Felicia Kingsley nel mirino? Cosa si nasconde davvero dietro la polemica su Newton Compton

Ci sono tante cose che si potrebbero fare nella notte di un sabato di fine estate, scrivere un pezzo destinato a uscire un po’ a sorpresa su Calligrafe non era quella preventivata.

Ma la notizia è succulenta, il cellulare ha bippato e mi sono stati inoltrati il link di un articolo di Mowmag, dedicato a una “presunta” polemica relativa a una delle autrici più di successo del nostro panorama, e il link di un video su Tiktok fortemente critico nei confronti dell’articolo.

L’argomento ci riguarda perché si parla (e pure tanto) di mondo editoriale. L’articolo riporterebbe, infatti, una serie di dichiarazioni di autrici anonime – che lavorano o hanno lavorato per Newton Compton Editore -, che si scagliano contro l’editore e, in parte, contro l’autrice di punta dello stesso.

Ma si mette davvero in cattiva luce Felicia Kingsley?

A mio avviso, Mowmag prova a sfruttare il nome di Kingsley per dare risalto al pezzo che, d’altra parte, sembra più che altro riportare informazioni a discredito della casa editrice, rea – a detta delle autrici intervistate – di fare favoritismi nei confronti di Kingsley e di aver attuato una serie di pratiche scorrette ai loro danni, costringendole in alcuni casi a fuggire da Newton Compton. Il quadro che ne esce fuori è quello di un editore che investe principalmente su Kingsley e sottopone a pressioni serrate le altre scrittrici, le limita sul piano creativo e ne controlla le dichiarazioni pubbliche.

Per tirare in ballo Kingsley, si è costretti a rievocare l’affaire Fusini (in cui ci fu una scelta editoriale inelegante di Repubblica, non dell’autrice). E l’unico riferimento inedito alle millantate malefatte di Felicia nel pezzo di Mowmag sono da riferirsi a presunti scontri che hanno condotto la popolare autrice a bloccare una delle colleghe sui social.

Le difese su Tiktok: giuste fino a un certo punto

In questi momenti concitati, però, è rilevante anche osservare gli scudi alzati a difesa di Kingsley sui social, a seguito di un articolo con un titolone sicuramente roboante ma che, come effettivamente riscontrato anche dai creators, non riporta chissà quali notizie drammatiche sul comportamento di Kingsley.

Ciononostante, qui su Calligrafe si sente l’esigenza di fare notare che non sempre e non tutto il successo è farina del talento e della bella scrittura, come sostenuto da qualcuno. Ci sono tante voci meritevoli che non hanno la giusta cassa di risonanza. Con ciò, non si vuole entrare nel merito della qualità di scrittura di Kingsley ma semplicemente invitare i creators, i blogger e i fan di Felicia a non pensare che il successo dipenda esclusivamente dalla bravura (e vale per qualsiasi settore e per qualsiasi professionista).

Senza alcun dubbio, un editore punta su un talento della propria scuderia perché sa di avere buone probabilità di fare soldi grazie ai prodotti di quell’autore. E risulta altrettanto scontato che Kingsley sia stata brava nel creare sé stessa come personaggio-autrice, nell’essere un prodotto spinto da sé stessa in primis, ma ciò non significa tout court che sia necessariamente la più brava con la penna tra le mani. Essere un prodotto commercialmente vincente non equivale a essere un prodotto letterariamente sublime. Sempre evitando di riferirci direttamente all’autrice in questione, si vuole sottolineare che, negli ultimi tempi, le due cose non combacino poi così spesso.

Cosa capiamo allora dall’articolo di Mowmag?

Capiamo che ci sono autrici frustrate per come sono state trattate dal proprio editore e che avrebbero voluto (o forse si sarebbero aspettate) una campagna di marketing analoga a quella di Kingsley. Autrici che, magari, hanno lasciato una casa editrice dopo incomprensioni o pressioni a cui non sapevano di andare incontro.

Capiamo anche che non sempre arrivare a un editore importante significhi essere trattati coi guanti e avere il successo su un piatto d’argento e che alcune spiacevoli dinamiche del mondo editoriale esistono (sempre dando per vero quanto dichiarato) anche nelle major.

Capiamo, infine, che c’è molta frustrazione e molta negatività nel mondo autoriale. È chiaro che lo sfogo e anche il modo in cui venga utilizzato mediaticamente esemplifichi un mercato editoriale italiano in cui ci sono pochissimi autori che vendono tantissimo e tanti autori che annaspano per avere un’occasione. Autori che, magari, non aspettano nient’altro che trovare articoli in cui gli idoli dei lettori vengono fatti a pezzi (più o meno) per sentirsi più rincuorati, per dire che “sì, magari ha un successo incredibile, ma non è una bella persona” oppure “magari ha successo solo per come viene spinta sul mercato”.

In questo post, noi di Calligrafe non vogliamo prendere una posizione perché non possiamo essere certi della verità dietro le dichiarazioni riportate. Prendiamo queste notizie con le pinze e invitiamo autrici e autori non soddisfatti del loro posto nel mercato editoriale (anche dopo grandi contratti con realtà editoriali) a credere in loro stessi, a portare avanti i loro progetti con serietà, senza pensare a come altri scrittori vengono promossi. È un percorso difficile, ma la scrittura è e rimane un grande sogno, che non può essere sotterrato sotto malanimo e rimpianti. Cercate un posto dove voi e la vostra arte possiate essere valorizzati.

 

Articolo a cura di Giovanni Di Rosa

*Foto ANSA all’interno del banner iniziale

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