ciascuno di noi a essere sé stesso, a prescindere da genere, religione o nazionalità. Temi come l’inclusività, la libertà di amare, il bullismo, l’omolesbobitransfobia non sono superati ma dolorosamente attuali. Nel mio piccolo spero che le mie parole aiutino quel meraviglioso arcobaleno a splendere di nuovo nel cielo senza sbiadire mai. Mi piacerebbe poter essere per qualche lettore di sostegno come lo è stata Eva per Ruben, nella mia storia. In quel caso il mio obiettivo sarebbe assolutamente raggiunto.

Il secondo libro è quasi pronto, sarà molto diverso dal primo, pur essendo la continuazione. Stare al fianco di Lewis è stato un percorso difficile e doloroso, ho sofferto assieme a lui la perdita di Ruben ma stavolta il lieto fine, ve lo prometto, ci sarà perché non è mai troppo tardi per essere felici.

 

  1. Insieme abbiamo parlato della polemica relativa alle storie queer nella letteratura nostrana. Ci sono opinioni critiche verso questo successo delle storie d’amore omosessuali a sola (o quasi) firma di donne etero. Come ben sai, io sono dell’opinione che ogni scrittrice o scrittore, documentandosi adeguatamente, dovrebbe avere la libertà di parlare di tutto e di esplorare personaggi anche molto lontani dal proprio background e dalla propria persona. Come risponderesti alle opinioni critiche sul punto?

Essendo una portabandiera dei diritti e del rispetto, ovviamente credo che ognuno abbia le potenzialità per parlare di sentimenti e di emozioni. Ho letto moltissimi libri MM (romance e non), scritti da uomini ma soprattutto da donne. La cosa importante è sapere quello che si scrive (chiamiamoli tecnicismi? Sai già che nel mio libro ci sono anche parti un po’ spicy…). È il modo di affrontare i sentimenti che può cambiare, ma non in base al genere, ma in base all’esperienza di ciascuno di noi, al proprio vissuto e alla sensibilità con cui riusciamo a trasformare le nostre emozioni in parole, mettendole a disposizione dei lettori. È la tecnica che cambia nel sesso etero o gay, non i sentimenti. Quelli hanno la stessa immensa potenza, solo che in molti non lo capiscono, si rifiutano di capirlo, non lo accettano o peggio ancora lo disprezzano.

 

  1. Parliamo di sentimenti. Qual è il tuo ideale d’amore? Che amore hai raccontato e quali sfumature d’amore vuoi raccontare in futuro?

Vorrei vivere l’amore che vivono i miei personaggi, un amore incondizionato, in cui la sicurezza e la serenità dell’altro viene prima della nostra. Utopia? Forse, ma nonostante le difficoltà che ho dovuto affrontare nella vita e i periodi di profonda solitudine emotiva, non ho perso la speranza.

 

  1. Quali sono le tue più grandi ispirazioni, prima di metterti all’opera con una storia?

Sinceramente? Non saprei. Tutto. Tutto ciò che vedo, sento, provo. Ogni cosa può trasformarsi in ispirazione. Ho una fervida fantasia ma considera che le idee migliori mi vengono ai semafori. Non scherzo. Di solito vedo prima i personaggi, mi dicono il loro nome come se si presentassero nella mia testa (aggiungo che poi da lì non si schiodano più ovviamente). E man mano che inizio a scrivere la loro storia si aggiungono idee. Una sorta di brainstorming continuo con i protagonisti del libro, decidiamo assieme cosa scrivere.

 

  1. In una nostra chiacchierata, mi ha molto incuriosito la tua “passione per i tabù”. Mi spiego e lo spiego anche ai lettori. Mi hai detto che sei aperta a letture molto differenti e che superano anche le linee del “normalmente accettabile”. Pensi che ci siano limiti nella letteratura? E, nello specifico, pensi che ci siano amori di cui non si dovrebbe parlare? Storie che potrebbero essere troppo controverse?

Secondo me non ci devono essere limiti nella letteratura, ma se li deve porre il lettore. Il compito di un bravo autore o autrice è quello di fornire i giusti trigger warning all’inizio, per far si che il lettore non si senta a disagio nel leggere. Ho letto veramente di tutto, anche i così detti libri tabù, bannati da piattaforme di vendita online. Estremi, fuori dal comune senso del pudore, dalle regole sociali, da quella che in molti definisco normalità? Ma cos’è la normalità? Un concetto molto relativo. Giusto per fare un esempio, Nyla K è una delle mie autrici preferite. Non è per tutti ma adoro i suoi romanzi. Ho riso, pianto e riso ancora leggendo più e più volte la storia in cui racconta l’amore fra due fratellastri. Scandalo? Questa parola non mi è passata nemmeno nell’anticamera del cervello tanto era potente e puro l’amore che li unisce.

 

  1. Ti chiedo di salutare i nostri lettori e di lasciarci con qualche informazione su di te e sulle tue prossime uscite…

Ringrazio te per la disponibilità che mi hai dato di farmi conoscere (hai tutta la mia stima e sai che ho adorato il tuo libro). Chi ha voglia di conoscermi un po’ di più può farlo leggendo il mio romanzo. Chi già mi conosce e lo ha letto, ha già confermato che c’è molto di me in quelle pagine. Nei prossimi mesi pubblicherò la versione in inglese del primo in modo che i miei ragazzi volino lontano, anche fuori dai confini dell’Italia, e il secondo. Va bene, lo ammetto, ho già il plot del terzo ma non posso dire di più.

 

Intervista a cura di Giovanni Di Rosa 

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