Presentare la figura del vampiro è un’impresa tanto affascinante quanto complessa. Ogni anno romanzi, saggi e film – come il recente Nosferatu di Eggers – rinnovano il mito e la passione per queste creature della notte. Vista la vastità dell’argomento, lo si affronterà in tre articoli: il primo sul vampiro folkloristico, il revenant delle psicosi collettive del XVIII secolo; il secondo sul vampiro letterario; il terzo su quello cinematografico.
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Un revenant è, nella sua definizione più semplice, uno spirito o un cadavere tornato dalla morte per tormentare i vivi. In Europa, soprattutto orientale, dell’Ottocento, questa figura assumeva forme diverse e radici antiche. Il legame tra vivi e defunti appartiene alla storia dell’uomo fin dalle origini, ma le “crisi vampiriche” ricordate da Voltaire trovarono nei primi anni del XIX secolo un terreno particolarmente fertile.
Le pandemie erano uno dei motori principali: un alto numero di morti, concentrati in villaggi isolati, creava un clima in cui la paura poteva germogliare senza ostacoli. In queste comunità, il sonno e gli stati alterati di coscienza non erano visti come momenti di debolezza, ma come sospensioni della realtà, varchi verso il mondo dei morti. La fame, compagna costante delle società povere, agiva da amplificatore dell’immaginario: era la “droga” che nutriva racconti e visioni, popolando l’oscurità di figure inquietanti. Non tutti i revenant, infatti, bevevano sangue: in certe tradizioni, come in Grecia, si accontentavano di pane e vino, o facevano scomparire il cibo, spinti da una fame infinita.
A questa miscela di superstizione e necessità si aggiungeva l’ignoranza medica. I segni naturali della decomposizione – corpi gonfi, liquidi che filtravano dalla bocca, pelle arrossata – potevano sembrare indizi di una vita che rifiutava di spegnersi. Come sottolinea Francesco Paolo de Ceglia, la solitudine dei villaggi amplificava ogni sospetto: normali fenomeni post-mortem diventavano prove inconfutabili di un ritorno dall’aldilà.
Anche la Chiesa si trovò a dover prendere posizione. Mentre il clero locale, spesso poco istruito, poteva farsi contagiare dalla paura, le autorità ecclesiastiche ribadivano l’impossibilità di certi eventi. Ma la questione non era solo razionale: come conciliare il ritorno dei morti con la resurrezione di Cristo, con il culto delle reliquie, con la dottrina del purgatorio? Come ricorda de Ceglia, ridefinire teologicamente il problema – “i vivi non dovevano più rincorrere i morti per ottenerne una purgatio per ignem, poiché questa era già compiuta altrove.” – servì a calmare le paure, ma anche a proteggere gli interessi della Chiesa, cattolica e protestante.
La figura vampirica nasce in un contesto di ignoranza sul corpo e di tensione religiosa, radicata soprattutto nella narrazione orale piuttosto che nella letteratura. Le prime attestazioni non sono romanzi, ma dissertazioni, saggi e cronache giudiziarie che riportano eventi reali o presunti, spesso ambientati nei territori orientali d’Europa. Vedremo nel prossimo articolo come questo ‘non morto’ venga sublimato in una figura elegante e seducente, lontana dalle sue origini cadaveriche.
Qui non c’è il conte aristocratico, ma un cadavere che torna – sporco, teso, disperato. Le sue fauci non cercano l’erotismo, ma un sorso esistenziale: la vita che si ostina a non svanire.
Bibliografia commentata:
La bibliografia che segue raccoglie alcuni testi per capire le origini folkloriche e culturali del vampiro. Sono per lo più saggi perché, nella sua veste “primitiva”, il revenant raramente è stato raccontato in forma narrativa: già le prime prove letterarie guardano infatti a figure più vicine al al Vampiro di Polidori o Dracula di Stoker. Tra le tante dissertazioni settecentesche spicca quella di Calmet, che resta ancora oggi affascinante; studi più recenti, invece, intrecciano storia, religione e immaginario, offrendo nuove prospettive su un mito che continua a inquietare.
Calmet, Augustin. Dissertazioni sui vampiri. 1746.
Tra le prime opere a sistematizzare testimonianze e cronache sui revenant, cercando di coniugare fede e ragione. Documento per capire come la paura dei morti fosse affrontata in epoca illuminista.
De Ceglia, Francesco Paolo. Vampyr. Storia naturale della resurrezione. Einaudi, 2023.
Un’indagine storica e scientifica che ricostruisce il fenomeno delle “crisi vampiriche”, mettendo in luce il ruolo della medicina, della religione e delle paure collettive nell’Europa moderna.
Teti, Vito. Il vampiro e la melanconia. Miti, storie, immaginazioni. Donzelli, 2022.
Un viaggio antropologico e letterario che esplora il vampiro come metafora della malinconia, del desiderio e delle inquietudini che attraversano le culture e i secoli.
Articolo a cura di Luca Amato



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